Chi segue l'anime di KonoSuba ha sicuramente notato la singolare katana chiamata Chunchunmaru. Per quale motivo questa lama porta un nome tanto bizzarro e qual è la sua vera storia nella serie? Dietro questo appellativo curioso si nascondono un aneddoto memorabile delle avventure di Kazuma e autentiche convenzioni linguistiche giapponesi.
Nella città di Axel, Satou Kazuma decide di commissionare una lama su misura al fabbro Kurobee. Provenendo dal Giappone contemporaneo, Kazuma desidera impugnare una katana tradizionale per distinguersi in un mondo fantastico dominato dalle spade occidentali. Tuttavia, poiché le sue statistiche fisiche e la sua competenza marziale risultano modeste, l'artigiano realizza una spada corta, più simile a un wakizashi o a un kodachi rispetto a una sciabola a due mani.
Nel momento solenne di dare un nome all'arma, Kazuma cerca una denominazione eroica ed evocativa. Mentre è distratto dai suoi pensieri, Megumin prende improvvisamente l'iniziativa ed esclama ad alta voce il nome Chunchunmaru [ちゅんちゅん丸]. Senza concedere a Kazuma il tempo di opporsi, il fabbro incide all'istante la scritta sull'acciaio. Imbarazzato all'idea di gridare un nome così buffo durante i duelli, Kazuma finisce comunque per farne la sua arma fidata nel corso degli eventi di questo celebre anime isekai parodistico.
Qual è il significato del nome Chunchunmaru?
Il nome Chunchunmaru [ちゅんちゅん丸] unisce due componenti ben distinti del vocabolario giapponese: una tenera onomatopea naturale e un suffisso classico ricco di storia.
La prima parte, chunchun [ちゅんちゅん], è un'onomatopea giapponese appartenente alla classe dei giseigo [擬声語], vocaboli che imitano i suoni e i versi del mondo animale. Questa espressione riproduce fedelmente il cinguettio degli uccellini, in modo particolare il verso del passero [suzume, 雀]. Dove in italiano useremmo il verso cip-cip, l'orecchio giapponese percepisce chun-chun. Questa straordinaria varietà espressiva caratterizza la comunicazione quotidiana nipponica, come mostriamo nella nostra rassegna completa dedicata alle onomatopee giapponesi. Attribuendo il cinguettio di un passero a una lama da battaglia, Megumin associa una voce fragile e minuta a uno strumento concepito per tagliare i nemici.
La seconda parte, maru [丸], significa letteralmente cerchio o rotondità, suggerendo pienezza, armonia e protezione spirituale. Fin dal periodo feudale in Giappone, i clan di samurai assegnavano questo suffisso al nome d'infanzia dei fanciulli, come Ushiwakamaru per il celebre Minamoto no Yoshitsune, con l'intento di invocare la benevolenza divina e allontanare le sventure. Grandi maestri forgiatori adottarono la medesima usanza per battezzare spade leggendarie quali Kogitsunemaru o Hotarumaru, una tradizione artigianale documentata nel nostro studio sulla katana e le spade leggendarie del Giappone. Nel corso dei secoli questa formula protettiva si è estesa alle sezioni difensive dei castelli con l'honmaru, agli animali da compagnia e soprattutto alle navi della flotta nipponica, tra cui spiccano le famose Nippon Maru e Kasato Maru.
L'effetto comico ideato dall'autore Natsume Akatsuki in KonoSuba nasce proprio da questo contrasto geniale: affiancare il verso leggero di un passerotto a un suffisso nobile riservato a guerrieri d'onore e grandi imbarcazioni. L'incessante contraddizione tra aspirazioni gloriose e goffa realtà quotidiana riflette appieno il percorso caotico di Kazuma, spesso sopraffatto da quella divertita rassegnazione che i giapponesi definiscono con l'espressione mendokusai.





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