Perché i personaggi dei manga e degli anime hanno occhi grandi?

Perché i personaggi dei manga e degli anime hanno occhi grandi?

Un tratto nato nei cartoon americani, perfezionato da Osamu Tezuka e diventato il volto riconoscibile di un'intera...

Vi siete mai chiesto perché i personaggi dei manga e degli anime abbiano occhi grandi? La domanda ritorna spesso, soprattutto tra i genitori che vedono un mistero oscuro e segreto in quello sguardo. In questo articolo ricostruiamo la storia dietro gli occhi grandi di manga e anime, dalle origini americane al ruolo di Osamu Tezuka, fino alle scelte pratiche dell'animazione televisiva.

Ci sono diverse spiegazioni, e in pratica tutte hanno una parte di verità. Personalmente credo che il motivo principale sia la moda, l'effetto gregge, le tendenze: qualcuno ha iniziato e così è continuato. Esistono però anche ragioni tecniche, estetiche e culturali, e vale la pena guardarle una per una.

Più lo stile dell'anime è infantile, più grandi sono gli occhi. Alcuni esempi si trovano negli anime di commedia e nei personaggi chibi.

Primo piano di un volto anime con occhi grandi e iridi azzurre
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Chi ha iniziato i manga e gli anime con gli occhi grandi?

Prima della diffusione dei manga e degli anime, l'animazione americana usava già occhi grandi per rendere i personaggi più espressivi. Mickey Mouse e Betty Boop sono due esempi celebri. Betty Boop, creata da Max Fleischer e Grim Natwick per i Fleischer Studios nel 1930, fu una delle ispirazioni di Osamu Tezuka, conosciuto come il dio dei manga.

Tezuka è una figura centrale del fumetto giapponese moderno. Il suo nome resta legato ad Astro Boy, il manga lanciato nel 1952, e alla serie animata del 1963 prodotta da Mushi Production. Ispirato a Betty Boop e ai cartoni americani, Tezuka portò quegli occhi nel suo lavoro e i mangaka che vennero dopo di lui ne ripresero lo stile.

La serie televisiva di Astro Boy ebbe un ruolo decisivo anche sul piano produttivo. Per rispettare la consegna settimanale, Mushi Production adottò la limited animation: pochi disegni nuovi, sequenze riutilizzate e grande attenzione al volto. L'espressione si concentrò negli occhi, mentre il resto del corpo poteva muoversi meno. Il risparmio si trasformò così in uno stile riconoscibile.

Osamu Tezuka ritratto accanto ai personaggi di Astro Boy

La cultura degli occhi grandi può avere radici ancora più antiche. Già nei primi decenni del Novecento le illustrazioni di Yumeji Takehisa (1884-1934) mostravano figure femminili con occhi grandi e rotondi. Katsuji Matsumoto (1904-1986) portò quel tratto nel fumetto con Kurukuru Kurumi-chan, esordito nel 1938. All'epoca molti consideravano quello stile volgare. Il tratto, però, era già entrato nella grafica giapponese.

Negli anni Cinquanta il volto dagli occhi grandi passò dalle illustrazioni al fumetto per ragazze. Macoto Takahashi rese lo sguardo più elegante e definì un modello di viso con mento appuntito e naso sottile. Tetsuya Chiba lo portò nelle riviste per ragazzi e lo trasformò in uno standard, quello che ancora oggi riconosciamo come il volto tipico del manga.

Tutti i personaggi giapponesi hanno occhi grandi?

No. Opere come Gundam, diverse serie della Jump Comics e molti film dello Studio Ghibli usano occhi e forme del viso molto diversi. Alcuni personaggi hanno occhi piccoli e nasi grandi, altri non hanno quasi naso. La varietà è maggiore di quanto suggerisca il cliché.

Un'altra spiegazione frequente chiama in causa Bambi, il film Disney del 1942. I cervi e i daini sono popolari in Giappone e in città come Nara vivono a contatto con le persone. La popolarità del film può aver rafforzato il gusto per i tratti infantili.

Intorno agli anni Novanta comparvero opere con proporzioni più realistiche, come Ghost in the Shell e Perfect Blue, ma lo stile dagli occhi grandi rimase la norma nei manga e nelle serie televisive.

Confronto tra personaggi anime con occhi piccoli e occhi grandi

Perché gli occhi sono così importanti nell'animazione?

Che siano grandi, medi o piccoli, gli occhi sono il punto in cui lo spettatore legge l'emozione. Sono le finestre dell'anima: raccontano gioia, rabbia, tristezza e sorpresa prima ancora che il personaggio parli. Per questo l'animazione giapponese ha sempre puntato molto sugli occhi.

Occhi più grandi facilitano la rappresentazione dell'emozione e rendono i personaggi più facili da capire. La posizione degli occhi, la forma, il colore delle pupille e dell'iride, le gradazioni e i riflessi permettono agli animatori di comunicare la personalità e la storia di un personaggio con il solo viso.

Questa attenzione ha anche un vantaggio pratico. Un primo piano ben disegnato può reggere una scena intera, mentre il corpo resta quasi fermo e la bocca cambia appena. La limited animation sfrutta proprio questo principio: concentrare il dettaglio dove lo sguardo dello spettatore si posa, cioè negli occhi. Il risultato è un'animazione più economica che mantiene l'intensità espressiva.

Studi di occhi manga e primi piani di personaggi anime

Gli occhi grandi aiutano a capire le reazioni emotive di un personaggio senza bisogno di dialoghi.

Altri motivi degli occhi grandi negli anime e nei manga

Gli occhi grandi piacciono anche esteticamente. Nella cultura popolare giapponese esiste da decenni una certa attrazione per i tratti che si allontanano dalla norma locale, come i capelli biondi o gli occhi chiari. Alcuni giapponesi desiderano occhi più grandi e guardano con una punta di invidia alle proporzioni occidentali. Lo stesso gusto spiega i capelli colorati di tanti personaggi.

Un'altra ragione è la preferenza innata per i tratti infantili. I bambini hanno occhi grandi in proporzione al viso, e gli adulti tendono a rispondere con tenerezza a questi segnali. L'etologo Konrad Lorenz descrisse questo meccanismo negli anni Quaranta con il nome di Kindchenschema, lo schema del cucciolo. La cultura kawaii ha trasformato quella reazione in un linguaggio visivo a partire dagli anni Settanta.

Quello sguardo parla anche al bambino interiore dello spettatore. Il tratto funziona sia nei manga per ragazzi sia nei seinen destinati agli adulti, e aiuta a rendere più digeribili scene violente o sessuali: il contrasto tra un volto grazioso e una storia dura abbassa la guardia di chi legge o guarda.

Personaggi di Hunter x Hunter con occhi di forme e dimensioni diverse

In uno stesso anime possono convivere personaggi con occhi di dimensioni molto diverse. Hunter x Hunter ne è un esempio: Gon ha occhi grandi e rotondi, mentre altri personaggi hanno sguardi più sottili e affilati. Il tratto resta un dettaglio artistico che aiuta a catturare il lettore, un cliché produttivo e una convenzione estetica che ha attraversato un secolo.

Alcuni genitori arrivano a parlare di una congiura con i demoni. Si tratta di uno stereotipo senza fondamento. Le animazioni giapponesi hanno suscitato diffidenza per motivi culturali e religiosi, ma lo stile degli occhi non ha nulla a che vedere con pratiche occulte. Cosa ne pensate degli occhi grandi nei personaggi degli anime? Vi sembrano un tratto espressivo o una convenzione che comincia a stancare? Lasciate un commento e condividete l'articolo se vi è piaciuto.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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