In Giappone, «buongiorno» non è una sola parola. Dire ohayou al mattino e appiccicare un konnichiwa alle 8 può suonare strano come un «buonanotte» a mezzogiorno — non è un incidente diplomatico, ma uno scarto che i madrelingua notano subito.
Gli aisatsu (挨拶), le formule di saluto e di commiato, cambiano con l’ora, il luogo e il grado di cortesia. Ecco una guida pratica per principianti, con tabella, sfumature del quotidiano e trappole comuni — dal negozio a casa, senza confondere sayounara con un semplice «a dopo».

Indice 7
Aisatsu — tabella dei saluti e dei commiati
La cultura giapponese ha moltiplicato dialetti, letture dei kanji e registri formali (tra cui il keigo). La scrittura stessa si appoggia a ideogrammi di origine cinese. Parti da queste formule di base, tenendo presente il contesto più che la traduzione letterale.
| Giapponese | Romaji | Italiano |
|---|---|---|
| 挨拶 | Aisatsu | Saluto / saluti |
| お早うございます。 | Ohayou gozaimasu | Buongiorno (mattina, cortese). |
| 今日は/こんにちは。 | Konnichiwa | Buongiorno / buon pomeriggio. |
| こんばんは/今晩は | Konbanwa | Buonasera. |
| お休みなさい | Oyasumi nasai | Buonanotte. |
| ようこそ。 | Youkoso | Benvenuto. |
| どうも。 | Doumo | Grazie (familiare) / saluto flessibile secondo il contesto. Vedi anche il senso di どうも. |
| じゃね。/またね | Ja ne / Mata ne | Ciao / A dopo (informale). |
| いらっしゃいませ。 | Irasshaimase | Benvenuto (negozi, ristoranti, servizio). |
| ごめん下さい。 | Gomen kudasai | «Scusi» — spesso per annunciare l’ingresso. |
| 宜しくお願いします | Yoroshiku onegaishimasu | «Piacere di conoscerti», «conto su di te», «per favore» a seconda della situazione. |
| おかえりなさい/お帰りなさい | Okaeri nasai | Bentornato (a casa). |
| さようなら。 | Sayounara | Arrivederci / addio (spesso più «definitivo» di «a presto»). |
| さらば | Saraba | Addio più arcaico (letteratura, samurai, tono drammatico). |
| 行ってきます。 | Ittekimasu | «Vado (e torno)» uscendo di casa. |
| 行ってらっしゃい。 | Itterasshai | «Vai pure / fai attenzione» — risposta a ittekimasu. |
| 気をつけて | Ki wo tsukete | Abbi cura di te / fai attenzione (commiato premuroso). |
Secondo il momento della giornata
A differenza dell’italiano, dove «buongiorno» copre quasi tutta la giornata, il giapponese spezza il tempo in modo più netto:
- Ohayou gozaimasu (おはようございます) — al mattino, in genere fino a tarda mattinata. Tra colleghi si può ancora dire ohayou al primo incontro della «giornata di lavoro», anche se si inizia un turno di notte.
- Konnichiwa (こんにちは) — giornata e pomeriggio. Il は si legge wa, non ha. È il «ciao/buongiorno» più noto all’estero, ma non è la formula di default alle 7 di mattina.
- Konbanwa (こんばんは) — la sera, quando fa buio (verso le 17:30–19:00 a seconda della stagione e degli usi descritti dai media giapponesi).
- Oyasumi / oyasumi nasai (おやすみ/おやすみなさい) — al momento di andare a dormire, o molto tardi quando qualcuno rincasa per dormire. Non è un semplice «buonasera» da salotto.
In versione breve tra intimi: ohayou, oyasumi, yoroshiku. Aggiungere gozaimasu o nasai alza il registro.
Formale, informale e commercio
Irasshaimase risuona nei negozi e nei ristoranti per accogliere i clienti. Non sei obbligato a rispondere; basta un sorriso o un leggero cenno del capo. Youkoso serve piuttosto a dare il benvenuto (eventi, inviti, cartelli). Per le differenze tra formule di accoglienza, vedi anche irasshai, youkoso e okaeri.
Yoroshiku onegaishimasu compare nelle presentazioni, a fine email o quando si affida un compito. Si può rispondere こちらこそ (kochira koso) — «è un piacere mio…». Con un tono ancora più curato si sente a volte douzo yoroshiku….
Per ringraziare, il registro va da doumo a formule più marcate; il sito approfondisce anche i diversi modi di dire grazie e, in un altro registro, i modi di scusarsi.
A casa: ittekimasu e itterasshai
In famiglia o in un appartamento condiviso, la coppia ittekimasu / itterasshai struttura l’uscita. Chi esce annuncia che «va e torna»; chi resta risponde con una formula di prudenza. Al ritorno si dice spesso tadaima («sono di nuovo qui») e si riceve okaeri nasai.
Gomen kudasai significa letteralmente «scusi per favore», ma si usa soprattutto per annunciare la propria presenza entrando da qualcuno o in un piccolo negozio, come una richiesta cortese di attenzione.
Arrivederci senza spezzare il legame
Sayounara esiste, ma nel quotidiano si preferiscono spesso formule che lasciano il legame aperto: mata ne, ja ne, ki wo tsukete, mata ashita («a domani»), o ancora formule d’ufficio come osaki ni shitsurei shimasu quando si esce prima dei colleghi. Per un panorama più ampio dei commiati, vedi anche altri modi di dire arrivederci in giapponese.
Saraba resta raro nella conversazione moderna: lo si incontra soprattutto in tono letterario, storico o teatrale.
Il gesto: inchinarsi (ojigi)
I giapponesi si salutano inchinandosi più spesso che stringendosi la mano. Una leggera inclinazione del capo basta in situazione rilassata; un angolo più marcato segnala rispetto, scuse o ringraziamento. Di solito i visitatori stranieri non vengono giudicati sulla tecnica perfetta: la cortesia di base e la parola giusta al momento giusto contano già molto.
Punti da ricordare
- Scegli la formula in base all’ora e al rapporto con la persona, non solo al dizionario.
- Accorciare (ohayou, oyasumi) è normale tra intimi; tieni la forma lunga con sconosciuti e superiori.
- Negozio = irasshaimase (non serve «rispondere» come a un amico).
- Casa = coppia ittekimasu / itterasshai (e tadaima / okaeri al ritorno).
- Sayounara non è il «ciao» di default di ogni sera.
Con questi punti di riferimento, tabelle ed elenchi di espressioni diventano utilizzabili subito — e il prossimo konnichiwa cadrà al momento giusto della giornata.
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