Gyaru (ギャル) è l'adattamento giapponese dell'inglese gal. Indica una sottocultura nata in Giappone tra la fine degli anni '80 e gli anni '90, riconoscibile per look vistosi, capelli tinti, make-up marcato e un atteggiamento apertamente anticonformista.
Più che un singolo modo di vestire, il gyaru è diventato un linguaggio visivo: un modo di mostrarsi sicure, appariscenti e lontane dall'ideale tradizionale della ragazza giapponese discreta e riservata. Il fenomeno ha raggiunto il suo picco tra gli anni '90 e i primi 2000, soprattutto a Shibuya, ma continua ancora oggi a influenzare moda, trucco e cultura pop.
Indice 4
Origine e significato di gyaru
La parola nasce dalla pronuncia giapponese di gal. In origine il termine circolava già nella pubblicità e nella moda femminile, ma con il tempo è diventato il nome di una scena giovanile ben precisa: ragazze che rifiutavano l'estetica sobria dominante e preferivano capelli schiariti, pelle abbronzata, minigonne, accessori vistosi e un modo di parlare più libero e diretto.
Per questo motivo il gyaru non va letto solo come tendenza estetica. In molti casi rappresentava anche ribellione, vita di gruppo, slang proprio e forte legame con quartieri come Shibuya e Harajuku, dove riviste, negozi e modelle hanno aiutato a diffondere lo stile.
Oggi la scena non occupa più lo stesso spazio che aveva nell'era Heisei, ma non è scomparsa. Alcune sue varianti sono diventate più pulite o più adulte, mentre il revival Y2K ha riportato attenzione su make-up, silhouette e atteggiamenti legati al mondo gyaru.
Caratteristiche della moda gyaru
Quando si parla di gyaru si pensa subito a capelli chiari o tinti, ciglia evidenti, eyeliner marcato, unghie decorate, abiti aderenti o appariscenti e molti accessori. Nella fase più famosa dello stile erano comuni anche l'abbronzatura intensa, i tacchi alti, le minigonne e l'uso di brand molto visibili.
Non tutte le gyaru, però, si presentano allo stesso modo. Alcune puntano su un'immagine glamour e sofisticata, altre su un look più dolce, altre ancora su toni estremi come il ganguro. Il punto in comune è la volontà di farsi notare e di costruire un'identità riconoscibile.

Lo stile ha avuto un legame forte anche con le riviste di moda e con figure diventate iconiche per il pubblico giapponese, come Tsubasa Masuwaka, oltre a testate come egg, Popteen e Koakuma Ageha. Attorno a queste pubblicazioni si sono formati lessico, canoni estetici e sottostili che hanno definito intere epoche della moda urbana giapponese.
Se ti interessa il lato sociale della moda giapponese, puoi approfondire anche questi temi collegati:
- Perché alcune studentesse giapponesi portano la gonna corta anche in inverno
- Bosozoku, yankii e sukeban: le sottoculture ribelli del Giappone
- Guida agli stili del Giappone: Harajuku, Visual Kei, Decora e altro

Tipi di gyaru più conosciuti
Nel tempo il termine gyaru è diventato un ombrello che raccoglie diverse varianti. Alcune cambiano soprattutto nel trucco, altre nel rapporto con la moda di lusso, altre ancora nell'età o nell'immaginario a cui si ispirano.
- Kogyaru: variante legata alle adolescenti e all'estetica scolastica resa più vistosa, con gonne accorciate, accessori e capelli tinti.
- Ganguro: stile noto per pelle molto abbronzata, capelli chiari e contrasto forte nel make-up.
- Yamanba o Manba: evoluzione estrema del ganguro, con trucco molto accentuato, colori forti e look volutamente esagerato.
- Hime gyaru: versione più elegante e principesca, fatta di pizzi, rosa, fiocchi, capelli voluminosi e dettagli decorativi.
- Onee gyaru: stile più adulto e sensuale, meno infantile e più vicino alla moda da rivista.
- Ane gyaru: letteralmente "sorella maggiore", con immagine matura, sicura e più sofisticata.
- Shiro gyaru: gyaru dalla pelle chiara, con make-up più pulito rispetto ai sottostili più estremi del passato.
- Gyaruo: controparte maschile, con attenzione a capelli, abiti aderenti, accessori e immagine appariscente.

Gyaru-go: slang e parole comuni
Accanto alla moda esiste anche il gyaru-go (ギャル語), cioè il modo di parlare associato alla scena gyaru. Non è un dizionario fisso: cambia in fretta, dipende dal periodo e molte parole che erano comuni negli anni 2000 oggi suonano datate o vengono usate in tono ironico.
Alcuni termini sono rimasti famosi proprio perché riassumono l'energia esagerata del mondo gyaru:
- ぽよ (poyo): suffisso giocoso aggiunto alla fine di parole o espressioni per renderle più leggere o carine.
- あげぽよ (agepoyo): significa essere super gasata, piena di energia o di ottimo umore.
- さげぽよ (sagepoyo): indica il contrario, cioè sentirsi giù o deluse.
- らぶぽよ (rabupoyo): esprime un sentimento affettuoso o innamorato, vicino all'idea di essere presi dall'amore in giapponese.
- やばぽよ (yabapoyo): può voler dire assurdo, intenso, rischioso o fuori scala, a seconda del contesto.
- とりま (torima): abbreviazione colloquiale usata con il senso di "intanto" o "per ora".
- ぱちこく (pachikoku): vuol dire raccontare una bugia o inventarsi qualcosa.
- うけぴい (ukepii): usato quando qualcosa è divertente o fa ridere.
- あとんす (atonsu): variante informale e scherzosa di "grazie".
Anche se oggi il gyaru non domina più le strade come un tempo, continua a riapparire nella moda, nei social, negli anime e nei revival dedicati agli anni 2000. Più che una semplice estetica, resta un simbolo di espressione personale, sicurezza e gusto per l'eccesso.
Community
Commenti
0 commenti
Non ci sono ancora commenti pubblicati in questa lingua.
Invia commento