Gergo giapponese: wakamono kotoba e parole del quotidiano

Gergo giapponese: wakamono kotoba e parole del quotidiano

Da yabai a www: parole dei giovani, abbreviazioni e gergo d’internet in giapponese.

In Giappone un «sì» educato e un «yabai» lanciato tra amici non raccontano la stessa lingua. Il gergo giapponese si aggrappa ai kanji, alle letture multiple, ai dialetti e alle scorciatoie che i manuali non sempre osano scrivere.

Può essere familiare, regionale, preso in prestito dall’inglese, o solo un modo più elastico di dire una parola già nota. Ecco termini che si sentono davvero nella vita quotidiana — e altri che vivono soprattutto in rete.

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Wakamono Kotoba — il gergo dei giovani giapponesi

Spesso sono i più giovani a far girare il gergo ogni giorno. I giapponesi hanno un nome per questo lessico: wakamono kotoba [若者言葉], letteralmente «parole della gioventù».

La maggior parte delle espressioni di questo articolo entra in quella categoria. Una semplice contrazione, un suono allungato o un uso ironico bastano a volte a far scivolare una parola «normale» nel gergo dei giovani.

Si associa soprattutto ad adolescenti e ventenni, ma alcuni termini escono dalle generazioni. Altri, più recenti, restano ancora chiaramente «da giovani». Il fenomeno non è solo moderno: già nel Makura no sōshi (note di osservazioni dell’epoca Heian) il linguaggio dei giovani veniva commentato — e spesso criticato — come un disturbo sociale del tempo.

Giovani giapponesi sorridenti in kimono, illustrazione del gergo e del linguaggio giovanile
Il wakamono kotoba circola prima tra pari — e a volte finisce nel linguaggio comune.

Principali gerghi in giapponese

Partiamo da forme semplici, poi approfondiamo le più marcate. La lista dà punti di riferimento concreti per i dialoghi degli anime, le chat e la strada:

  • Shitakke [したっけ] — forma di Hokkaidō che torna nell’anime/manga Boku dake ga inai machi: «ciao, a dopo»;
  • Baito [バイト] — contrazione di arubaito, il lavoro part-time; viene dal tedesco Arbeit;
  • Chotto ii? [ちょっといい?] — modo gentile di chiedere «hai un secondo?»;
  • Dame [だめ] — familiare per «non va bene» / «non si può»;
  • Eto [えと] — l’equivalente di «ehm…» per addolcire una domanda; spesso allungato in «etttoo…» secondo l’esitazione;
  • Faito! [ファイト!] — dall’inglese fight: «dai!», «fai del tuo meglio!», vicino a ganbatte nello sport;
  • Hara heta [腹へた] — «ho fame» in tono molto familiare; poco educato con gli anziani;
  • Hora [ほら] — «guarda!» / «vedi?»; allungato con il tono giusto può scivolare in «te l’avevo detto…»;
  • Iyada [イヤだ] — «non voglio» (rifiuto, avversione); la «i» iniziale è spesso quasi inudibile;
  • Ki ni shinaide [気にしないで] — «non preoccuparti per questo»;
  • Nandake [何だっけ] — «cos’era già…?» quando si cerca una parola o un nome;
  • Osu / ossu [オス / おっす] — saluto molto informale tra amici (comune anche nelle arti marziali);
  • Shimatta [しまった] — «accidenti», «maledizione» quando si sbaglia qualcosa;
  • Suge [すげ] — forma più sciolta di sugoi («fantastico / impressionante»);
  • Uso [嘘・うそ] — lett. «bugia», ma anche «non è possibile!», «stai scherzando!»;
  • Wagamama [わがまま] — persona viziata, capricciosa o egoista;
  • Zannen [ざんねん] — «è un peccato»; il tono può anche pungere secondo il contesto.
Scena d’animazione che illustra espressioni familiari giapponesi

Mendokusai — quando qualcosa dà davvero noia

La parola mendōkusai [面倒くさい] si spezza in mendō (fastidio, grattacapo) e kusai («che puzza»): l’immagine è di un problema che «puzza» di complicazione. Si usa per dire che una cosa è seccante, pesante, laboriosa o semplicemente troppo faticosa rispetto al risultato.

Abbiamo un articolo dedicato al significato di mendokusai. Nella stessa famiglia di umori negativi si incontrano anche:

  • Mazui [まずい] — per un piatto che non è buono… e, per estensione, per una situazione che va storta;
  • Kimoi [キモイ] — contrazione di kimochi warui: disgustoso, strano, che mette a disagio;
  • Zurui [ずるい] — «non fair play», «furbo in modo sleale», «troppo facile per te»;
  • Hidoi [ひどい] — «sei cattivo», «è troppo duro», «è orribile» a seconda del tono.

Per il registro più pesante (insulti e parolacce), vedi anche Warui kotoba — parolacce e insulti in giapponese.

Ragazzo che si prende la testa, reazione a una situazione seccante
Facepalm: l’espressione universale di un momento mazui.

Yabai — un gergo per il peggio… e per il meglio

Uno dei gerghi più onnipresenti è yabai [やばい]. A seconda del contesto può attaccarsi a qualcosa di brutto e a qualcosa di eccellente. Alla base la parola punta al pericoloso, al rischioso, all’inaspettato o al terribile.

