È normale, quando ci si arrabbia, lanciare qualcosa contro le persone? In Giappone la scena è diventata un cliché perché molte case avevano un tavolo basso, il chabudai (卓袱台), alto quanto un cuscino.
Quel piano di legno, tra i 15 e i 30 centimetri, si solleva con due mani. Il gesto ha un nome preciso: chabudai gaeshi (ちゃぶ台返し). In mezzo al pranzo, piatti e zuppa finiscono sotto il tavolo capovolto; in ufficio, la stessa parola indica chi azzera un lavoro già pronto.
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Cos'è un chabudai
Il chabudai è un tavolo a quattro gambe, di solito pieghevoli, pensato per la stanza giapponese: si appoggia sul tatami, ci si siede su uno zabuton o direttamente a terra, e lo stesso piano serve per cenare, studiare o giocare. Non è un tavolo da soggiorno all'occidentale: è basso, si smonta in un attimo e, d'inverno, spesso lascia il posto a un kotatsu, lo stesso tipo di tavolo corto con una coperta e un riscaldatore sotto.
Prima del chabudai, in molte famiglie ognuno mangiava sul proprio vassoio individuale, lo zen. Intorno al 1920 il tavolo unico ha messo tutti di fronte, con i piatti al centro da condividere. È proprio perché il pranzo è lì, già sistemato, che capovolgerlo fa tanto rumore: non si butta un mobile, si butta il pasto di tutti.

Cosa significa chabudai gaeshi
Chabudai gaeshi (ちゃぶ台返し, anche 卓袱台返し) è, in senso stretto, capovolgere il chabudai mentre ci si mangia. Le palme vanno sotto il bordo, il tavolo parte verso l'alto, i piatti volano; il piano però ruota in aria e quasi sempre li schiaccia, quindi la scena è spettacolare e, al tempo stesso, più corta di quanto sembri nei cartoni.
I dizionari giapponesi registrano anche il secondo uso, quello che si sente oggi in riunione: intervenire su una cosa già pronta, o che procedeva liscia, e riportarla al punto di partenza. Shigeru Miyamoto, il creatore di Mario e Zelda, chiama così i suoi ripensamenti in fase avanzata. Ha descritto il gesto letterale come l'azione di un padre all'antica: fatta davvero, a tavola, distruggerebbe la famiglia.
Il padre di Kyojin no Hoshi e il mito delle cento puntate
L'immagine che tutti hanno in testa arriva dall'anime del 1968 Kyojin no Hoshi (Star of the Giants). Nei titoli di coda si vede Hoshi Ittetsu, il padre spartano del protagonista Hyuma, che perde le staffe a tavola. Da lì è nata l'idea che Ittetsu capovolgesse il chabudai in ogni episodio.
Nella serie, però, succede due volte: nella puntata 2 e nella 120. E nemmeno lì è il gesto da manuale, con le due mani sotto e il tavolo lanciato in aria: Ittetsu sposta il chabudai di scatto e tira un pugno al figlio, e il tavolo finisce a terra. Nel manga originale il piano non viene proprio capovolto. Il cliché è più forte della scena.
Un'altra famiglia che ha alimentato l'immagine è quella del dorama Terauchi Kantarō Ikka, andato in onda nel 1974: Kantarō, padre irascibile di una bottega di pietre a Yanaka, a Tokyo, è ricordato proprio per le liti a cena. Anche lì, a essere precisi, il mobile della scena non era sempre un chabudai pieghevole. Resta il fatto: in televisione giapponese il padre furioso e la cena in pezzi sono diventati la stessa foto.
I kaomoji del tavolo capovolto
Il gesto è diventato anche un kaomoji: una faccina di testo letta di fronte, con braccia e tavolo fatti di caratteri. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, nei forum e nelle e-mail, qualcuno ha messo insieme un viso arrabbiato e un piano disegnato con i caratteri a riquadro. Il più famoso, oggi, è questo:
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Si copia, si incolla, e il tavolo vola senza rompere un piatto. Ecco una raccolta di varianti, dalla più classica a quelle che colpiscono il vicino di sedia:
- (ノ≧∇≦)ノ ミ ┸┸)`ν゚)・;’;
- (ノTДT)ノ ┫:・’.::・┻┻:・’.::・
- (ノ≧∇≦)ノ ミ ┸━┸
- (ノ*`▽´*)ノ ⌒┫ ┻ ┣ ┳
- (ノ`m´)ノ ~┻━┻ (/o\)
- ⌒┫ ┻ ┣ ⌒┻☆)゚⊿゚)ノWTF!
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- (ノ ̄皿 ̄)ノ ⌒=== ┫
- (-_- )ノ⌒┫ ┻ ┣
- ┻━┻ ︵ヽ(`Д´)ノ︵ ┻━┻
- ノ`⌒´)ノ ┫:・’.::・┻┻
- (┛ಸ_ಸ)┛彡┻━┻
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- (┛✧Д✧))┛彡┻━┻
- (┛◉Д◉)┛彡┻━┻
- (ノ`⌒´)ノ ┫:・’.::・┻┻:・’.::・
- (ノಥ,_」ಥ)ノ彡┻━┻
- (ノ´・ω・)ノ ミ ┸━┸
- (╯ರ ~ ರ)╯︵ ┻━┻
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- ┻━┻ミ\(≧ロ≦\)
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- ミ┻┻(ノ>。<)ノ
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- ヽ༼ຈل͜ຈ༽ノ⌒┫ ┻ ┣
- ༼ノຈل͜ຈ༽ノ︵┻━┻
- ミ(ノ ̄^ ̄)ノ≡≡≡≡≡━┳━☆() ̄□ ̄)/
- (ノ`A”)ノ ⌒┫ ┻ ┣ ┳☆(x x)

Cho Chabudai Gaeshi, il cabinato della Taito
Nel 2009 la Taito ha portato il gesto in sala giochi con Cho Chabudai Gaeshi (超・ちゃぶ台返し!, «super capovolgimento del chabudai»). Non si schiaccia un pulsante: si picchia e si ribalta un tavolo di plastica vero, in sessanta secondi, per fare punti. I punteggi tengono conto dei danni, della distanza di volo degli oggetti e di qualche colpo speciale se un piatto centra il bersaglio giusto.
Si sceglie uno di quattro scenari: il padre in salotto, la sposa al banchetto, l'ospite in un host club, l'impiegato stremato. Se il tempo scade senza capovolgere, il gioco chiude senza classifica. In Giappone si trovava nelle sale giochi; nel 2010 è uscito anche all'estero, con il nome Anger Explosion.
Nelle case giapponesi contemporanee il chabudai di legno è meno comune di un tempo. La parola, invece, è rimasta: si usa per il capo che azzera un progetto, per il meme, per il cabinato. Il tavolo vero, se qualcuno lo lancia ancora, fa quello che ha sempre fatto: rovina la cena e lascia tutti a terra, a raccogliere i piatti.
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