In Italia oppai arriva soprattutto dagli anime: seni disegnati come palloncini, una gag da fanservice, la felpa di Saitama che sembra uno scherzo. In Giappone la stessa parola [おっぱい] può uscire dalla bocca di un bambino che chiede il latte della mamma. Non è una contraddizione: è il punto da cui parte il gergo.
Chi cerca il significato, però, di solito vuole anche un’altra cosa: se le giapponesi hanno davvero il seno piccolo, e che lettera di coppa corrisponde a quel cliché. La lettera, come si vede nelle misure, è un cattivo testimone.
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Il significato di Oppai
Chi guarda anime o si avvicina alla cultura giapponese incontra in fretta la parola oppai [おっぱい], che indica seni o tette. Quello che pochi notano subito è che si tratta di un gergo, o meglio di una parola informale: non è il termine da dizionario medico.
L’espressione oppai [おっぱい] punta alla mammella, al seno come forma. Mune [胸] copre il petto intero e spesso si usa in senso figurato. Oppai resta sulla parte fisica, rotonda, da toccare o da allattare.
La stessa parola vale al singolare e al plurale, e la usano sia le donne sia gli uomini quando parlano del seno femminile. Nonostante sia informale, non è strano sentirla in un telegiornale a proposito di allattamento. Tra amiche è ancora più naturale.
Non esiste una regola scritta che la riservi solo al seno delle donne, ma il suono ricorda l’onomatopea di un boing boing. Se si guarda l’origine, il nesso diventa meno buffo e più concreto.

Origine della parola Oppai
Non si sa con certezza come sia nata. La pista più credibile è l’onomatopea paipai (ぱいぱい) con cui i bambini chiamano il seno della madre. Per questo oppai può suonare un po’ infantile, anche se non è una parola riservata ai piccoli.
Altre teorie la legano a ooumai [おおうまい] o a ippai [いっぱい], «pieno»: entrambe sembrano un po’ tirate. Restano registrazioni della parola nel periodo Edo, e nel dizionario dell’era Meiji compare come voce infantile.
La felpa Oppai di Saitama in One Punch Man gioca proprio su questo doppio registro: da un lato è una scritta da asilo, dall’altro è lo stesso gergo che i fan usano per le tette da manga.
Come si dicono tette in giapponese
Quali altre parole usano i giapponesi per seno, capezzoli o tette? Qui sotto c’è un po’ di vocabolario utile per chi studia nihongo. C’è anche una pagina sulle chiappe in giapponese.
Cosa significa Mune?
Mune [胸] indica il petto come insieme, fisico e simbolico: torace, polmoni, a volte anche lo stomaco nella parlata quotidiana. Nelle canzoni mune è il posto del dolore, del batticuore, di quello che «preme nel petto».
Funziona come una seconda parola per cuore, perché kokoro è più ampio: mente, spirito, sentimento. Per questo mune circola di più di oppai nei testi seri, e oppai resta sul corpo.
Altre forme di dire seni in giapponese
- ぱいぱい — paipai (infantile);
- ブレスト — burusuto (dall’inglese breast);
- 母乳 — bonyuu (latte materno);
- ボイン — boin;
- カップ — kappu (coppa).
Altri sinonimi:
- Chibusa [乳房] — seni, mammella;
- Kyoubu [胸部] — petto, zona toracica;
- Munaita [胸板] — petto, pettorali;
- Chichi [乳] — latte, seni;
- Muneniku [胸肉] — carne di petto (di solito pollo).
Vocabolario relativo ai seni in giapponese
Parole utili se si deve misurare il busto o comprare un reggiseno in Giappone:
- Reggiseno — ブラジャー (burajya);
- Petto — 胸 (mune);
- Seni / tette — おっぱい (oppai), gergo;
- Coppa — カップ (kappu);
- Seno (voce da bambini) — ぱいぱい (paipai);
- Busto — バスト (basuto), dall’inglese bust;
- Scollo — 谷間 (tanima), che significa anche valle o burrone.
Pettanko, Paizuri, Bakunyuu, Kyonyuu
Esistono altre parole per il seno piccolo, per quello enorme e per i tropi da manga. Due pagine del sito le spiegano per esteso:

