La ninna nanna Twinkle, Twinkle, Little Star è una delle canzoni per bambini più riconoscibili del mondo anglosassone, e oggi è difficile trovare un paese in cui non sia stata cantata almeno una volta. In Brasile ogni generazione la conosce come Brilha, Brilha Estrelinha, in Francia come Ah ! vous dirai-je, Maman (la melodia su cui viene cantata), e in Giappone come きらきら星 (kira kira boshi, "stellina che scintilla"). La versione giapponese è qualcosa di più di una traduzione letterale: adatta la melodia e il testo al suono del giapponese, accorcia alcuni versi e aggiunge un piccolo tocco poetico che le è proprio. Se conosci la canzone solo in italiano o in inglese, la variante giapponese risulta sorprendentemente autonoma e, allo stesso tempo, un primo ingresso morbido nel suono della lingua.
Nelle sezioni che seguono trovi il testo originale in scrittura giapponese, una versione in romaji (lettere latine), un'analisi parola per parola e un breve confronto con la versione brasiliana, che conserva il nome portoghese della canzone. Alla fine si dà un'occhiata all'altra variante giapponese che si sente più spesso in Giappone rispetto alla versione scolastica.

Indice 10
Le origini: dal poema di Jane Taylor a una canzone per bambini diventata globale
Quello che oggi cantiamo come Twinkle, Twinkle, Little Star è cominciato come un breve poema inglese. La poetessa britannica Jane Taylor lo pubblicò nel 1806 con il titolo The Star, in una raccolta scritta insieme alla sorella Ann Taylor, Rhymes for the Nursery. Il testo originale contava cinque strofe, molto più lungo di ciò che oggi si canta: nelle aule è sopravvissuto solo il ritornello che tutti riconosciamo, "Twinkle, twinkle, little star / How I wonder what you are".
La melodia associata a quel testo è, in realtà, anteriore al poema: è una canzone francese, Ah ! vous dirai-je, Maman, che circolava già nel XVIII secolo. La sua versione più celebre è quella che Wolfgang Amadeus Mozart trasformò tra il 1781 e il 1782 nelle Variazioni per pianoforte K. 265, dodici variazioni che hanno contribuito a diffondere l'aria in tutta Europa. La stessa melodia sostiene oggi l'Alphabet Song inglese (conosciuto a partire dal 1838) e, con qualche aggiustamento di ritmo, la versione giapponese kira kira boshi.
In Giappone la canzone è arrivata con l'introduzione della musica occidentale nell'insegnamento scolastico durante l'era Meiji (a partire dal 1868), quando il governo modernizzò il sistema educativo e integrò canti europei per insegnare il solfeggio e il lavoro corale. È attraverso questo canale che kira kira boshi è entrata nella classe giapponese, e da lì nella cultura del paese.
La versione giapponese: きらきら星 (kira kira boshi)
L'adattamento giapponese si chiama きらきら星 (kira kira boshi) ed è di dominio pubblico. Il nome si può tradurre letteralmente come "stellina che scintilla". La canzone viene oggi insegnata nelle ore di musica della scuola primaria fin dai primi anni, e fa parte del repertorio comune che la maggior parte dei giapponesi riconosce fin dall'infanzia.
In pratica i giapponesi distinguono due varianti principali: la versione "di classe" che compare nei libri di musica, ricalcata sulla melodia francese d'origine, e una variante più breve e vivace (おほしさま ぴかり) che si sente spesso nei programmi per bambini, nelle canzoni dell'asilo e nei karaoke in famiglia. Le due condividono il tema del cielo stellato, ma il testo e la metrica sono sensibilmente diversi.
Testo della canzone – きらきら星
Ecco il testo che si trova più spesso nei libri di musica della scuola primaria giapponese. La metrica è semplice: due brevi strofe, con l'indicazione di ripetere la prima alla fine. Il testo è abbastanza corto da essere memorizzato in fretta, e questo spiega perché è rimasto nel repertorio delle scuole elementari giapponesi per più di un secolo.
きらきらひかる お空の星よ まばたきしては みんなを見てる きらきらひかる お空の星よ
きらきらひかる お空の星よ みんなの歌が 届くといいな きらきらひかる お空の星よ
La canzone riprende quindi il primo ritornello.
