Dal 1868, dopo la Guerra Boshin e la Restaurazione Meiji, il Giappone ha chiuso lo shogunato e ha rimesso l'imperatore al centro della politica. Prima di quella svolta, però, per quasi sette secoli il paese visse sotto un altro ordine: un governo militare, non una corte civile.
Lo shōgun comandava de facto. L'imperatore restava sovrano de jure, spesso nel palazzo di Kyoto, mentre le decisioni vere nascevano altrove. In giapponese quel governo si chiama bakufu, «governo della tenda»: un quartier generale da campagna che, di fatto, durò secoli.
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Shōgun, bakufu e i tre governi
Il titolo shōgun (将軍) è l'abbreviazione di sei-i taishōgun, «grande generale che sottomette i barbari». Nacque per spedizioni militari. Dal 1192, con Minamoto no Yoritomo, passò a indicare chi teneva il potere reale. Lo shogunato è l'istituzione: il bakufu, l'apparato che amministrava il paese al posto della corte.
Non fu un unico regime. Tre bakufu si succedettero, con sedi e stili diversi:
| Bakufu | Sede | Anni |
|---|---|---|
| Kamakura | Kamakura | 1192–1333 |
| Ashikaga (Muromachi) | Kyoto | 1336–1573 |
| Tokugawa (Edo) | Edo | 1603–1868 |
Tra un bakufu e l'altro restano vuoti importanti: la breve Restaurazione Kenmu (1333–1336) e, dopo gli Ashikaga, i decenni di riunificazione sotto Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi, che non presero il titolo di shōgun.

Shogunato Kamakura
Il primo shogunato nacque dopo la guerra Genpei. Minamoto no Yoritomo (1147–1199), dalla piazzaforte di Kamakura, sconfisse i Taira a Dan-no-ura nel 1185 e nel 1192 ricevette dall'imperatore Go-Toba il titolo di shōgun. Non un «clan Kamakura»: un bakufu Minamoto con sede a Kamakura, che alzò i samurai sopra l'aristocrazia di corte perché servissero direttamente lo shōgun. Yoritomo nominò anche shugo (protettori provinciali) e jitō (amministratori dei feudi): una rete militare che rendeva il bakufu più di un accampamento.
Dopo la morte di Yoritomo il potere reale passò agli Hōjō, parenti della moglie Masako, con la carica di shikken (reggente). Gli shōgun restavano in carica. Chi decideva era spesso un altro. Due tentativi di invasione mongola, nel 1274 e nel 1281, misero a dura prova il regime: la difesa tenne, ma il costo politico — samurai poco ricompensati, Hōjō logorati — preparò la caduta.
Nel 1333 l'imperatore Go-Daigo, con Nitta Yoshisada e all'inizio Ashikaga Takauji, abbatté Kamakura e tentò di restaurare un governo civile: la Restaurazione Kenmu. Durò poco. Nel 1336 Takauji si staccò da Go-Daigo e aprì lo shogunato Ashikaga.

Shogunato Ashikaga
Lo shogunato Ashikaga fu fondato nel 1336 da Ashikaga Takauji, investito shōgun nel 1338. La sede era a Kyoto, nel quartiere Muromachi: da lì il nome parallelo di bakufu Muromachi. L'imperatore non sparì. Per decenni convissero due corti, Nord e Sud (Nanboku-chō), fino al 1392.
Non fu, dall'inizio, un secolo di guerre civili. La frattura grande arriva dopo: la guerra Ōnin (1467–1477) apre il periodo Sengoku, quando i daimyō locali pesano più dello shōgun. Eppure, in mezzo a quel disordine, l'epoca Ashikaga ha lasciato cerimonia del tè, ikebana, teatro Noh e l'architettura del Kinkaku-ji (Padiglione d'Oro) di Kyoto. Nel 1573 Oda Nobunaga cacciò l'ultimo shōgun Ashikaga, Yoshiaki.
Shogunato Tokugawa
Lo shogunato Tokugawa, detto anche bakufu di Edo, nacque nel 1603, quando Tokugawa Ieyasu fu nominato shōgun dopo la vittoria a Sekigahara (1600). Fu il più lungo e il più stabile dei tre, quasi 265 anni. La capitale dello shōgun si spostò a Edo, l'odierna Tokyo: è il periodo Edo della storiografia.
Il regime fissò una gerarchia sociale rigida — samurai, contadini, artigiani, mercanti, il sistema shi-nō-kō-shō — e tenne il paese largamente isolato con la politica del sakoku. Quella pace relativa nutrì ukiyo-e, teatro Kabuki e una letteratura urbana che ancora oggi definisce l'immagine di Edo.

Nel XIX secolo la pressione esterna — le navi di Perry nel 1853–1854 — e le tensioni interne aprirono il bakumatsu. Nel novembre 1867 Tokugawa Yoshinobu restituì formalmente l'autorità all'imperatore (taisei hōkan). Non bastò: la Guerra Boshin (1868–1869) chiuse il bakufu e aprì la Restaurazione Meiji.
La fine dello shogunato
Con il 1868 si chiuse un arco di oltre 670 anni di governo degli shōgun. I samurai persero privilegi e stipendi. Nel 1876 il decreto Haitōrei vietò di portare la spada in pubblico, salvo eccezioni militari e di polizia. Non proibì il possesso dell'arma: colpì il segno visibile della casta. Non furono sterminati: molti entrarono nell'esercito, nella burocrazia, nelle imprese. Altri si ribellarono, come a Satsuma nel 1877. Il Giappone, in pochi decenni, diventò una potenza regionale.

L'era dello shogunato non fu solo un periodo cupo costellato di guerre. In quei secoli il Giappone ha prodotto alcune delle sue conquiste culturali più durature: dal codice d'onore del samurai al buddhismo Zen, dai grandi castelli di Honshū alle stampe di Hokusai. Il bakufu è finito. Quella eredità no.
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