Fortuna in giapponese: parole, kanji e come augurarla

Fortuna in giapponese: parole, kanji e come augurarla

Kanji, auguri e sfumature della sorte

Se chiedi a un italiano come si augura la fortuna, esce quasi sempre «buona fortuna» o «in bocca al lupo». In giapponese la stessa scena si spezza: c’è chi parla della sorte come destino e benedizione, e c’è chi, prima di un esame, ti dice di dare il massimo.

I kanji non tengono tutto in una sola parola. 福, 運 e 幸 si incrociano con felicità, prosperità e persino con una borsa misteriosa di Capodanno. Per questo conviene distinguere il vocabolario della fortuna dalla frase che si usa davvero per incoraggiare qualcuno.

Koinobori, le carpe colorate issate in Giappone durante la Golden Week
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Ganbatte — 頑張って — «dai il massimo»

La frase che i dizionari e i sottotitoli traducono più spesso con «buona fortuna» è ganbatte (頑張って), forma di ganbaru (頑張る). Non chiede alla sorte di arrivare da sola: chiede alla persona di impegnarsi fino in fondo. Prima di un esame, di una partita o di un colloquio, è l’augurio che senti davvero.

Le sfumature cambiano con la forma. Ganbare (頑張れ) è più secco, da tifoseria. Ganbatte kudasai (頑張ってください) ammorbidisce il tono. Ganbarimasu (頑張ります) è chi parla che promette di farcela. Se vuoi il dettaglio delle origini e delle coniugazioni, c’è già una pagina dedicata al significato di ganbatte.

Ingresso di un esame universitario in Giappone, scena tipica in cui si sente dire ganbatte

Kōun — 幸運 — la parola per «fortuna»

Quando serve il sostantivo, non il tifo, entra kōun (幸運, こううん). Unisce 幸, «felicità», e 運, «sorte, destino». È la parola da dizionario per buona fortuna: quella che usi per dire che qualcuno è stato fortunato, o per augurare la sorte in un registro più formale.

La formula scritta e cortese è kōun o inorimasu (幸運を祈ります): «prego per la tua fortuna». Ha senso in un messaggio, in una lettera, in un contesto in cui ganbatte suonerebbe troppo da spogliatoio. L’opposto diretto è 不運 (fuun), sfortuna.

Fuku — 福 — benedizione e buona sorte

Fuku è un sostantivo che significa buona fortuna e anche un ideogramma (福) che porta benedizione, sorte e ricchezza. Il kanji compare in decine di parole legate alla felicità o alle cose fortunate. Un esempio concreto è il fukubukuro, la «sacca della fortuna» venduta a Capodanno con oggetti misteriosi dentro.

Ecco alcune parole derivate e scritte con il kanji di fuku:

  • 福祉 — fukushi — benessere, assistenza;
  • 福音 — fukuin — buona notizia, vangelo;
  • 福岡 — Fukuoka — nome di una città;
  • 福引 — fukubiki — lotteria;
  • 福寿 — fukuju — longevità e felicità;
  • 福徳 — fukutoku — fortuna, felicità e prosperità.
Fukubukuro, sacche della fortuna in vendita per il Capodanno giapponese

Engimono — 縁起物 — oggetti che portano fortuna

Engimono significa «oggetto portafortuna» o talismano. È il termine generico per qualsiasi cosa considerata di buon auspicio, dalla bambola Daruma al maneki-neko. Può coprire cibi, sacchi, bambole, frutti, fiori, incenso, musica: se la tradizione gli attribuisce buona sorte, può entrare nella famiglia degli engimono.

Bambola Daruma rossa, classico engimono della fortuna in Giappone

Un ga ii — 運がいい — essere fortunati

Un ga ii (運がいい) è l’aggettivo per descrivere qualcuno o qualcosa di fortunato. Il kanji 運 (un) vale fortuna, sorte, destino, e anche avanzamento o progresso. Non è un unico suono «ungaii»: sono tre pezzi, un / ga / ii, «la sorte è buona».

  • 運命 — unmei — destino;
  • 運良く — un yoku — per fortuna, felicemente;
  • 運勢 — unsei — andamento della sorte.

Tsuiteru — ついてる — avere la fortuna attaccata

Tsuiteru (ついてる / 付いてる) descrive lo stato di chi, in quel momento, ha la fortuna «attaccata». La forma negativa è tsuite nai (ついてない): oggi non gira. Il verbo, in altri usi, significa anche essere attaccato, essere incluso, trovarsi in un certo stato. Per questo suona più parlato e momentaneo di kōun.

Moneta da 5 yen, il goen considerato portafortuna in Giappone

Lo stesso spirito di «legame fortunato» torna nella moneta da 5 yen, il goen, tenuta come portafortuna perché il nome richiama ご縁, il filo che unisce le persone.

Rakkii — ラッキー — il prestito da «luck»

Rakkii (ラッキー) arriva dall’inglese luck. Si sente in tono leggero, in pubblicità, nei manga, quando qualcuno pesca il posto libero o indovina al primo colpo. Se dici «luck» in inglese, in molti contesti informali ti capiscono lo stesso; ラッキー è la forma già adattata al giapponese.

Altre parole vicine alla fortuna

Restano alcune voci che ruotano intorno alla stessa idea, senza essere sinonimi perfetti:

  • 吉 — kichi — buona sorte, soprattutto nei biglietti degli oracoli e nei responsi;
  • 幸せ — shiawase — felicità, che in certi contesti porta anche l’idea di essere stati fortunati;
  • 不運 — fuun — cattiva fortuna, l’inverso di 幸運.

Una trappola frequente è yatta (やった). Suona come un «evviva» quando qualcosa va a segno — hai passato l’esame, hai vinto la lotteria — ma non è una parola per «fortuna». È lo scoppio di chi ce l’ha fatta, non l’augurio né il nome della sorte. Per le credenze su numeri, oggetti e gesti che attirano o scacciano la sfortuna, il filo continua nelle superstizioni giapponesi.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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