Se ti chiedi perché il Giappone è tecnicamente avanzato, conviene seguire sette oggetti e vedere quale è arrivato fino a casa. Il primo sembra solo una tavola di legno.
Indice 7
1. Pannello di legno per la casa
Hai mai immaginato che una tavola di legno ti raccontasse il tempo per domani sera? A Kyoto la mui Lab, nata nell'ottobre 2017 da un progetto interno di NISSHA, ha messo in produzione il mui Board. Da spento è un pezzo di legno appeso al muro. Da acceso mostra il meteo, i messaggi e i comandi di luci e di altri apparecchi collegati. Se l'impianto lo consente, da lì comandi anche la musica. La sede è a Nakagyo, sulla via Ebisugawa. Dal luglio 2020, accanto alla sede, lo spazio Ebisugawa Salone mostra il pannello acceso.
L'azienda lo descrive come un'interfaccia domestica in legno naturale. È un oggetto di nicchia: sta fermo nel muro quando non serve, e in cucina non ha preso il posto del cuociriso.
2. Calcolatrice tascabile
Ricordi quando è stata l'ultima volta che hai calcolato qualcosa a mano? Il conto è molto più vecchio dell'elettronica giapponese. Quello che arriva dal Giappone, all'inizio del 1971, è la Busicom LE-120A HANDY-LE. I musei delle calcolatrici d'epoca la mettono tra le prime abbastanza sottili da entrare in una tasca. Aveva 12 cifre, quattro pile stilo, uno spessore di circa 22 mm e un solo chip, il Mostek MK6010.
Prima ancora di quel chip, in Giappone il conto si faceva con il soroban, l'abaco a palline. La HANDY-LE ha reso il calcolo elettronico un oggetto che stava davvero in tasca. Oggi la stessa operazione sta nel telefono.

3. Robot androidi
Il robot che sbatte le palpebre e l'albergo pieno di robot sono due storie separate. Nel novembre 2003, all'International Robot Exhibition di Tokyo, la Kokoro ha mostrato Actroid: un androide con pelle in silicone che sbatte le palpebre, parla e muove il torace come se respirasse. A gennaio 2004 l'Università di Osaka e la Kokoro hanno presentato il modello Actroid-ReplieeQ1.
L'albergo è una storia successiva. Nel luglio 2015 l'Henn-na Hotel di Sasebo, nel parco Huis Ten Bosch, è entrato nel Guinness come primo albergo con personale robot. I robot sono arrivati a 243. A gennaio 2019 la direzione ne ha dismessi circa la metà. La bambola Churi, in camera, scambiava il russare per un comando e continuava a parlare. I velociraptor della reception lasciavano il passaporto al personale in carne e ossa, che lo fotocopiava. I facchini automatici raggiungevano solo una parte delle camere, circa 24 su più di 100, e si bloccavano con la pioggia o con la neve.
4. Cuociriso elettrico
Il 10 dicembre 1955 la Toshiba ha messo in vendita l'ER-4, il primo cuociriso elettrico automatico per la casa. Yoshitada Minami, in una piccola fabbrica di scaldabagni, e sua moglie Fumiko provarono i prototipi finché la cottura si fissò intorno ai 20 minuti: l'acqua della camera esterna evaporava, un interruttore bimetallico sentiva il salto di temperatura e la macchina si spegneva. Costava 3.200 yen, circa un terzo dello stipendio mensile medio di allora. Il riso cotto andava spostato, perché l'ER-4 non lo teneva in caldo. Entro un anno la Toshiba ne vendeva più di 200.000 al mese.
Perché ti serve un cuociriso in cucina oggi? Tutti conosciamo il momento in cui il riso diventa appiccicoso o secco. I modelli che trovi in negozio mantengono il riso in caldo e limitano il calore che brucia il fondo. La ciotola, poi, si lava.

5. Karaoke
Daisuke Inoue suonava nei club di Kobe. Durante gli spettacoli, i clienti volevano accompagnare i musicisti e divertirsi insieme sul palco. Nel 1971 ha fatto costruire 11 scatole con nastro e amplificatore e le ha date in affitto ai bar. La macchina metteva una base già registrata al posto della band. Inoue non ha brevettato l'apparecchio, e i guadagni più grossi sono andati ad altre aziende.
Quattro anni prima, nel 1967, Shigeichi Negishi aveva già acceso la Sparko Box: un registratore a 8 tracce, un microfono e un timer a moneta. Inoue è quello che ha fatto girare le scatole nei locali di Kobe. Nel 1999 la rivista Time lo ha incluso tra gli asiatici più influenti del secolo, e Pico Iyer ha messo le notti del karaoke accanto alle giornate cambiate da Mao e da Gandhi. Nel 2004 Inoue ha ricevuto l'Ig Nobel per la pace, per un passatempo che insegna a sopportare il canto degli altri. Il modo in cui è entrato nei locali sta anche nel pezzo sul karaoke in Giappone.
6. Emoji
Emoji è un carattere a immagine: la parola giapponese unisce e, immagine, e moji, carattere. Il primo cellulare con un set di questi segni è lo SkyWalker DP-211SW della J-Phone, in vendita dal 1° novembre 1997, con circa 90 simboli. Tra quelli c'era già il famoso simbolo della cacca.
Nel 1999 Shigetaka Kurita, per NTT DoCoMo, ha disegnato 176 emoji su una griglia di 12 per 12 pixel. Nel 2016 il MoMA di New York ha acquisito quel set. Oggi nei messaggi ne usi migliaia di emoji, con facce grandi e colorate. Il disegno di partenza era piccolo e a quadretti.

7. LED blu
Il 7 ottobre 2014 il Nobel per la fisica è andato a Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura per il LED blu efficiente, messo a punto all'inizio degli anni Novanta. Akasaki e Amano lavoravano all'Università di Nagoya. Nakamura è nato il 22 maggio 1954 a Ikata, nella prefettura di Ehime. Il LED blu ad alta luminosità lo ha portato in produzione alla Nichia, a Tokushima, nel 1993. Nel 2014 era cittadino americano e insegnava all'Università della California a Santa Barbara.
Rossi e verdi esistevano già. Con il blu, coperto da un fosforo, si ottiene la luce bianca delle lampade a LED: durano di più e scaldano meno di una lampadina a incandescenza.
A casa sono arrivati il cuociriso, il calcolo nel telefono, le emoji e la luce che parte dal blu. La tavola di legno si vede a Kyoto, e il karaoke resta una serata al bar. I robot di Sasebo, dopo pochi anni, sono stati dimezzati.




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