Quando si parla di vivere in Giappone, qualcuno tira fuori quasi subito i terremoti e i maremoti. Se ti stai chiedendo come convivere con questa paura, ti dico come rispondo io. Scrivo dal Brasile, e qui il desiderio di vivere in Giappone me lo misurano con i terremoti, i jishin (地震). La risposta che do sta nei fatti.
In quelle conversazioni, terremoti e tsunami sembrano un evento continuo che uccide milioni di persone. C'è chi dice che non avrebbe mai il coraggio di viverci. I disastri gravi ci sono stati. In ciascuno, la causa che ha fatto più morti è stata diversa.
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Ha senso avere paura dei terremoti in Giappone?
È normale preoccuparsi della propria sicurezza. La paura dell'aereo occupa comunque molta testa rispetto ai rischi di tutti i giorni. Con il Giappone sento una sproporzione simile, e rispondo guardando il luogo e la causa delle morti.
Il paese conta 14.125 isole, secondo l'Istituto geografico nazionale, il 28 febbraio 2023. Il numero usato per decenni era 6.852, quello della Guardia costiera nel 1987. Il salto viene dalla carta più dettagliata: isole naturali con almeno 100 metri di perimetro, laghi e isole artificiali esclusi. Il suolo si muove anche per i vulcani del Giappone. Nel 2025 ne sono riconosciuti 111 come attivi: entra nel conteggio un vulcano con un'eruzione negli ultimi diecimila anni circa, oppure con fumarole ancora vive.
Le case e gli edifici recenti sono progettati per reggere una scossa ordinaria. Una scossa forte può comunque far crollare una casa vecchia, rovesciare i mobili e appiccare un incendio. Nelle grandi stragi giapponesi la causa principale è cambiata da un disastro all'altro.
Il 1º settembre 1923, poco prima di mezzogiorno, il terremoto del Kantō ebbe magnitudo 7,9. Sta tra i terremoti più gravi del Giappone. Il Libro bianco del 2023 sulla prevenzione dei disastri, pubblicato dal Gabinetto del governo giapponese, stima circa 105.000 morti e dispersi. Circa 90.000 di quelle persone morirono nell'incendio: case di legno, ora di pranzo, vento di un tifone. Lo schiacciamento sotto le case fu dell'ordine di 10.000 morti. Lo tsunami nella baia di Sagami è una parte piccola di quel bilancio.
L'incendio dopo una scossa ha una storia più lunga del 1923. Nella stampa del terremoto Ansei del 1855, a Edo, le case sono già a terra, il fuoco corre sui tetti e al centro c'è il namazu, il pescegatto a cui la credenza popolare attribuiva i terremoti.
A Kobe, il 17 gennaio 1995, alle 5:46, la magnitudo fu 7,3. L'intensità, sulla scala dell'Agenzia meteorologica giapponese, arrivò a 7, il grado più alto. Il bilancio ancora commemorato è di 6.434 morti e 3 dispersi. La prefettura di Hyogo, nell'indagine pubblicata il 22 dicembre 2005, contò 6.402 morti dentro la prefettura: 5.483 dirette e 919 legate al periodo successivo. Tra le morti dirette, 3.979, il 72,57%, furono per soffocamento o schiacciamento. L'ora, prima dell'alba, trovò molta gente a letto, sotto case di legno vecchie.
L'11 marzo 2011, alle 14:46, il terremoto del Tōhoku raggiunse una magnitudo di momento 9,0. Sulle salme esaminate, la polizia attribuì circa nove morti su dieci all'annegamento, sulla costa del Pacifico.
Quando mi chiedono se vale la pena vivere in Giappone
Quando qualcuno mette in dubbio il mio desiderio di vivere in Giappone e tira in ballo i terremoti, rispondo con un confronto che posso controllare. In Brasile, nel 2024, l'Atlas da Violência dell'Ipea e del Fórum Brasileiro de Segurança Pública ha contato 42.590 omicidi registrati. Lo stesso studio conta 37.150 morti sulla strada. Sono due cifre di un solo anno. L'Atlas stima anche omicidi finiti in un'altra voce del certificato di morte, quindi 42.590 è il registro ufficiale e sta sotto il totale possibile. Il bilancio diretto del 2011, morti e dispersi insieme, resta sotto le 19.000 persone, ed è il più grave dal dopoguerra.
Restare lontani dalla costa abbassa la parte di rischio legata allo tsunami. La scossa, il jishin, arriva lo stesso.