Versione romanizzata (romaji)
Per chi non padroneggia ancora l'hiragana, la versione in romaji (trascrizione in lettere latine) è il modo più rapido per seguire la canzone verso per verso. È anche la forma che la maggior parte di chi impara cerca per prima. Manteniamo la stessa divisione in due strofe perché la lettura resti chiara.
kira kira hikaru o sora no hoshi yo mabataki shite wa minna wo miteru kira kira hikaru o sora no hoshi yo
kira kira hikaru o sora no hoshi yo minna no uta ga todoku to iina kira kira hikaru o sora no hoshi yo
La canzone riprende quindi il primo ritornello.
Analisi parola per parola
Il testo giapponese è molto compatto: poche sillabe per verso, particelle chiare e un vocabolario pensato per i primi anni di scuola. Ecco il testo termine per termine, con una nota di grammatica quando aiuta a capire.
- きらきら (kira kira): onomatopea avverbiale che richiama uno scintillio rapido, "brilla, brilla".
- ひかる (hikaru): "brillare", "splendere" (verbo).
- お空 (o sora): "il cielo". Il prefisso o- è un segno di cortesia, molto abituale davanti ai nomi di fenomeni naturali.
- の (no): particella genitiva, "di".
- 星 (hoshi): "stella".
- よ (yo): particella vocativa, che si può rendere con "ô" o con un'interpellanza dolce rivolta alla stella.
- まばたき (mabataki): "battito di ciglia", qui in senso figurato per lo scintillio di una stella.
- しては (shite wa): forma in te del verbo suru ("fare") + particella wa, da leggere "facendo…", "a forza di…".
- みんな (minna): "tutti", "tutte le persone".
- を (wo): particella del complemento oggetto diretto.
- 見てる (miteru): contrazione colloquiale di miru ("guardare") + teru ("stare facendo"): "sta guardando".
- 歌 (uta): "canzone".
- が (ga): particella del soggetto, che marca chi compie l'azione.
- 届くと (todoku to): "se arriva", "affinché arrivi", formato dal verbo todoku ("arrivare", "raggiungere").
- いいな (iina): "sarebbe bello", desiderio che addolcisce la chiusura del verso.
Con questo vocabolario in mano, le due strofe si capiscono quasi parola per parola. La prima descrive la stella che brilla e ammicca nel cielo, e che guarda tutti; la seconda aggiunge un augurio: che la canzone di tutti possa arrivarle. È lo stesso gesto poetico che si ritrova in molte ninne nanne: parlare a qualcosa di lontano e, nominandolo, renderlo un po' più vicino.
La versione brasiliana a confronto
La versione brasiliana – Brilha, Brilha Estrelinha – è probabilmente la più nota in portoghese, ed è quella che ha dato il proprio nome a molte versioni della canzone nel mondo. Mantiene il "brilha brilha" dell'originale inglese, ma riorganizza le immagini e aggiunge riferimenti culturali che le sono propri. Una strofa tipica dice:
- Brilha, brilha estrelinha
- Quero ver você brilhar
- Faz de conta que é só minha
- Só para ti irei cantar
Un'altra strofa, ancora più popolare, cambia tono e si avvicina a una ninna nanna di Natale:
- Brilha, brilha estrelinha
- Brilha, brilha lá no céu
- Vou ficar aqui dormindo
- Pra esperar Papai Noel
Rispetto alla versione giapponese, quella brasiliana è più esplicita nel desiderio ("voglio vederti brillare", "farò finta che sia solo mia", "per aspettare Babbo Natale"). Quella giapponese, invece, resta nell'osservazione del cielo: la stella brilla, ammicca, guarda, e la canzone di tutti le arriverà forse. Né il "far finta che sia solo mia", né l'idea di dormire per aspettare Babbo Natale hanno equivalenti in kira kira boshi: in Giappone il Natale non si festeggia come in Brasile, e l'immagine di Babbo Natale che entra dalla cappa del camino non fa parte dell'immaginario della canzone. Quello che resta, però, è la struttura minima – una vocina che parla a una stella lontana – e la stessa melodia francese.
Un'altra versione giapponese popolare
In Giappone la canzone si canta anche molto spesso in una variante più breve, dalla metrica vivace e dal vocabolario ancora più semplice. La si ritrova nei programmi televisivi per bambini, nelle canzoni dell'asilo e nei karaoke in famiglia. Ecco il testo:
おほしさまぴかり ぴかぴかぴかり あちらのそらで こちらのそらで おほしさまぴかり ぴかぴかぴかり
Il vocabolario riprende l'idea di "brillare", ma cambia quasi tutto il resto. Una traduzione libera dà: "Signor Stella, brilla; brilla, brilla, brilla; nel cielo di là, nel cielo di qua; Signor Stella, brilla; brilla, brilla, brilla".
