Ahegao: significato, origine e tipi di smorfie in anime e manga

Ahegao: significato, origine e tipi di smorfie in anime e manga

Dalla parola aheahe ai meme di Internet, le espressioni che il fandom di anime e manga ha imparato a riconoscere.

Ti sei mai chiesto qual è il vero significato della parola ahegao? O di termini come gesugao e torogao, che ricorrono di continuo nei manga e negli anime? Tutte queste parole si costruiscono intorno al kanji 顔 (kao), che significa viso o espressione e, in coda a un composto, si legge gao. L'ahegao è il più noto del gruppo e anche quello che viene frainteso più spesso: è nato in un contesto per adulti ed è diventato un termine comune tra gli otaku.

Il viso, e in particolare gli occhi, è la parte che ci fa capire che cosa prova un personaggio. L'ahegao porta questo principio all'estremo: prende un'espressione di piacere intenso e la trasforma in una maschera esagerata, con occhi rovesciati, lingua fuori, guance arrossate e gocce di sudore.

Nel disegno di manga e anime gli occhi sono un elemento espressivo centrale, e l'ahegao li sfrutta fino in fondo. Il modo in cui vengono disegnati ha una storia propria, raccontata nell'articolo su perché i personaggi di manga e anime hanno occhi grandi.

Primo piano di due grandi occhi azzurri di un personaggio anime
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Cosa significa Ahegao?

La parola ahegao [アヘ顔] unisce ahe, abbreviazione dell'onomatopea aheahe [アヘアヘ], che imita il respiro affannoso e i gemiti, e gao [顔], faccia. Alla lettera è una "faccia che ansima". Il giapponese usa le onomatopee per descrivere sensazioni fisiche con precisione, come mostra anche doki doki, il termine per il batticuore.

Nei manga e negli anime erotici l'ahegao è una convenzione precisa: il personaggio perde il controllo dell'espressione, gli occhi si rovesciano o si incrociano, la lingua esce, il viso si arrossa e si copre di sudore. La deformazione può essere più o meno marcata e serve a comunicare quanto il piacere sia intenso. La stessa espressione compare anche in opere non per adulti, in particolare nell'ecchi e nelle commedie.

Fuori dal disegno, l'ahegao funziona come un meme: un primo piano del viso, gli occhi sbarrati, la bocca storta e un'espressione che mescola piacere e perdita di controllo. È un'immagine che si riconosce subito, anche quando viene usata per scherzo.

Tavola di vignette manga con volti femminili che fanno espressioni ahegao

Come è nato il termine Ahegao?

Il termine risale almeno ai primi anni 2000. In quel periodo veniva usato nelle riviste pornografiche per descrivere le espressioni delle attrici durante l'orgasmo, e circolava anche su 2channel e su BBSPink, la comunità gemella dedicata ai contenuti per adulti, oltre che nei video delle piattaforme di e-commerce per adulti. A metà del decennio l'uso crebbe e lo stile di disegno si standardizzò, diffondendosi nella cultura otaku.

Nel 2008 uscì A-H-E, la prima antologia a tema ahegao pubblicata come dōjinshi. Negli anni 2010 le grandi case editrici pubblicarono altre antologie, mentre l'espressione entrava anche nei video per adulti con attori reali.

Secondo Kimi Rito, che studia i manga erotici, l'ahegao può rappresentare emozioni diverse: l'estasi e il piacere, ma anche la paura, la riluttanza, la sottomissione e la lealtà. Per questo la stessa smorfia può cambiare significato a seconda della scena.

Sei vignette anime con personaggi che mostrano espressioni di piacere intenso

Negli anni successivi l'ahegao è entrato anche nel guardaroba: nel 2015 un'illustrazione dell'artista Hirame con vari personaggi in ahegao circolò in rete e finì su magliette e felpe, e nel 2017 l'abbigliamento con queste stampe arrivò nella moda occidentale; una delle versioni è venduta dall'editore FAKKU. Nel gennaio 2020 diverse convention anime statunitensi vietarono l'abbigliamento con l'ahegao, e una polemica simile sorse in Malaysia nel 2022.

Il successo commerciale ha portato anche a una disputa legale. Nel 2019 l'Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti approvò il marchio "Ahegao" depositato dall'azienda cinese Shenzhen Guangcai Trading, e nel luglio 2020 Jacob Grady, amministratore di FAKKU, annunciò l'intenzione di contestarlo, accusando l'azienda di usare illustrazioni rubate.

