Nella cappella di un hotel giapponese il celebrante non aspetta il «sì» da cerimonia italiana. Aspetta due parole: hai, chikaimasu [はい、誓います], «sì, lo giuro». Arrivano dopo un testo intero, ripetuto riga per riga, in un giapponese da manuale: watakushi al posto del più quotidiano watashi.
Quella formula è la versione locale del voto «nella salute e nella malattia». Al santuario shintoista, lo stesso giorno, quasi nessuno la recita: lì si legge uno seishi [誓詞] davanti agli kami, senza il botta e risposta della cappella.
Indice 3
In cappella si risponde, al santuario si legge
In Giappone il matrimonio civile si perfeziona in comune, con il kon'in todoke [婚姻届]. Cappella e jinja sono cerimonia, non atto anagrafico. Confonderle è il primo errore di chi cerca «il» voto giapponese: ce n'è più d'uno, e cambiano registro.
Nelle cappelle da hotel — spesso protestanti di forma, anche quando gli sposi non sono cristiani — un celebrante legge il voto e chiede conferma. Lo sposo e la sposa rispondono hai, chikaimasu. In qualche cerimonia ripetono ogni frase; in altre ascoltano il blocco intero e chiudono con quelle due parole.
Al santuario, nel rito shinzen shiki [神前式], lo schema è un altro. Dopo i gesti di purificazione e, di solito, lo scambio di sake del san-san-kudo, gli sposi avanzano e leggono lo seishi: un giuramento con il resoconto del giorno, la promessa di vita insieme e la chiusura con data e nomi. Spesso legge lo sposo; la sposa pronuncia il proprio nome. Non c'è il «hai, chikaimasu» da cappella.
C'è anche la cerimonia davanti agli invitati, 人前式, dove il testo può essere originale. Lì il giapponese torna più vicino alla coppia e meno al formulario.

Il voto in stile occidentale
Il testo sotto è quello che, in molte cappelle, il celebrante legge e lo sposo ripete. Poi si ricomincia per la sposa. L'unica differenza strutturale sta nel partner: josei [女性], «donna», nei voti dello sposo; dansei [男性], «uomo», in quelli della sposa.
私はこの女性と結婚し
夫婦となろうとしています。
私は健康な時も
そうでない時も
この人を愛し
この人を敬い
この人を慰め
この人を助け
私の命の限り
固く節操を守ることを
誓います。
Watakushi wa kono josei [dansei] to kekkonshi
Fufu to narou to shite imasu
Watakushi wa kenkouna tokimo
Sou denai tokimo
Kono hito o aishi
Kono hito o uyamai
Kono hito o nagusame
Kono hito o tasuke
Watakushi no inochi no kagiri
Kataku sessou o mamoru koto o
Chikaimasu.
Il secondo schema è una domanda. Il celebrante si rivolge allo shinrō [新郎] o alla shinpu [新婦] e chiude con «lo giuri?». La risposta resta hai, chikaimasu.
In giapponese:
しんろう [しんぷ]、(お名前)、あなたはこの女性と結婚し、夫婦となろうとしております。
あなたは、健康(けんこう)なときも、そうでないときも、この人を愛し、この人を敬(うやま)い、この人を慰(なぐさ)め、この人を助(たす)け、その命(いのち)の限(かぎ)りかたく節操(せっそう)を守ることを誓(ちか)いますか?
In rōmaji:
Shinrō, (nome dello sposo), anata wa kono josei to kekkonshi fuufu to naru to shite orimasu.
Anata wa, kenkō na tokimo, sou denai tokimo, kono hito o aishi, kono hito o uyamai, kono hito o nagusame, kono hito o tasuke, sono inochi no kagiri kataku sessō o mamoru koto o chikaimasu ka?

Frase per frase
Ora che il testo è visibile anche in rōmaji, conviene spezzarlo come si fa con il testo di una canzone: una riga, il senso, i pezzi che la tengono in piedi.
私はこの女性と結婚し
Watakushi wa kono josei [dansei] to kekkonshi
Io contraggo matrimonio con questa donna.
- 私 — io (watakushi, forma solenne);
- この — questa;
- 女性 — donna;
- 結婚し — forma continuativa di 結婚する, «sposarsi».
夫婦となろうとしています。
Fufu to narou to shite imasu
Sto per diventare marito e moglie.
- 夫婦 — coppia sposata, marito e moglie;
- なろう — volitivo di なる, «diventare»;
- としています — «sto per / sto facendo in modo di».
私は健康な時も
Watakushi wa kenkouna tokimo
Sia quando sono in salute.
- 健康 — salute, sano;
- 時 — momento, tempo;
- も — anche, sia…
そうでない時も
Sou denai tokimo
Sia quando non lo sono — malattia, debolezza, i giorni in cui il corpo non collabora. Non significa «non avere»: そうでない rimanda a «quando non è così», cioè quando manca quella salute appena nominata.
- そうでない — «quando non è così».
この人を愛し
Kono hito o aishi
Amerò questa persona.
- この — questa;
- 人 — persona;
- 愛し — amare.
この人を敬い
Kono hito o uyamai
La onorerò, con il rispetto che in giapponese sta in 敬う, non solo in un «ti voglio bene» da quotidiano.
- 敬い — rispettare, onorare, stimare.
この人を慰め
Kono hito o nagusame
La conforterò.
- 慰め — confortare, consolare.
この人を助け
Kono hito o tasuke
La aiuterò.
- 助け — da 助ける, aiutare, sostenere — non il sostantivo 助力, che è un altro pezzo.
私の命の限り
Watakushi no inochi no kagiri
Finché avrò vita.
- 命 — vita;
- 限り — limite, «fino a dove arriva».
固く節操を守ることを
Kataku sessou o mamoru koto o
Di custodire fermamente la fedeltà.
- 固く — saldo, fermo;
- 節操 — integrità, fedeltà, principio;
- 守る — custodire, proteggere.
誓います。
Chikaimasu.
- 誓います — giuro, lo prometto.
È un giapponese da altare, non da izakaya. Per chiedere la mano a tavola il registro cambia del tutto: le frasi della proposta in giapponese stanno più vicine a come si parla quando il cuore batte e i kanji da cerimonia restano nello zaino.
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