- ぴかぴか (pika pika): onomatopea di "brillare, brillano", vicina a kira kira ma più rapida e più secca.
- おほしさま (o hoshi-sama): "Signor Stella"; il suffisso -sama è un marchio di rispetto più marcato di -san.
- あちら (achira): "là", "in quella direzione".
- こちら (kochira): "qui", "in questa direzione".
- そらで (sora de): "nel cielo"; la particella de marca il luogo.
La differenza con la versione di classe non riguarda solo il testo: cambia anche il ritmo, più veloce e più ripetitivo, pensato per i battimani e i gesti dei più piccoli. Le due versioni convivono nella vita di ogni giorno: la "versione di manuale" a scuola, e questa, più orale, nella vita di famiglia. Conoscerle entrambe aiuta a capire perché kira kira boshi resta una delle canzoni che ogni giapponese riconosce.
Contesto culturale: la canzone nell'infanzia giapponese
In Giappone kira kira boshi fa parte del repertorio base dei 童謡 (dōyō, letteralmente "canzoni per bambini"). È una categoria che raccoglie i canti pensati per essere interpretati a scuola e a casa, con melodie semplici, testi brevi e un vocabolario che i bambini possono capire fin dai primi anni.
In pratica, la maggior parte dei giapponesi la scopre alla scuola primaria, tra i sette e i dieci anni, spesso accompagnata da uno strumento a fiato (il flauto dolce, o recorder, si impara di solito in terza o quarta elementare). La si ritrova poi nei campi estivi, nelle feste di scuola, nei compleanni, e come colonna sonora discreta di quasi tutte le scene notturne nell'anime e nel cinema giapponese.
Il fatto che la canzone sia di dominio pubblico e molto breve le ha permesso di essere ripresa in molti libri illustrati, in canzoni per imparare a contare e persino in tutorial di giapponese di base. È, in un certo senso, la porta d'ingresso più dolce alla lingua per i bambini: quattro versi, un vocabolario trasparente, una melodia già conosciuta.
Altre versioni nel mondo
La melodia francese del XVIII secolo ha generato decine di adattamenti locali. La più nota in Brasile resta Brilha, Brilha Estrelinha, in Francia è sopravvissuta nella sua forma prima, Ah ! vous dirai-je, Maman, in Germania gira sotto testi diversi, e in Spagna e in gran parte dell'America latina la versione più diffusa è Brilla, brilla, estrellita, con una melodia e un testo molto vicini all'originale inglese. Il Giappone, come abbiamo visto, ne conta almeno due: la versione "di classe" (kira kira boshi) e la variante breve (o hoshi-sama pika pika).
In altri paesi asiatici esistono adattamenti riconosciuti: in Corea del Sud si canta come 반짝반짝 작은 별 (banjjak banjjak jageun byeol, "brilla, brilla, stellina"), e in Cina come 一闪一闪亮晶晶 (yī shǎn yī shǎn liàng jīng jīng, "brilla, brilla, scintillando"). Tutte condividono il gesto di parlare a una stella lontana, tutte usano la stessa melodia francese, e tutte sono in qualche modo parenti della canzone pubblicata da Jane Taylor nel 1806. L'inglese d'origine, il portoghese del Brasile, il giapponese di classe e il coreano infantile non sono, in definitiva, che modi diversi di dire la stessa cosa: che alzare gli occhi al cielo, di notte, con un bambino accanto, resta un buon modo per cominciare una canzone.
In conclusione
Quello che colpisce di kira kira boshi non è la traduzione, è la potatura. La versione giapponese prende una canzone che, in inglese, conta cinque strofe, e la riduce a dodici versi, con un vocabolario pensato per i primi anni di scuola. La stella non è più soltanto "qualcosa": brilla, ammicca, guarda, e soprattutto ascolta. È una canzone piccola, ma lascia a chi la canta lo spazio per immaginare cosa direbbe a quella stella, se potesse.
Se conosci già la canzone in un'altra lingua, vale la pena provarla una volta in giapponese: il cambio di suono mostra subito quanto possa portare una melodia che ha viaggiato per più di due secoli attraverso il mondo.
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