Le differenze tra ahegao, gesugao e torogao

Con la diffusione dello stile al di fuori dell'hentai, soprattutto nelle fan art, sono nate altre categorie. Il meme anglofono "Know your gaos" ha contribuito a farle conoscere, ma ha anche mescolato termini diversi e traduzioni sbagliate. Ecco le differenze principali.

Gesugao [ゲス顔]: la parola viene da gesu, un termine slang per "squallido" o "meschino". È il sorriso deformato di un personaggio che gode di una vittoria, prende in giro qualcuno o sta architettando un piano. Nel disegno si riconosce dallo sguardo dall'alto, da un occhio socchiuso, dalle pupille piccole e da un'ombra sulla fronte. Un esempio si vede in Kakegurui.

Collage di personaggi anime con espressioni gesugao, sorrisi deformati e sguardi minacciosi

Torogao [トロ顔]: deriva da torotoro, l'idea di qualcosa che perde forza o si intorpidisce, e indica una faccia assonnata, con gli occhi socchiusi e pesanti. È un'espressione di piacere intorpidito, spesso usata in contesti per adulti. Per la faccia che si scioglie davvero il giapponese usa torokegao [蕩け顔], che viene da torokeru, "sciogliersi".

Kusogao [クソ顔]: alla lettera "faccia di merda". La parola è entrata nell'uso attraverso il meme "Know your gaos", che la presenta con la didascalia "intoxicated euphoria". In giapponese kuso funziona come imprecazione o come intensificatore, e il composto circola soprattutto come scherzo da meme.

Ahegao Double Peace [アヘ顔ダブルピース]: è un ahegao accompagnato dal segno di pace con entrambe le mani. La versione con il doppio segno di pace è legata al 2010 e a Futa Letter, un videogioco dōjin in cui la ragazza del protagonista invia un video con questa posa. Il segno di pace in sé non ha alcun significato sessuale nella cultura giapponese; il doppio segno è diventato parte del meme.

Ahegaokin [アヘ顔菌]: "batterio dell'ahegao". Indica il gioco di modificare o ridisegnare personaggi qualsiasi con una faccia ahegao. La prima immagine del genere fu pubblicata su Pixiv dall'utente Yukiman il 10 luglio 2008, partendo da una modifica di Suiseiseki, personaggio di Rozen Maiden, comparsa su 2channel.

Ahegao, meme e vita reale

Queste parole circolano perché sono comode: descrivono in poche sillabe un'espressione che altrimenti richiederebbe una frase intera. Il giapponese forma composti con il kanji 顔 e con le onomatopee, e il risultato è un vocabolario visivo che gli appassionati riconoscono senza bisogno di spiegazioni.

Il rovescio della medaglia è che l'ahegao appartiene alla finzione. Nella vita reale un'espressione del genere appare come una smorfia forzata, e infatti viene usata soprattutto per scherzo, per provocazione o per rifare un meme. La faccia più semplice e universale resta l'egao [笑顔], il sorriso.

Conoscere queste categorie aiuta anche a leggere meglio manga e anime: un volto che sembra innocuo può nascondere un doppio senso, e un'espressione esagerata può essere un segnale comico oppure una citazione. Il contesto della scena decide il significato.

Schema meme con le facce ahegao, gesugao, torogao, kusogao ed egao

Ahegao sui social media

Il salto fuori dalla nicchia arrivò nel settembre 2016, quando il "ahegao challenge" si diffuse su Instagram e portò la moda negli Stati Uniti. Da allora molte persone hanno pubblicato video e foto con questa espressione, spesso per gioco o per attirare attenzione.

Il caso più noto è quello di Belle Delphine, modella e cosplayer che nel 2018 ha attirato l'attenzione dei media anche grazie alle sue espressioni ahegao. Nel luglio 2019 aveva superato i 4 milioni di follower su Instagram; quando il profilo fu bloccato, i follower erano più di 4,5 milioni, e su Patreon arrivò a più di 4.400 sostenitori. La sua storia è raccontata nell'articolo su Belle Delphine, la ragazza dell'acqua del bagno.

Oggi l'ahegao è un codice condiviso. Chi conosce la sua storia riconosce l'intenzione di chi lo disegna e distingue una citazione ironica da una scena seria. Anche per questo la parola continua a circolare, mentre altre espressioni dello stesso vocabolario restano più legate al disegno.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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