Misure e taglie dei reggiseni in Giappone
La coppa va dalla A verso lettere più alte; la A è la più piccola. Qualche paese aggiunge la AA, ma lo schema resta lo stesso. Il punto da non perdere: la lettera è proporzionale al corpo, non un volume assoluto.
Per trovare la coppa si misura il busto sul punto più pieno e si sottrae il sottoseno. Quello che resta è la coppa: busto meno sottoseno.
| Coppa | Differenza busto − sottoseno |
| A | circa 10 cm |
| B | circa 12,5 cm |
| C | circa 15 cm |
| D | circa 17,5 cm |
| E | circa 20 cm |
| F | circa 22,5 cm |
| G | circa 25 cm |
| H | circa 27,5 cm |
Le coppe giapponesi non coincidono con quelle italiane. In Giappone il salto tra una lettera e l’altra è di circa 2,5 cm e le fasce si contano in centimetri (65, 70, 75…). In Italia si usa ancora la scala 1, 2, 3, 4, oppure la fascia europea 65/70/75. Una C giapponese, su un corpo più piccolo, può stare vicina a una B occidentale: non si traduce la lettera a occhio.
Corrispondenze di fascia, a grandi linee:
- 65 cm ≈ taglia italiana 1 / EU 65;
- 70 cm ≈ taglia italiana 2 / EU 70;
- 75 cm ≈ taglia italiana 3 / EU 75;
- 80 cm ≈ taglia italiana 4 / EU 80;
- 85 cm ≈ taglia italiana 5 / EU 85;
- 90 cm ≈ taglia italiana 6 / EU 90.

La lettera da sola non basta per comprare il reggiseno: servono fascia e coppa insieme. La tabella sotto abbina sottoseno, busto e taglia giapponese (A65, B70 e così via).
| Sottoseno (cm) | Busto (cm) | Taglia giapponese |
| 63~67 | 77~79 | A65 |
| 63~67 | 79~81 | B65 |
| 63~67 | 81~83 | C65 |
| 63~67 | 83~85 | D65 |
| 63~67 | 85~87 | E65 |
| 68~72 | 82~84 | A70 |
| 68~72 | 84~86 | B70 |
| 68~72 | 86~88 | C70 |
| 68~72 | 88~90 | D70 |
| 68~72 | 90~92 | E70 |
| 73~77 | 87~89 | A75 |
| 73~77 | 89~91 | B75 |
| 73~77 | 91~93 | C75 |
| 73~77 | 93~95 | D75 |
| 73~77 | 95~97 | E75 |
| 78~82 | 92~94 | A80 |
| 78~82 | 94~96 | B80 |
| 78~82 | 96~98 | C80 |
| 78~82 | 98~100 | D80 |
| 78~82 | 100~102 | E80 |
| 83~87 | 97~99 | A85 |
| 83~87 | 99~101 | B85 |
| 83~87 | 101~103 | C85 |
| 83~87 | 103~105 | D85 |
| 83~87 | 105~107 | E85 |
| 88~92 | 102~104 | A90 |
| 88~92 | 104~106 | B90 |
| 88~92 | 106~108 | C90 |
| 88~92 | 108~110 | D90 |
| 88~92 | 110~112 | E90 |
Cosa dicono le vendite di coppe in Giappone
La media «vera» del seno delle giapponesi non esiste come censimento. Quello che esiste, e che torna ogni pochi anni sui giornali, sono le vendite di Triumph International Japan. Non misurano la popolazione: misurano cosa si compra, e come le clienti hanno imparato a scegliere la coppa.
Nel 1980 le coppe A pesavano ancora circa il 58,6% delle vendite Triumph. Nel 2016 la A era scesa al 4,1%, la B stava intorno al 19%, la C al 25,6%, la D al 25% e la E al 16,7%. Insieme, D, E e F superavano per la prima volta la metà del venduto (51,3%). Nel 2018 le coppe D o più alte arrivavano al 53,1%, contro il 4,5% del 1980.
La maggioranza delle clienti, secondo lo stesso tipo di rilevazione, resta nella fascia B–D. È un altro modo di dire che lo stereotipo «tutte A» è vecchio, e che «tutte G da anime» è l’altro estremo.
Dove si concentrano le vendite più alte, per prefettura? La mappa che circola da anni, basata sulle vendite di lingerie e non su una visita medica di massa, dà questo quadro:
- Coppa E — Kyoto e Gifu;
- Coppa D — Miyagi, Fukushima, Niigata, Yamanashi, Fukui, Nara, Osaka, Okayama, Hiroshima;
- Coppa C — Ibaraki, Tokyo, Toyama, Ishikawa, Aichi, Shiga, Mie, Wakayama, Tottori, Shimane, Kagawa, Ehime, Tokushima, Fukuoka, Miyazaki, Kagoshima e Okinawa;
- Coppa B — Hokkaido, Aomori, Iwate, Akita, Yamagata, Tochigi, Gunma, Chiba, Kanagawa, Nagano, Shizuoka, Hyogo, Yamaguchi, Kochi, Oita, Saga, Nagasaki, Kumamoto;
- Coppa A — Saitama.
Triumph stessa ha ricordato che parte dell’aumento di lettera dipende anche da come si indossa il reggiseno: inclinarsi in avanti e raccogliere il tessuto laterale può far salire la coppa di uno o due gradi. Dieta più ricca di carne e abitudini più occidentali sono l’altra spiegazione che l’azienda dà. Nessuna delle due trasforma il Giappone in un paese di seni da bakunyuu.

