Sugoroku: il gioco da tavolo giapponese che si gioca con i dadi

Sugoroku: il gioco da tavolo giapponese che si gioca con i dadi

Due giochi condividono lo stesso nome: un passatempo da tavolo simile al backgammon, quasi scomparso, e un gioco...

Sai cos'è il sugoroku? Hai mai sentito parlare di quei giochi da tavolo in cui si tira un dado per avanzare di casella in casella fino al traguardo? Il paragone più immediato, in Italia, è il gioco dell'oca; un altro riferimento diffuso è Scale e serpenti.

Questo gioco si chiama, in giapponese, sugoroku [双六]. In questo articolo vedremo alcune curiosità su questo gioco in Giappone e in Occidente. La parola sugo-roku [双-六] significa letteralmente coppia [双] di sei [六], probabilmente con riferimento ai due dadi usati per giocare; esiste anche la grafia 雙六.

Il termine può indicare qualsiasi gioco in cui si lanciano i dadi, si avanza sulle caselle e si esegue ciò che è scritto nella casella in cui ci si ferma. Lo stesso nome serve anche per una forma più antica, il ban-sugoroku [盤双六], un gioco da tavolo giapponese simile al backgammon. In Giappone il sugoroku convive con giochi di strategia come lo shogi e il go, che si affidano al calcolo e non alla sorte dei dadi.

Due antichi tabelloni sugoroku giapponesi affiancati: a sinistra una griglia di scene numerate con testo, a destra una sequenza di riquadri con figure in attività quotidiane

La storia del sugoroku

Il ban-sugoroku è la forma più antica. Si gioca in modo simile al backgammon: due giocatori muovono i pezzi sul tavoliere, con regole che differiscono da quelle del backgammon moderno. I doppi, per esempio, non valgono due volte e non esiste il cubo del raddoppio. Si ritiene che il gioco sia arrivato dalla Cina e sia stato introdotto in Giappone nel VI secolo, dove divenne popolare tra l'aristocrazia.

Poiché il risultato dipendeva dai dadi, il ban-sugoroku divenne un gioco d'azzardo e fu proibito più volte, per esempio nel 689 e nel 754. All'inizio dell'era Edo nacque chōhan [丁半], un gioco di scommesse più rapido, che prese il posto del ban-sugoroku nelle case da gioco e ne accelerò il declino.

L'e-sugoroku seguì un percorso diverso. Una versione semplice, con regole simili a Scale e serpenti, esisteva già alla fine del XIII secolo. Durante l'era Edo la stampa su blocchi di legno rese possibile produrre tabelloni illustrati in grande quantità. Ne furono realizzati migliaia, con temi religiosi e politici, figure di attori kabuki e persino immagini erotiche. Molti tabelloni erano dipinti da illustratori noti e venivano apprezzati anche per la loro bellezza.

Nell'era Meiji e nei periodi successivi l'e-sugoroku rimase popolare e fu spesso incluso nelle riviste per bambini. Con il ban-sugoroku ormai desueto, la parola sugoroku indica quasi sempre questo gioco illustrato: si lancia un dado, si avanza e si seguono le istruzioni delle caselle.

Tre figure in kimono giocano a ban-sugoroku attorno a un tavoliere, accanto a un tabellone e-sugoroku circolare ricco di scene illustrate

I diversi tabelloni del sugoroku

L'e-sugoroku ha due forme principali. Nel mawari-sugoroku i giocatori fanno il giro del tabellone e vince chi arriva per primo al traguardo. Nel tobi-sugoroku le caselle contengono istruzioni che spostano il giocatore avanti, indietro o in una casella precisa.

Molti bambini giapponesi disegnano i propri tabelloni su un foglio grande e riempiono le caselle di prove e piccole punizioni per chi si ferma lì. La tradizione compare nell'episodio 8 di Asobi Asobase, dove le protagoniste giocano a un sugoroku fatto in casa pieno di penalità. Le regole spesso le inventano i giocatori: basta un dado, qualche pedina e un foglio di carta.

Il percorso a caselle resta comune in molti giochi moderni, che hanno però origini diverse. Monopoly ruota attorno all'acquisto di proprietà e al pagamento degli affitti; Il Gioco della Vita segue le tappe di un'esistenza immaginaria. In Giappone il Jinsei Game di Takara Tomy, versione giapponese de Il Gioco della Vita, ha reso popolare un tabellone di percorso con caselle di eventi e scelte di vita.

Anche i videogiochi hanno ripreso lo schema dell'e-sugoroku. Mario Party riprende da vicino l'e-sugoroku, con tabellone, dadi e minigiochi tra un turno e l'altro. Kiteretsu Daihyakka: Chōjikū Sugoroku porta il nome del gioco nel titolo, mentre la serie Momotarō Dentetsu ne riprende il formato in modo ancora più diretto.

Oggi il ban-sugoroku è quasi scomparso dalla vita quotidiana, mentre l'e-sugoroku continua a comparire su riviste, calendari e tabelloni di Capodanno. Con un dado, un foglio e qualche pedina, il sugoroku resta uno dei modi più semplici per far giocare insieme bambini e adulti.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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