Generalmente i giapponesi non affermano qualcosa, a meno che non ne siano assolutamente certi. Non è solo grammatica: è cultura. Come con la puntualità, vogliono essere responsabili nelle parole e non promettere ciò che un imprevisto può ancora cambiare — né dare per certa un'opinione che potrebbe condizionare chi ascolta.
La lingua giapponese ama l'ambiguità. Una frase troppo dichiarativa non suona sicura: suona arrogante. Meglio non chiudere ciò di cui non hai fiducia. Se invece sei sicuro, puoi dire un bel もちろん (mochiron).
Parole come «forse, sembra, può darsi, probabilmente, possibilmente, non so, penso» servono anche a uscire da un argomento senza alzare la voce.
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Parole che esprimono incertezza
Una risposta molto comune, quando non vuoi chiudere la questione, è tabun (多分): «forse» e, più spesso, «probabilmente». Di solito sta a metà frase. È scritta con kanji che parlano di «gran parte» (多 + 分): per questo pende più verso la probabilità che verso il buio totale. La usi quando non sei sicuro del fatto, o quando le circostanze potrebbero ancora dire di no.
Un'altra espressione centrale è kamoshirenai [かもしれない / かも知れない] o, in forma cortese, kamoshiremasen (かもしれません). Dice che qualcosa può accadere, ma non lo sai. Il senso letterale è vicino a «non si può sapere»: 知れない viene da 知る, «sapere». In conversazione informale si accorcia a kamo [かも]. Non è un «meno» in italiano e non è 鴨, l'anatra: è la stessa coda, tagliata. Lo senti in frasi come それ好きかも — «forse mi piace» — che lascia volutamente il dubbio, come in altri casi di giapponese volutamente vago.
Anche quando esprimono un'opinione, i giapponesi appoggiano spesso la frase su to omou […と思う] o omoimasu [思います]: «penso», «credo». Non è solo modestia da manuale: è un modo per non far pesare il proprio parere sulla vita di chi ascolta. Se ti interessa il contrasto con 考える, c'è un articolo a parte sulle differenze tra 思う e 考える.
Per un «chissà» detto a voce alta, in tono informale, si usa かな (kana). かしら (kashira) è la variante che i manuali associano ancora a un parlato femminile. Non sostituiscono tabun: sono un pensiero lasciato aperto, non una stima.
Altre parole vicine a «forse» o «probabilmente»:
| 若しかしたら | moshikashitara | forse, per caso |
| 若しかして | moshikashite | forse, sarà che, se non mi sbaglio |
| かもね | kamone | forse, può darsi |
| 事によると | koto ni yoru to | a seconda dei casi; forse |
| ひょっとすると | hyottosuruto | forse; chissà che |
| 恐らく | osoraku | probabilmente (più formale) |
| 若しや | moshiya | e se fosse…? |
| 蓋し | kedashi | forse (letterario, classico) |
蓋し (kedashi) sta nei testi, non al konbini. ことにすると, che a volte finisce in elenchi di «forse», in realtà è un'altra cosa: «se si decide di…». Per il «dipende dalle circostanze» la forma utile è ことによると.

Una scala, non tre sinonimi
Tabun, kamoshirenai e deshou finiscono tutti tradotti con «forse» o «probabilmente». Non pesano però allo stesso modo. Kamoshirenai apre una possibilità e lascia spazio anche al contrario. Tabun è un avverbio: di solito sta nel corpo della frase e spesso si accoppia a deshou o darou. Deshou (e darou) sono una previsione con più convinzione — il tipo di formula che senti al telegiornale quando parlano del tempo.
| Espressione | Quanto ti esponi | Dove sta |
| kamoshirenai / kamo | possibilità aperta, anche bassa | in fondo alla frase; anche per le proprie azioni |
| tabun | più «probabilmente» che «chissà» | a metà frase; spesso con deshou o darou |
| deshou / darou | previsione con qualche indizio | in fondo; meteo, congettura, domanda di conferma |
Moshikashitara e hyottosuruto stanno volentieri con kamoshirenai: enfatizzano il «e se…?». Tabun sta volentieri con deshou. Mischiare a caso non è un errore grave, ma il tono cambia: una possibilità lasciata aperta non è una previsione.
Parole che esprimono una certa certezza
Esistono parole usate per un livello di certezza vicino a tabun. Alcune frasi hanno bisogno di tutte e due per suonare naturali. Le due chiusure da conoscere sono darou e deshou.
Deshou (でしょう) si traduce, a seconda del tono, con «sembra», «probabilmente», «penso», «suppongo». Con l'intonazione che sale diventa una domanda di conferma: «non credi?», «vero?».
Darou (だろう) dice la stessa cosa, con un suono più maschile e più piano. Entrambe possono sembrare informali se le accorci nella pronuncia. Deshou è la forma cortese; darou è quella piana.
Diversamente da kamoshirenai, darou e deshou non stanno bene quando parli delle tue azioni volitive. «Penso che andrò domani» non è 明日行くでしょう detto di te stesso: suona come se stessi prevedendo te dal di fuori. Per il proprio dubbio si usa kamoshirenai (明日行くかもしれない). Darou e deshou restano per gli altri, per il tempo, per ciò che indovini da un indizio.
La parola deshou torna spesso nelle previsioni del tempo. In giapponese di rado si dice «domani pioverà» come fatto chiuso: si dice che probabilmente pioverà.
Frasi di esempio
Alcune frasi per sentire la differenza in bocca, non solo in tabella:
| Giapponese | Romaji | Italiano |
| トムは多分眠っている。 | Tomu wa tabun nemutte iru. | Tom sta probabilmente dormendo. |
| 多分彼女は来るでしょう。 | Tabun kanojo wa kuru deshou. | Probabilmente lei verrà. |
| 多分君が正しいのだろう。 | Tabun kimi ga tadashī no darou. | Probabilmente hai ragione. |
| その食べ物はおいしいでしょう。 | Sono tabemono wa oishī deshou. | Quel cibo sembra buono, no? |
| 明日は晴れでしょう。 | Ashita wa hare deshou. | Domani probabilmente sarà soleggiato. |
| 君もパーティに行くだろう? | Kimi mo pātī ni iku darou? | Vai alla festa, vero? |
| 何か悪いことが彼にふりかかるかも知れない。 | Nani ka warui koto ga kare ni furikakaru kamo shirenai. | Qualcosa di brutto potrebbe accadergli. |
| 私は間違ったのかも知れない。 | Watashi wa machigatta no kamo shirenai. | Potrei aver sbagliato. |
| 彼の言ったことは本当かも知れない。 | Kare no itta koto wa hontō kamo shirenai. | Quello che ha detto potrebbe essere vero. |
La prima coppia con tabun suona come una stima. Le tre con kamoshirenai lasciano il contrario in vita. Se ti serve un «penso che» più esplicito, torna a と思う; se ti serve chiudere, c'è もちろん. Il resto, in giapponese, è spesso un forse detto con cura.
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