5 yen (goen): la moneta della fortuna e il buco al centro

5 yen (goen): la moneta della fortuna e il buco al centro

Goen, ご縁 e il foro delle monete giapponesi: legami, santuari e storia del dopoguerra

La moneta da 5 yen, in giapponese goen (五円), non vale quasi nulla al cambio, eppure in Giappone e tra chi ama la cultura nipponica è un piccolo oggetto di culto: fortuna, legami e un buco al centro che fa parlare. Perché proprio questa moneta? Qui entriamo nei dettagli — dal gioco di parole fino al disegno della zecca.

È una moneta di basso valore, subito sopra allo 1 yen, e il foro la rende perfetta per cordini, portachiavi e piccoli amuleti. Attenzione però alla cronologia: la moneta da 5 yen esiste in forme diverse dal 1870, ma il pezzo forato che usiamo oggi, in ottone, con riso, acqua e ingranaggio, è stato introdotto nel 1949 dalla Japan Mint, con il carattere aggiornato al disegno attuale nel 1959. Quegli elementi sul disco non sono decorazione casuale: agricoltura, pesca e industria, i pilastri della ricostruzione del dopoguerra.

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Perché il goen è considerata una moneta della fortuna?

La moneta da 5 yen è legata alla fortuna soprattutto per un omonimo fortunato: la pronuncia di 五円 (go-en) coincide con ご縁 / 御縁 (goen), parola che parla di destino, occasione, connessione e relazione. Non è magia economica: è lingua. In una cultura attenta ai legami, avere in mano un “goen” suona come un buon auspicio per l’amore e per gli incontri che contano.

Separando i kanji di 御縁 si ottiene un quadro ancora più chiaro:

  • — prefisso di rispetto (onorato, cortese, umile);
  • — affinità, relazione, connessione, bordo, orlo.

Il secondo kanji indica la forza che lega due persone o un incontro al momento giusto. Solo per questa rima di suono tra 5円 e 御縁, migliaia di persone usano la moneta come piccolo amuleto d’amore e di buone connessioni.

Moneta giapponese da 5 yen goen vista da vicino con il foro centrale

Come viene utilizzata la moneta da 5 yen?

Oltre a finire in cordini e accessori, queste monete finiscono spesso nella cassetta delle offerte dei santuari shintoisti: l’idea è “aprire” o rafforzare una buona connessione con la divinità del luogo. Non è che 5 yen valgano di più di 100 yen come dono — è il suono di goen a contare.

C’è chi le lancia al tempio sperando in nuove persone, lavoro o amore; chi crede che la moneta da cinque yen debba essere la prima a entrare nel portafoglio. C’è anche chi punta sulla moneta da 50 yen, pure forata, come se “cinque volte” il 5 yen moltiplicasse la fortuna. Il Giappone è pieno di scaramanzie legate alla pronuncia: il 4 e il 9, ad esempio, fanno paura perché shi richiama la morte e ku la sofferenza.

Stessa logica, altro snack: il cioccolato Kit Kat si associa a kitto katsu (“vincerai di sicuro”), e per questo finisce nei regali agli esami. Superstizione, omonimia e vita quotidiana camminano spesso insieme.

Moneta da 5 yen goen usata come amuleto di fortuna

Perché le monete da 5 e 50 yen sono forate?

Molti restano curiosi del foro al centro delle monete giapponesi da 5 e 50 yen. Anche chiedendo in giro, non sempre si ottiene una risposta netta: le spiegazioni utili sono storiche e pratiche, non magiche.

Il Giappone non è l’unico paese ad aver coniato monete forate: Cina, Norvegia, Danimarca e altri le hanno usate o le usano ancora. Per i 5 yen moderni, la Japan Mint colloca l’emissione del pezzo con foro al 1949, subito dopo la guerra: risparmiare metallo era una ragione concreta. La moneta da 50 yen, in origine senza buco, assomigliava troppo a quella da 100 yen; il foro aiuta a distinguerle e, ancora oggi, è un aiuto tattile per i non vedenti.

In sintesi: in passato i fori servivano a ridurre costi, complicare la falsificazione e facilitare il riconoscimento. Con la tecnologia moderna molti paesi hanno abbandonato la pratica; restano pochi, tra cui il Giappone, a tenere monete bucate in circolazione corrente.

Monete giapponesi da 5 e 50 yen forate al centro

Un po’ più a fondo: il foro non nasce nel 1949

Sapere perché i 5 e 50 yen attuali hanno il buco non chiude del tutto la storia. Da oltre 1300 anni, e anche nel periodo Edo (1603–1868), in Giappone circolavano monete con un foro quadrato al centro — eredità spesso legata alle monete cinesi. Una lettura simbolica classica vede il cerchio come cielo/universo e il quadrato come terra; in pratica, il foro serviva a infilare monete su una corda, trasportarle e ridurne i furti.

Il foro aveva usi secondari: bottoni, collane, a volte pezzi di riciclo. In alcune tecniche di fusione antiche, aprire un centro semplificava anche la separazione dei pezzi. La moneta forata ha secoli di storia; resta lecito chiedersi se a prevalere fossero costo, praticità o abitudine — o tutte e tre.

E la moneta danese senza buco al centro?

Strano? Non del tutto. Chi cerca monete forate finisce spesso a confrontare Giappone e Danimarca: la corona danese (DKK) ha pezzi da 1, 2 e 5 krone con foro, mentre le monete di valore diverso (øre e pezzi più alti) di solito no. “Quale moneta danese non ha un buco al centro?” suona vaga perché, a seconda del taglio, la risposta cambia: non tutte le monete danesi sono forate — e quelle senza foro non sono un mistero, solo un altro design.

Confronto tra monete forate e monete danesi senza foro centrale

Se sei arrivato qui da una curiosità sulla Danimarca, la risposta utile è questa: le monete danesi forate tipiche sono 1, 2 e 5 krone; il resto della serie non usa lo stesso buco. Se invece ti interessa il Giappone, il goen resta il pezzo da conoscere: piccolo, forato e pieno di ご縁.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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