Shakaijin (社会人): 3 traduzioni per una parola controversa

Shakaijin (社会人): 3 traduzioni per una parola controversa

Tre modi di tradurla — e chi il termine lascia fuori

Hai già sentito parlare di shakaijin? Nella lingua giapponese, come in altre lingue, esistono parole che non sono insulti e, anche così, mettono a disagio. Questa è una di quelle: non è una parolaccia, è un’etichetta. Chi la riceve entra in un gruppo; chi resta fuori sente il peso della differenza.

Shakaijin (社会人, しゃかいじん), per esempio, è una delle innumerevoli parole del giapponese che non ha un equivalente esatto in italiano e che porta con sé alcune controversie culturali, anche se questa lettura può variare da persona a persona. Prepara il caffè: i kanji sono semplici, il giudizio che portano dietro un po’ meno.

Folla che attraversa un grande incrocio a strisce pedonali in Giappone
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Shakaijin: significato e tre traduzioni

Cliente in giacca e cravatta mangia al bancone di un piccolo ristorante giapponese

In generale, possiamo dedurre il significato di una parola analizzando i kanji che la compongono, il contesto in cui è usata e le traduzioni trovate in altre lingue. Partendo da questo principio, «shakaijin» è composto da tre kanji: 社 (しゃ, sha), che porta il senso di «società», «azienda» o «compagnia»; 会 (かい, kai), che compare anche nel verbo 会う (あう, au, «incontrare» o «riunirsi») e porta l’idea di incontro e associazione; e 人, che da solo si legge ひと (hito, «persona»), ma nel composto diventa じん (jin).

Scritta 社会人 e lettura hiragana しゃかいじん su sfondo giallo

D’altra parte, invece di analizzare isolatamente ogni kanji, conviene ricordare che «shakai» (社会) da solo significa già «società». Unito al kanji della persona, dà un’idea generale vicina a «persona della società». Su questa base la traduzione di shakaijin varia molto. Tre versioni tornano spesso:

  • persona della società
  • membro della società
  • adulto lavoratore

È frequente anche «lavoratore dipendente». I dizionari bilingue condensano tutto in «working adult» o «full-fledged member of society»: l’adulto che lavora e, in teoria, sta in piedi da solo.

Contesto culturale e polemica

La polemica dietro questo termine sta nel fatto che tende a designare solo persone adulte che lavorano. Di conseguenza, non vengono considerati «shakaijin» gli studenti (学生, がくせい, gakusei), i disoccupati e, in molti usi quotidiani, le casalinghe. Studenti e chi non ha un impiego finiscono così fuori dal gruppo dei «membri della società», e da lì nasce la pressione: se non lavori, sembri ancora fuori dal gioco.

Il termine finisce per suggerire, senza dirlo a voce alta, che solo chi diventa adulto ed entra nella società come forza lavoro viene trattato da cittadino di prima fila. Gli altri restano in una categoria inferiore, anche quando sono maggiorenni, pagano tasse da part-time o tengono in piedi una casa.

Se guardiamo anche il contesto giapponese — l’eredità confuciana sul ruolo sociale, la crescita economica dopo la Seconda guerra mondiale e il vizio del lavoro che tocca tanti dipendenti (サラリーマン, sarariiman) — si capisce meglio da dove arriva questa mentalità. Shakaijin non nasce come insulto: nasce come misura di chi «ce l’ha fatta» a entrare nel mondo adulto del salario.

Shakaijin e otona: non sono la stessa cosa

Un errore comune, anche tra chi studia giapponese, è usare shakaijin come sinonimo di 大人 (おとな, otona), «adulto». Otona parla di età e di maturità. 成人 (せいじん, seijin) è l’adulto in senso civile. Shakaijin parla di posizione sociale: hai lasciato il banco di scuola e ti mantieni?

Un universitario di ventidue anni può essere otona e seijin, e restare gakusei. Un ragazzo che ha smesso di studiare dopo le medie e lavora può essere chiamato shakaijin anche se, per età, qualcuno lo tratterebbe ancora da ragazzo. La domanda che torna nei moduli e nelle chiacchiere — 「学生ですか、社会人ですか?」 — non chiede quanti anni hai. Chiede da che parte stai.

Shin-shakaijin: il primo ingresso nel lavoro

Quando il passaggio succede in massa, il giapponese ha una parola a parte: 新社会人 (しんしゃかいじん, shin-shakaijin), i «nuovi membri della società». In molte aziende il rito cade il 1° aprile, con la 入社式 (にゅうしゃしき, nyūshashiki), la cerimonia di ingresso. Da lì in poi arriva la frase che pesa più del titolo di studio: 社会人らしくしなさい, «comportati da shakaijin».

Quel «da shakaijin» non è solo vestito scuro e orario. Include la cortesia della lingua, il biglietto da visita, il modo di scusarsi e l’idea che il tempo libero non sia più del tutto tuo. Per questo la parola può suonare pesante: non descrive solo un lavoro. Descrive un cambio di pelle.

Un uso che allarga il termine: lo shakaijin yakyū

C’è un posto in cui shakaijin non suona come giudizio su chi resta a casa: lo 社会人野球 (しゃかいじんやきゅう, shakaijin yakyū), il baseball dilettantistico degli adulti che lavorano. Non è il baseball professionistico. Sono squadre di azienda e club amatoriali sotto la 日本野球連盟, con tornei come il 都市対抗野球, il campionato interurbano.

Il dettaglio utile è questo: qui shakaijin non significa «impiegato di una grande ditta». Significa «non sei più nella baseball studentesca». Il termine diventa una categoria di vita, non un complimento. Serve a ricordare che la parola è più larga — e più secca — di «salaryman».

Parole che bruciano

Shakaijin non è l’unica parola giapponese che genera dibattito. Il vocabolario sui disabili, sui disturbi mentali e su certi mestieri tende a produrre scuse in televisione e correzioni pubbliche. Prima di ripetere un termine, conviene chiedere se è ancora comune o se è già visto male.

Per riferirsi a persone con una disabilità fisica, per esempio, si usa spesso 身体の不自由な方 (からだのふじゆうなかた, karada no fujiyū na kata): alla lettera, «persone senza libertà del corpo». È una forma più delicata di tante parole vecchie che oggi suonano dure.

Lo stesso accade con altri tabù della lingua, dai termini sessuali che non si dicono in pubblico a parole cariche di storia come kurombo. Shakaijin sta in un altro ripiano: non è un insulto razziale né una parolaccia. È una categoria che decide, in silenzio, chi conta come «già nella società».

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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