C'è un momento, tra una fermata e l'altra, in cui il vagone giapponese smette di sembrare un semplice mezzo e diventa un piccolo teatro: qualcuno dorme in piedi senza cadere, qualcun altro dice sumimasen senza averti toccato, e un telefono in modalità silenziosa brilla in quasi ogni mano.
Non è un catalogo da cartolina. Sono abitudini che tengono insieme milioni di pendolari — e, quando qualcuno le ignora, il silenzio del treno diventa improvvisamente rumoroso. Chi corre verso le porte che si chiudono o occupa il posto priorità senza alzare lo sguardo racconta più della vita in Giappone di molti manuali di viaggio.
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I dormiglioni sul treno — inemuri
Il tipo più riconoscibile è chi dorme. Dormire in treno fa parte della cultura giapponese, e alcuni passeggeri si sdraiano occupando più posti insieme. Riescono a farlo sia in piedi che seduti, quindi non è raro che qualcuno finisca per appoggiare la testa sulla tua spalla.
Dormono nei modi più disparati, in posizioni a volte strane e divertenti, alcuni con la bocca aperta, e solo raramente qualcuno finisce a terra. La cosa più sorprendente è che si svegliano quasi sempre esattamente alla loro fermata e proseguono verso casa o verso il lavoro. Questa pratica si chiama inemuri.
Quando il vagone è pieno, l'unica etichetta possibile è semplice: dormire senza invadere lo spazio altrui più di quanto sia inevitabile.

Quelli del «sumimasen»
Che tu sia in treno o meno, li incontrerai ovunque. Anche quando il vagone è spazioso e quasi vuoto, loro riescono sempre a urtarti, magari aggrappandosi alla porta mentre salgono o scendono.
Prima o poi, per via della loro etichetta di rispetto, la persona non ti ha nemmeno toccato e già dice sumimasen, che significa «scusa», «perdono» o «con permesso».
Ti prendono alla sprovvista e, in silenzio, ti fanno spostare dal posto. Dall'altra parte ci sono quelli che non si muovono affatto e aspettano che sia tu a chiedere il permesso di passare.

I dipendenti dal telefono e il manā mōdo
Non troverai quasi nessuno che parla al telefono ad alta voce sui treni giapponesi, ma gli smartphone non si separano mai dalle loro mani. Passano il tempo a fissare lo schermo, leggere, guardare anime, chattare su LINE.
Gli altoparlanti ripetono la richiesta del manā mōdo (マナーモード): suoneria spenta, niente chiamate. Testi, messaggi e cuffie sì; una conversazione vocale no, nemmeno se il vagone è quasi vuoto. Puoi urtarli o dare loro una gomitata senza che se ne accorgano. In piedi, seduti o dormicchiando, il telefono non lascia mai le loro mani.

I chikan e i vagoni riservati alle donne
Purtroppo ci sono anche i chikan (痴漢): uomini che sfruttano il treno affollato per toccare, strusciarsi o spiare. Non è «maleducazione»: è un reato, e le vittime spesso non dicono nulla sul momento perché il vagone è troppo stretto per muoversi o perché temono di non essere credute.
Per questo, dalla fine del 2000, diverse compagnie hanno introdotto i vagoni riservati alle donne (女性専用車, josei sen'yōsha). Keio sperimentò il servizio a dicembre 2000, in piena stagione dei bōnenkai, e dal marzo 2001 lo rese regolare; JR East seguì sulla Saikyō nel 2001. I cartelli rosa sul marciapiede indicano gli orari — di solito le ore di punta feriali — e, in molte linee, possono salire anche i bambini delle elementari e i passeggeri con disabilità insieme all'accompagnatore. Se un uomo sale per sbaglio, si sposta al vagone accanto alla fermata successiva: non è una multa automatica, ma è una richiesta di cooperazione che va rispettata.

I rumorosi sul treno giapponese
Molti pensano che, dato che non si può telefonare sul treno, il viaggio debba essere silenzioso. Fino a quando non ti imbatti in un gruppo di studentesse o in una compagnia chiassosa. Non parlano a bassa voce, urlano. Parlano senza sosta e non si curano di nessuno.
Se qualcuno tenta di farle abbassare la voce, si arrabbiano ancora di più. La situazione diventa imbarazzante e nessuno interviene. Prima o poi vedrai persone che parlano ad alta voce sul treno; non tutti si rendono conto di parlare troppo forte — per alcuni è una cosa del tutto naturale. Il contrasto è proprio questo: il silenzio è la regola di default, non un voto di mutismo.

«Questo posto è mio» e i yūsenseki
Sui treni giapponesi è normale vedere donne incinte o anziani in piedi, mentre i posti a sedere prioritari — i yūsenseki (優先席), spesso di un colore diverso, arancione o rosato — sono occupati da passeggeri in piena forma. Una volta che qualcuno si siede, è difficile che si rialzi prima di arrivare alla sua fermata. Alcuni ci pensano, ma la vergogna reciproca frena il gesto.
E anche quando qualcuno si alza per cedere il posto all'anziana, questa spesso rifiuta e preferisce restare in piedi, come per sentirsi ancora giovane. Naturalmente, un altro giovane passeggero si impossessa subito del posto lasciato libero. La regola non scritta è alzare lo sguardo: se qualcuno ha più bisogno di te, il sedile non è tuo.

Gli asociali sul treno giapponese
La stragrande maggioranza dei passeggeri non scambia una sola parola sul treno. La riservatezza domina il viaggio e la possibilità di conoscere uno sconosciuto è minima. Nessuno prende l'iniziativa, e anche se sei tu a cominciare, la conversazione non scorre facilmente.
Molti temono di sbagliare registro, soprattutto con uno straniero: la barriera linguistica li rende insicuri su come comunicare o aiutare. Eppure i passeggeri non smettono mai di osservarsi tra loro — non solo gli stranieri, ma anche tra di loro, in particolare tra persone di sesso opposto. Guardare sì; invadere lo spazio no.

Chi si lancia nelle porte — kakekomi jōsha
Manca l'ottavo tipo, quello che fa chiudere tardi le porte. Si chiama kakekomi jōsha (駆け込み乗車): lanciarsi sul treno mentre le ante stanno chiudendo. Gli annunci in stazione lo ripetono perché è pericoloso — una borsa, un braccio o un passeggino possono restare incastrati — e perché un ritardo di pochi secondi si propaga su tutta la linea.
Se il vagone è già un'unica massa, conviene aspettare il prossimo. I treni giapponesi passano spesso, e chi si ferma a un millimetro dalla porta chiusa ha già capito la lezione più utile del rush hour: il treno successivo esiste.
Questi otto tipi non coprono ogni viso dell'ora di punta, ma aiutano a leggere il vagone: chi dorme, chi chiede scusa, chi non alza gli occhi dal telefono, chi viola lo spazio altrui, chi alza la voce, chi tiene il sedile, chi non parla e chi corre verso le porte. Il prossimo viaggio dirà quale di questi incontrerai per primo.
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