In sintesi, yabai ha prima detto «non va bene», prima che l’uso giovanile lo facesse scivolare anche verso lo shock positivo: delizioso, figo, pazzesco, troppo forte. Il tono di voce e la situazione fanno quasi tutto il lavoro.

È solo un assaggio: il dettaglio d’uso è nella nostra pagina sul significato di yabai — utile per sentire quando la parola lusinga e quando allerta.

Illustrazione della parola yabai nel gergo giapponese
Yabai: una sola parola, un’intera palette di intensità.

Gerghi giapponesi derivati dall’inglese

Freeter (フリーター) — pronunciato furītā: chi accosta lavori precari o temporanei. Il baito è spesso il job da studente o da genitore a casa; il freeter, invece, ne fa uno stile di vita più duraturo, a volte su più impieghi.

Arasa (アラサー) — dall’inglese around thirties: intorno ai trent’anni (spesso riferito alle donne nei media).

Rafu (ラフ) — da rough: bozza, piano iniziale… e soprattutto stile vestimentario casual (rafu na kakkou [ラフな格好], rafu na fukusō [ラフな服装]).

Suru (スルー) — da through: lasciar passare, ignorare (vicino a mushi suru [無視する]).

Dantotsu (ダントツ) — contrazione di danzen toppu [断然トップ]: di gran lunga il migliore; il «top» viene dall’inglese.

NG — letto enujī, da no good: ciò che non passa, che è vietato o fallito.

OL — letto ōeru: office lady, impiegata d’ufficio (controparte maschile storica: salaryman).

Mazakon (マザコン) — attaccamento eccessivo alla madre (complesso materno).

Nau (なう) — dall’inglese now: «sto facendo…» / «adesso, qui», soprattutto online.

Ufficio e lavoro in Giappone, contesto dei prestiti baito, freeter e OL

Abbreviazioni, espressioni e forme corte

Ahiru-guchi e ochobo-guchi — spingere le labbra per la foto (equivalente del «duck face»). Un’altra immagine di bocca è tarako-kuchibiru.

Torusō — manichino da vetrina; legata all’idea di essere «esposti» come un abito in mostra.

Dotakyan (ドタキャン) — cancellazione all’ultimo minuto; da dotanba + kyanseru.

Majide (マジで) — «serio?» / «davvero?».

Kuri botchi (クリぼっち) — passare il Natale da soli: kuri (da kurisumasu) + botchi (da hitori bocchi).

Ossu (おっす) — saluto di origine marziale, ancora comune tra praticanti; i bambini lo usano anche come «ciao».

Nori nori (ノリノリ) — da noru: essere di umore, eccitati, sul pezzo.

Guroi (グロい) — grottesco, gore, ripugnante, sanguinoso.

Gerghi di internet usati dai giapponesi

Molte delle espressioni qui sopra passano già nelle chat e nei social. Altre sono quasi esclusive del web. Ecco le più utili per leggere un filo di commenti senza sentirsi persi.

— lettura otsu, scorciatoia di otsukaresama [お疲れ様]: «bel lavoro», «grazie per lo sforzo».

— gioco di lettura sul triangolo (sankakkei) per dire che una persona è cool / in gamba (soprattutto su Niconico e su vecchi forum).

  • — kanji dello sgombro (saba), ma online: un server (spesso pessimo);
  • Mjk — da majika: «serio?»;
  • Baka — idiota / stupido (registro variabile secondo il tono);
  • DQNdokyun: comportamento sciocco, avventato (può ferire);
  • 888 — applausi / congratulazioni (via il suono pachi dell’«8»).
Interfaccia di NicoNico Douga con commenti sovrapposti
NicoNico Douga: terreno di gioco storico dei gerghi da chat video.

Le risate online — wwwww

I giapponesi usano la lettera w un po’ come il nostro «ahah» o il «lol». Vari wwww, o una semplice w a fine frase, segnano la risata. Su NicoNico Douga le file di W sono un classico dei commenti.

L’origine più citata è warau [笑う] («ridere»). Si scrive anche il kanji del riso tra parentesi: (笑). E quando le W si accumulano fino a sembrare erba, si passa a kusa [草]: letteralmente «erba», per dire che è esilarante. Esempio: 寝たい〜草 — «voglio dormire lol».

Migliori amici in giapponese

Per gli amici del cuore la rete ha reso popolare zuttomo [ずっ友]: zutto (sempre) + tomo (amico) — l’equivalente del «best friends forever».

orz — il seiza in caratteri

Dal lato delle emoticon, orz non è un acronimo: guardalo di lato, è un omino in ginocchio in seiza. Si usa per la sconfitta comica, il rispetto, o per scusarsi con umorismo.

Emoticon orz che rappresenta una persona in seiza
orz: un seiza in tre lettere.

Owakon — contenuto già «finito»

Owakon indica un contenuto datato, fuori tendenza. Fusione di owatta [終わった] («terminato») e di kontentsu [コンテンツ] («contenuto»): il video, il meme o l’articolo che ha già fatto il suo tempo.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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