Linguaggio di genere in giapponese

Linguaggio di genere in giapponese

Onna kotoba, danseigo e ciò che i manuali non dicono sul わ.

Chi studia giapponese scopre in fretta che una stessa cosa ha più vesti: cortesia, gerarchia, dialetto. C'è anche il genere di chi parla. Non è la grammatica dell'italiano sul nome (il gatto, la gatta). È il colore della frase: 私, 僕 o あたし, e la particella in fondo, a dire chi sta parlando.

Nei manga e negli anime il contrasto è nitido: lei chiude con わ, lui con ぞ, e sembra una legge. In un vagone di Tokyo, tra colleghi o tra amici giovani, quella legge si assottiglia. Il joseigo da manuale, oggi, è più un registro — e a volte un costume di scena — che lo specchio fedele della strada.

Uomo e donna conversano sorridendo a un tavolo da ristorante
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Joseigo e danseigo: due stili, non due grammatiche

Le parole e le abitudini associate alle donne si chiamano onna kotoba (女言葉) e, più in generale, joseigo (女性語). Quelle associate agli uomini sono otoko kotoba (男言葉) e danseigo (男性語). Esiste anche 女らしい / 男らしい: «da donna», «da uomo». È un giudizio sul comportamento, non una coniugazione.

Il giapponese scritto — articoli, moduli, saggi — non porta questo contrasto, tranne quando cita un dialogo. Anche il keigo e il teineigo da ufficio livellano quasi tutto: です e ます non «hanno sesso». Il linguaggio di genere vive soprattutto nel parlato casuale, tra persone che già si conoscono.

Cosa cambia tra uomini e donne

Le desinenze aiutano, ma il contrasto sta anche nel tono, nella cortesia e nelle parole che si evitano. Il joseigo da manuale tende a un registro più morbido, più cortese, a volte più indiretto; il danseigo, a un tono più secco e assertivo. Molti manuali di parlato descrivono uno spettro brusco/gentile, non una linea maschile/femminile: un uomo può ammorbidire, una donna può spezzare, e il contesto conta più dell'etichetta di genere.

In media le donne usano più forme cortesi e più prefissi onorifici お〜 e ご〜. Molte giovani, però, scelgono un giapponese neutro e lasciano わよ e かしら ai personaggi o alle generazioni precedenti. L'ideale 女らしい resta una norma sociale — scuola, media, libri di testo — più che una fotografia di come parlano tutte.

Se stai imparando, una particella «sbagliata» non è una vergogna. Il corso inizia dal registro neutro, lo stesso che userai in classe e in ufficio. Il genere, come il keigo più fine, arriva dopo, quando l'orecchio è già abituato.

Passeggeri affollati visti dal finestrino di un treno in Giappone

Particelle finali: il genere in fondo alla frase

Le particelle in chiusura danno enfasi, domanda, invito a confermare. Alcune si sono colorate di genere. Molte di queste marche si sono irrigidite come «da donna» o «da uomo» soprattutto a partire dall'era Meiji, quando lo stile da joseigo è stato insegnato e messo in scena come modello.

Chiusure più associate al joseigo:

  • わ — wa
  • わよ — wa yo
  • わね — wa ne
  • のね — no ne
  • のよ — no yo
  • の — no
  • だこと — da koto
  • なの — na no
  • のねぇ — no nee
  • だわ — da wa
  • かしら — kashira
  • てよ — te yo

Chiusure più associate al danseigo:

  • や — ya
  • ぜぇ — zee
  • ぜ — ze
  • だぞ — da zo
  • だな — da na
  • だ — da
  • だね — da ne
  • な — na
  • さ — sa
  • ぞ — zo
  • かい — kai

Quasi tutte, in qualche epoca o in qualche regione, sono state usate da entrambi. Dipende dall'occasione, dalla voce, dal dialetto. Il わ «femminile» dei manuali di Tokyo sale di tono; il わ del Kansai, spesso discendente, lo usano anche gli uomini e non suona da joseigo. や, in molte liste «maschili», è anche copula del Kansai. かしら («chissà…») resta una marca femminile classica; tra i giovani かな è più comune.

Nelle domande informali, molte ragazze evitano か e chiudono con の o なの. I ragazzi usano か, かい o だい con più disinvoltura. ね e よ, da soli, sono neutri; togliere il だ prima di よ (きれいよ invece di きれいだよ) è ciò che tinge la frase di joseigo.

Collage di quattro artisti giapponesi in pose da ritratto

Pronomi, lessico e una tabella di confronto

I pronomi di prima persona sono il punto in cui lo studente italiano sente subito il genere: 私 (watashi) è il neutro educato, più frequente tra le donne nel casuale; あたし è marcatamente femminile e, in bocca a un'adulta, può suonare da ragazzina; 僕 e 俺 restano i «io» maschili, il secondo più ruvido. I sostantivi, invece, quasi mai hanno genere: 猫 è gatto e gatta. Quando serve distinguere, si aggiunge un onorifico o un composto, non una desinenza.

Neutro Maschile Femminile
行く 行くよ 行くわよ
日本人 日本人だ 日本人だわ
高いのか? 高いのかい? 高いの?
何? 何だい? 何なの?
僕 / 俺 あたし

Il lessico ha coppie gentile/ruvido che i manuali legano al genere ma che, in pratica, sono registro: 食べる e 食う, おいしい e うまい, お腹が空いた e 腹減った. Usare 食う con あたし e だわ è il mix che si sente nell'onē kotoba da palcoscenico: marche femminili e parole ruvide nella stessa frase. Non è «come parlano tutte le donne» e non è una formula da copiare in ufficio.

Anime, strada e ordine di studio

Anime e manga ingrandiscono joseigo e danseigo perché servono il personaggio: l'eroina elegante, il delinquente, l'onē. Fuori dallo schermo, tra i ventenni, il neutro — だよ, だね, forme piane senza ぞ o わ — occupa gran parte della giornata. Copiare il ぞ di uno shōnen in un konbini non rende autentici: rende teatrali.

Prima il giapponese neutro e il keigo di base. Poi l'orecchio per le particelle, i pronomi e il momento in cui un registro di genere è una scelta, non un obbligo.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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