Nihongo [日本語] è la risposta immediata e più comune alla domanda del titolo, ma non si esaurisce in una sola parola. Esistono infatti diverse forme per riferirsi alla lingua giapponese a seconda del contesto culturale, storico o scolastico. In questa guida analizziamo l'origine del termine, il ruolo della parola kokugo e le denominazioni storiche del lessico giapponese.
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Perché la lingua giapponese si chiama Nihongo?
Proprio come per il nome dello Stato, possiamo riferirci alla lingua giapponese anche con la variante nippongo [日本語], sebbene nella vita quotidiana risulti assai meno frequente. Per comprendere l'origine di questo nome, è utile ricordare perché il Giappone ha questo nome, legato all'espressione del paese del sol levante.
La regola morfologica fondamentale della lingua giapponese per i nomi degli idiomi è semplice: si unisce il nome del paese al suffisso go [語], che indica la lingua o il linguaggio parlato. Così come Itaria dà vita a Itariago [イタリア語] per l'italiano o Furansu a Furansugo [フランス語] per il francese, l'unione di Nihon con go forma naturalmente nihongo.
Il giapponese costituisce la lingua de facto ufficiale del paese. Pur essendo arricchito da diversi dialetti regionali distribuiti da nord a sud, il sistema linguistico condiviso è il nihongo, parlato da oltre 125 milioni di individui tra residenti nell'arcipelago e studenti in tutto il mondo.

Kokugo: la lingua nazionale del Giappone
Kokugo [国語] rappresenta un altro termine fondamentale per indicare la lingua giapponese. Il vocabolo significa letteralmente lingua del paese o lingua nazionale. Mentre nihongo definisce la lingua giapponese vista dall'esterno o come materia di studio per parlanti stranieri, kokugo è la prospettiva interna adottata dai cittadini giapponesi.
Nelle scuole dell'obbligo in Giappone, la materia corrispondente all'italiano nelle nostre scuole si chiama appunto kokugo, incentrata sull'apprendimento della lettura, della composizione e della letteratura classica. Il termine identifica inoltre il patrimonio lessicale autoctono rispetto agli apporti linguistici esterni.
A titolo di confronto sulla formazione delle parole, ricordiamo che la lingua cinese in giapponese si chiama chuugokugo [中国語], applicando la medesima regola a partire da Chuugoku [中国], che indica la Cina come paese centrale.

Yamato Kotoba: il lessico autoctono e le origini della lingua
L'espressione yamato kotoba [大和言葉] designa il patrimonio lessicale originario del Giappone prima dei massicci contatti culturali con il continente asiatico culminati durante il Periodo Asuka. Questo strato lessicale viene oggi comunemente definito wago [和語] nella linguistica moderna, distinguendosi all'interno della tripartizione tra wago, kango e gairaigo.
Nell'uso contemporaneo, yamato kotoba evoca vocaboli di particolare eleganza, armonia fonetica e tradizione poetica. Non si tratta di una lingua separata, ma del nucleo storico nativo preservatosi nell'evoluzione dell'idioma nipponico.
Sul piano grammaticale, la maggioranza delle particelle, delle desinenze verbali e degli aggettivi autoctoni appartiene a questa matrice. Nei testi poetici classici è frequente incontrare anche la suggestiva variante arcaica yamato kotonoha [やまとことのは].

Altre forme per riferirsi alla lingua giapponese
Jyapaniizu [ジャパニーズ]: adattamento fonetico dall'inglese Japanese attraverso il sillabario katakana, utilizzato principalmente nella cultura pop, nel marketing e nei contesti internazionali.
Kodaigo [古代語]: termine che identifica la lingua giapponese antica parlata fino al medioevo, comprendente le prime fasi documentate della lingua.
Hougo [邦語]: vocabolo formale impiegato per indicare la lingua propria della nazione, equivalente al giapponese nei testi amministrativi e giuridici nipponici. In ambito letterario si riscontra anche la forma houbun [邦文] per i testi redatti in giapponese.
Kougo [口語]: lingua parlata o stile colloquiale, in diretta contrapposizione alla tradizione scritta classica.
Gendaigo [現代語]: la lingua contemporanea e viva attualmente in uso, consolidatasi a partire dall'epoca Meiji e affermatasi definitivamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Kango [漢語]: vocaboli di derivazione cinese classica incorporati stabilmente nel sistema lessicale giapponese attraverso secoli di scambi culturali.
Nichigo [日語]: abbreviazione composta dal primo kanji di Giappone e dal carattere di lingua, oggi considerata rara o arcaica nei documenti ufficiali.
Bungo [文語]: lo stile letterario scritto classico fondato sui canoni grammaticali del Periodo Heian, rimasto in uso per gran parte della prosa formale fino alla prima metà del Novecento.
Hyoujungo [標準語]: il giapponese standard codificato e diffuso a livello nazionale, utilizzato nelle trasmissioni radiotelevisive, nell'insegnamento scolastico e nelle comunicazioni istituzionali.
Kokuyaku [国訳]: termine tecnico che indica la traduzione di opere straniere nella lingua giapponese.
Joudaigo [上代語]: varietà linguistica arcaica attestata tra la fine del sesto secolo e la conclusione del periodo Nara, celebre per la raccolta poetica del Man'youshuu.
Yougo [洋語]: vocaboli e prestiti linguistici derivati dalle lingue occidentali, per lo più trascritti in katakana.
Mikunikotoba [御国言葉]: espressione onorifica arcaica che significa letteralmente parola del nobile paese, utilizzata in passato per designare con riverenza la lingua del sovrano e della corte.
Kogo [古語]: vocaboli e strutture grammaticali storiche non più presenti nella conversazione contemporanea ma essenziali per la lettura dei classici.

Lingua dei segni giapponese: Nihon Shuwa
La lingua dei segni giapponese costituisce un sistema comunicativo visivo a sé stante, denominato nihon shuwa [日本手話] e noto a livello internazionale con l'acronimo JSL. Nella pratica quotidiana viene solitamente abbreviato in shuwa [手話], parola formata dai kanji di mano [手] e parola [話].
In ambito accademico e legislativo si ricorre alla dicitura shuwagengo [手話言語] per sottolinearne la dignità di lingua autonoma provvista di regole sintattiche proprie, mentre shuwahou [手話法] descrive i metodi di comunicazione gestuale. Fondamentale nella società nipponica è inoltre la figura dello shuwatsuuyaku [手話通訳], ossia l'interprete professionista della lingua dei segni che opera nei servizi pubblici e nelle trasmissioni ufficiali.
Comprendere che la parola giapponese per la propria lingua cambia a seconda che la si osservi da una prospettiva internazionale con nihongo, da un punto di vista scolastico e nazionale con kokugo o attraverso le radici storiche di yamato kotoba permette a ogni studente di avvicinarsi con maggiore consapevolezza all'identità culturale del Giappone.






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