Prima della ceramica Jōmon, l'arcipelago era già un territorio di caccia. Il periodo paleolitico del Giappone è quella fascia lunga e poco visibile: gruppi piccoli, greggi da seguire, e quasi nessuno scheletro rimasto nel suolo.
Il terreno vulcanico è acido e consuma l'osso. Resta la pietra. Ed è proprio dalla pietra che arriva il tratto più curioso di questa preistoria: strumenti levigati quando, nel resto del mondo, quella tecnica è ancora associata al Neolitico.
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I primi abitanti dell'arcipelago
I primi esseri umani ad abitare l'arcipelago sarebbero cacciatori dell'età della pietra arrivati dal nord-est dell'Asia. Viaggiavano in piccoli gruppi, con armi a punta di pietra, e seguirono i greggi di animali selvatici attraverso ponti terrestri formati durante l'era glaciale, quando il mare era più basso di oltre cento metri.
Sebbene molti credano che siano arrivati prima, la presenza umana sicura in Giappone si colloca non prima del 35.000 a.C. Gli artefatti paleolitici includono strumenti a lama finamente realizzati, simili a quelli della Siberia e dell'Eurasia. Presso il lago Nojiri, nell'Honshū centrale, restano tracce di macellazione dell'elefante di Naumann e del cervo gigante Sinomegaceros yabei, intorno a 36.000 a.C.
Sull'Honshū, tra i resti umani più noti ci sono quelli di Hamakita, a Hamamatsu, nella prefettura di Shizuoka. Secondo la datazione al radiocarbonio, quei fossili — frammenti cranici e ossa di arti — risalgono a circa 18.000–14.000 anni fa. Più antichi, e meglio conservati, sono i resti delle Ryūkyū: il bambino della grotta Yamashita-chō a Okinawa, intorno a 32.000 anni fa, e l'uomo di Minatogawa. Lo scarto dice che l'arcipelago non si popola in un colpo solo, e che l'osso sopravvive dove il suolo perdona.
Poiché non è stata ancora scoperta ceramica in questi livelli, il Paleolitico giapponese è detto anche periodo pre-ceramico, o Sendoki. Serve a distinguere questi abitanti da quelli delle epoche successive, a partire dal periodo Jōmon.
Eventi e sviluppo degli strumenti
Un'enorme eruzione vulcanica nel sud del Giappone, dalla caldera di Aira a Kyūshū, sparse una cenere distintiva — il piroclasto Aira-Tanzawa (AT) — su gran parte del paese. Quello strato è diventato un orologio: i siti stanno «prima» o «dopo» l'AT. Le stime calibrate collocano l'eruzione intorno a 30.000 anni fa. Le datazioni più vecchie, non calibrate, la mettevano più vicina ai 22.000–24.000 anni.
Da quel momento il ciottolo semplice perde peso. Gli strumenti piccoli e ben fatti, soprattutto a forma di coltello, diventano più importanti intorno a 16.000 anni fa. I piccoli utensili di quarzo e ossidiana, tra circa 16.000 e 13.000 anni fa, mostrano una somiglianza notevole con quelli della stessa età nel nord-est dell'Asia e in Europa. Gli strumenti dei siti di Hokkaidō sono quasi identici a quelli dell'Estremo Oriente russo e della Siberia.
C'è un altro tratto che rende unico questo Paleolitico. Accette con il bordo levigato, datate intorno al 30.000 a.C., compaiono in decine di siti — tra cui Hinatabayashi B, a Shinanomachi, nella prefettura di Nagano — millenni prima che nel resto del mondo quella tecnica venga associata al Neolitico. Non è un vezzo: è una tecnologia da taglio e da legno, già in un'epoca di caccia.
Perché le date del Paleolitico si spostano
Le sintesi tradizionali aprono spesso il Paleolitico giapponese al 50.000 a.C., o addirittura al 100.000. Quelle cifre restano nei manuali. Dopo lo scandalo del 2000 — Shin'ichi Fujimura fu fotografato mentre seppelliva reperti a Kamitakamori, nel Tōhoku — la soglia largamente accettata per una presenza umana sicura si è spostata verso il 35.000 a.C. Pochi siti, ancora discussi, pretendono di scendere più in basso.
Lo studio sistematico è recente. Il primo sito paleolitico riconosciuto in Giappone arriva nel 1946, con Tadahiro Aizawa: fino ad allora gli scavi si fermavano allo strato Jōmon, perché si dava per scontato che prima non ci fosse nessuno. Da allora sono emersi circa 5.000 siti, dal Kyūshū meridionale all'Hokkaidō. La maggior parte è piccola e, nel suolo acido, sopravvive lo strumentario litico. Il nome giapponese del periodo è 旧石器時代, kyūsekki jidai.
Il Paleolitico chiude quando compare la ceramica, tra circa 16.000 e 14.000 anni fa, e l'arcipelago entra nel Jōmon. Non è un cambio di popolo in un pomeriggio: è la stessa gente che, a un certo punto, inizia a cuocere l'argilla. Per inquadrare quella sequenza nel resto della storia del Giappone raccontata per epoche, il Paleolitico resta il capitolo più silenzioso — e il più dipendente da una lama e da uno strato di cenere.
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