Chi inizia il giapponese impara quasi subito oishii [美味しい] e la usa per tutto: il ramen, il tè, a volte persino un'offerta conveniente. Poi arriva il primo pasto con parlanti nativi e dal tavolo escono altre voci — umai, zeppin, una battuta sulle guance che “cadono” — e il vocabolario del manuale non basta più.
Non è che oishii sia sbagliato: è la forma più sicura. Il punto è che il giapponese tiene un cassetto intero di modi per dire che qualcosa è buono, e ciascuno porta un tono diverso. Vale la pena aprire quel cassetto prima di ripetere sempre la stessa parola.
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Cosa significa oishii
Prima conviene capire cosa dice davvero oishii [美味しい]. La grafia più insegnata unisce l'ideogramma bi (美), bellezza, e aji (味), sapore. Alla lettera: un gusto bello. È un ateji, una scrittura scelta per il senso, non l'unica grafia storica della parola.
Un'altra coppia, 美味, si legge bimi e non è lo stesso aggettivo. È un sostantivo: cibo prelibato, gusto eccellente. Non si butta in una frase come se fosse oishii. Si incastra, per esempio, in bimi naru [美味なる], “che diventa prelibato”, o serve a parlare del cibo di un posto preciso.
A tavola, oishii desu [美味しいです] è cortese e va bene con chiunque. Dopo aver finito, oishikatta desu [美味しかったです] ringrazia il sapore al passato. Se sentite oishii usato per una proposta di lavoro o un affare, il senso slitta: è un'occasione succosa, non un piatto.

Umai [うまい]: saporito, tra amici
L'espressione umai [うまい] è popolare, casuale e un po' più specifica. Oltre a dire che qualcosa è buono, può insistere sul sapore vero, quello che si commenta a voce alta tra amici. In un contesto formale, oishii resta più sicuro.
La scrittura è il groviglio. Per il gusto si vede spesso l'hiragana, oppure 旨い, che punta proprio al sapore e alla specialità. 上手い è un altro umai: abile, bravo con le mani — e da lì nasce l'idea di lodare anche chi ha cucinato. 美味い è un ateji, gli stessi kanji di “gusto bello” letti però umai, non oishii.
Non confondete con amai [甘い]. Quella parola significa dolce, zuccherino, a volte persino “troppo indulgente”. Non è umai e non è un sinonimo di delizioso, a meno che il piatto sia davvero dolce. Per i sapori in sé — amaro, acido, umami — c'è un lessico a parte: le parole del gusto in giapponese.
Storicamente umai è più antico: compare già nel Man'yōshū. Oishii arriva dopo, da un linguaggio di corte femminile (女房言葉) costruito su ishii con il prefisso o-. Per questo, ancora oggi, umai suona più rozzo o maschile a molte orecchie, e oishii più educato. Non è un divieto: è un'abitudine d'orecchio.

Zeppin [絶品]: il piatto da spot
La parola zeppin [絶品] dà l'idea di un capolavoro: un oggetto raffinato, quasi unico. Il kanji [絶] porta il senso di “oltre, estremo”; [品] è cosa di qualità, e compare anche come contatore quando si contano piatti e articoli.
In televisione e in pubblicità si sente zeppin gurume [絶品グルメ] o zeppin desu [絶品です]. Funziona sia in un tono da spot sia, con ironia, tra amici. Non usatelo per ogni onigiri del konbini: la parola pretende davvero che sia una delle cose più saporite che avete messo in bocca.
Oltre a oishii, umai e zeppin potete anche spiegare il sapore invece di votarlo. Basta chiudere con aji (味): aji ga fukai, aji ga koi, aji ga sappari. Il commento diventa una descrizione, non uno slogan.

Se volete vedere come quella raffinatezza si organizza in un pasto intero, il kaiseki è il luogo in cui zeppin smette di essere una parola da etichetta e diventa un ritmo di portate.
Altre voci intorno al piatto
C'è chi esclama saikou [最高], il massimo, il meglio possibile: non è un aggettivo di cucina, ma un voto sull'insieme. C'è chi, dopo un boccone, dice shiawase [幸せ], felice: il piatto diventa uno stato d'animo, non solo un punteggio.
Quando il cibo è così buono che ci si torna, si sente kuse ni naru [癖になる]. Kuse [癖] è abitudine, vezzo, quasi un vizio. È il contrario di “una volta e basta”.
In televisione gira anche maiuu [まいうー], l'umai letto al contrario, reso famoso dal comico Ishizuka Hidehiko. Non è un lemma da dizionario da usare in un ristorante elegante: è un verso da varietà, giocoso e rumoroso.
Poi c'è l'immagine più concreta: hoppe ga ochiru [ほっぺが落ちる], “le guance cadono”. Il cibo è talmente buono che la guancia si arrende. Si sente anche hoppe ga ochisou [ほっぺが落ちそう], “stanno per cadere”. Non è anatomia: è un'iperbole da tavola, cara ai bambini e a chi vuole esagerare senza usare un aggettivo nudo.
Tra i giovani, yabai [やばい] può voler dire che il piatto è pazzesco. È slang e cambia segno a seconda del tono: pericolo, meraviglia, troppo. Fuori dal gruppo stretto, oishii continua a essere la scelta che non crea imbarazzo.

Parole più rare (e un gioco di parole)
Restano vocaboli legati al gusto eccellente che oggi si incontrano più in testi scritti, menù ricercati o battute da nonno che nell'ordine al banco del ramen.
Tabella scorrevole: scorri di lato con il dito >>
| Italiano | Giapponese | Romaji |
| Piuttosto buono; anche “basta così / no, grazie” a seconda del tono | 結構 | kekkou |
| Cibo prelibato, gastronomia | 美食 | bishoku |
| Sapore eccellente (espressione letteraria) | 風味絶佳 | fuumizekka |
| Gusto pregiato | 佳味 | kami |
| Pasto insolito e prelibato | 珍膳 | chinzen |
| Pietanza rara e prelibata | 珍肴 | chinkou |
| Buon gusto, sapore gradevole | 好味 | koumi |
| Gioco di parole: “il bue ha perso” (vedi sotto) | 牛負けた | ushimaketa |
Ushimaketa non è un sinonimo da ripetere come oishii. È un dajare: umakatta (“era buono”) suona come uma katta, “il cavallo ha vinto”; quindi, per simmetria, “il bue ha perso”. Si sente ancora in bocca a qualcuno della generazione precedente, dopo il pasto, come una battuta stantia e affettuosa.
Una lista per ripassare
Se volete solo i pezzi da portare a tavola, questo è l'ordine utile — dal più spendibile al più di nicchia:
- Oishii [美味しい]
- Bimi [美味]
- Umai [うまい / 旨い]
- Zeppin [絶品]
- Saikou [最高]
- Shiawase [幸せ]
- Kuse ni naru [癖になる]
- Maiuu [まいうー]
- Hoppe ga ochiru [ほっぺが落ちる]
- Yabai [やばい]
- Kekkou [結構]
- Bishoku [美食]
- Fuumizekka [風味絶佳]
- Kami [佳味]
- Chinzen / chinkou [珍膳 / 珍肴]
- Koumi [好味]
Prima di alzare i bastoncini resta itadakimasu; dopo, gochisōsama deshita. Oishii sta in mezzo, tra il primo boccone e il grazie. Il resto del cassetto — umai, zeppin, le guance che cadono — serve quando volete che il commento abbia un volto, non solo un voto.
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