Le giapponesi hanno davvero i seni piccoli?
Dopo le percentuali, la domanda resta. E la risposta onesta è: più piccoli di come li disegna l’anime, non necessariamente «tutti A» come racconta lo stereotipo.
La coppa A, nelle vendite recenti, è una fetta sottile. Il corpo medio delle giapponesi, però, è più minuto: meno altezza, meno circonferenza. Una differenza di 15 cm su un torace stretto non produce lo stesso volume che produce su un torace largo. La lettera cresce; il seno, visto di profilo, può restare contenuto.
Per questo confrontare una C di Tokyo con una C di Milano senza convertire fascia e centimetri è un gioco truccato. Serve il sottoseno, serve il salto di coppa, e serve accettare che i dati pubblici sono di magazzino, non di spogliatoio nazionale.

Perché negli anime il seno è così grande?
Una parte della risposta è ovvia: attirare lo sguardo, soprattutto maschile. Ma se lo standard di bellezza in strada premia ancora un corpo magro, perché i personaggi hanno seni enormi? E perché, nello stesso disegno, gli occhi sono grandi e i capelli colorati?
Sono cliché dell’anime, non un reportage. Quando una serie mostra seni, mutandine e pose studiate, si chiama fanservice. Il mangaka pesca gusti diversi: c’è spazio per il pettanko e per il kyonyuu nello stesso catalogo.
Nella vita reale un seno molto grande può piacere e, allo stesso tempo, attirare commenti scomodi. Qualche anime lo ha già messo in scena, ed è più interessante di un’altra gag da palcoscenico.

Oppai non è oppa
Chi cerca «oppai in coreano» sta spesso mescolando due parole. Oppai è giapponese. Oppa è un titolo di rispetto e affetto che una donna usa per un uomo più grande. Non hanno lo stesso significato, né la stessa lingua.
I coreani che guardano anime riconoscono il gergo giapponese, proprio come lo riconosce chi legge manga in Italia. Per il seno in coreano esistono altre parole, e non è il caso di improvvisarle qui: il punto utile è non confondere il latte della mamma con il «oppa» del K-drama.
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