Dopo il 2011 il conto ha continuato a muoversi per le morti correlate: persone morte in seguito, per il peggioramento delle ferite, per l'evacuazione e per lo stress, quando la famiglia ottiene il sussidio previsto dalla legge. L'Agenzia per la ricostruzione, al 31 dicembre 2025, ne certificava 3.810 a Tokyo e in nove prefetture. Di queste, 2.350 sono a Fukushima, dove l'evacuazione dopo l'incidente nucleare ha pesato più che altrove.
Il sisma di Noto, il 1º gennaio 2024, verso le 16:10, con intensità massima 7, mostra la distanza tra il primo bilancio e quello di due anni dopo. Il 17 settembre 2026 la prefettura di Ishikawa ha annunciato tre nuove morti correlate. Il totale, tra Ishikawa, Niigata e Toyama, è arrivato a 758: 228 morti dirette in Ishikawa e 530 correlate nelle tre prefetture.
Il 28 luglio 2026, alle 16:27, un sisma di magnitudo 7,1 ha colpito la zona di Kumamoto, con intensità 7 a Uki e a Hikawa. L'Agenzia giapponese dei vigili del fuoco, nel rapporto delle 17:00 del 31 agosto 2026, contava 38 morti. L'allerta tsunami per il mare di Ariake e per lo Yatsushiro era stata tolta alle 18:10 dello stesso 28 luglio. Il numero dei morti può ancora essere aggiornato.
Come affrontare la paura dei terremoti
Dire queste cose a chi non c'è passato è più facile che dirle a chi ha già un trauma addosso. La paura va trattata insieme alla casa. Quattro gesti mi sembrano abbastanza concreti:
- Ammettere la paura, con il suo nome.
- Confrontare l'immagine mentale con un fatto: quale disastro, quale causa, quale tratto di costa.
- Preparare casa e uscita prima della scossa, così la paura ha un gesto a cui appoggiarsi.
- Scrivere le situazioni che ti spaventano, dalla sirena alla riva, e decidere prima che cosa fai in ciascuna.
La paura di un imprevisto può spingere a prepararsi. Quello che trovi il giorno della scossa è la casa sistemata la sera prima.
Come prepararsi a un terremoto in Giappone
Questi gesti si fanno prima della scossa. A Kobe molte persone morirono sotto case e mobili. Fissare ciò che può cadere e sapere dove mettersi sono le due risposte domestiche a quel tipo di morte.
- Fissa lo scaldabagno e tieni gli oggetti pesanti in basso, o a terra.
- Tieni il televisore e gli altri pesi lontano dagli scaffali alti.
- Lascia libero il percorso verso l'uscita.
- Durante la scossa proteggi la testa e mettiti sotto un tavolo robusto. Esci dopo: scale e vetri sono il tratto in cui ci si fa male di corsa.
- Fissa al muro armadi, scaffali e cassettiere.
- Tieni in casa un kit di primo soccorso e una scorta per i primi giorni, con acqua, torcia e copie dei documenti.
- Mostra a chi vive con te come chiudere elettricità, gas e acqua.
- Sta' lontano da specchi e da porte che possono sbattere, e scegli prima il punto della casa in cui ti ripari.
- Tieni una radio portatile con le batterie cariche. Il telefono, quel giorno, può restare senza rete.
- Fai una prova con chi vive con te e mettiti d'accordo sul punto di incontro.
- Controlla sul sito del comune, o chiedilo allo sportello, qual è l'area di evacuazione del quartiere. Sulla costa il punto sicuro sta in alto, lontano dall'acqua.
Sulla costa il bilancio lo fa lo tsunami
La polizia, nel riepilogo diffuso il 9 marzo 2026 con dati alla fine di febbraio, contava 15.901 morti e 2.519 dispersi per il terremoto e lo tsunami del 2011. I dettagli di quel giorno stanno nelle statistiche del terremoto del 2011. Altri casi, più antichi, stanno nella pagina sugli tsunami avvenuti in Giappone.
A Miyako, in Iwate, l'acqua arrivò sulla strada sopra il muro. Incendi e tsunami avevano già fatto stragi nei secoli precedenti, con case e allarmi diversi da quelli di adesso. Tra i sismi giapponesi degli anni successivi, Noto e Kumamoto sono rimasti sotto quel bilancio di morti dirette.
Quel bilancio è grave. Chi vuole andare in Giappone lo tiene in conto insieme agli allarmi, alle case più rigide e alla quota di costa da evitare.
In auto mettiamo la cintura perché gli incidenti esistono, e continuiamo a guidare. Se vivi in Giappone o hai in programma di andarci, il gesto equivalente è conoscere il rischio del posto in cui stai e preparare mobili, tavolo, radio, punto di incontro e, sulla costa, la strada verso l'alto.




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