Studio Ghibli: storia, film e eredità

Studio Ghibli: storia, film e eredità

Da Laputa al Ragazzo e l’airone: storia e film dello Studio Ghibli.

Prima ancora di Totoro e di Chihiro, c’è un nome preso in prestito da un vento del Sahara — e, per ironia del destino, da un aereo italiano. «Ghibli» è la parola che Hayao Miyazaki scelse per battezzare lo studio: un soffio di cambiamento nell’animazione giapponese, e un legame affettivo con l’Italia e con il volo, tema che torna in tanti suoi film.

Da quel gesto, nel giugno 1985, è nata una casa di produzione capace di parlare a bambini e adulti senza abbassare la mano sul disegno, sul ritmo e sui temi. Qui ripercorriamo la storia dello Studio Ghibli, i film che l’hanno resa leggendaria e perché, a distanza di decenni, continua a contare.

Logo e mondo visuale dello Studio Ghibli
Indice 6

Cos’è lo Studio Ghibli

Lo Studio Ghibli (スタジオジブリ, Sutajio Jiburi) è una casa di produzione di film d’animazione con sede a Koganei, Tokyo. È stata fondata il 15 giugno 1985 da Hayao Miyazaki, Isao Takahata, Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma, dopo il successo di Nausicaä della Valle del vento (1984), opera prodotta prima della nascita ufficiale dello studio e spesso legata al canone Ghibli anche se non ne fa parte in senso stretto.

L’idea di uno spazio proprio arrivò da un’esperienza concreta: negli anni Settanta e Ottanta Miyazaki e Takahata lavoravano su serie lunghe e ambiziose (come Heidi / アルプスの少女ハイジ) e sentivano i limiti delle scadenze settimanali. Volevano tempo per l’animazione di qualità — non solo quantità di episodi. Il Ghibli nacque per dare a quel metodo un tetto e un nome.

Nel 1992 lo studio si trasferì nella nuova sede di Koganei. Da allora il catalogo ha messo in fila capolavori da botteghino e da festival, con titoli che in Italia si conoscono come Il mio vicino Totoro, Principessa Mononoke, La città incantata e Il castello errante di Howl.

Origini: da Heidi al primo film Ghibli

Il primo lungometraggio ufficiale dello studio è Laputa – Il castello nel cielo (天空の城ラピュタ, 1986). Due anni dopo, nel 1988, uscirono insieme Una tomba per le lucciole (火垂るの墓) di Takahata e Il mio vicino Totoro (となりのトトロ) di Miyazaki: due registri opposti — realismo straziante e fantasia domestica — prodotti in parallelo senza cedere sulla cura del disegno.

Totoro è diventato così riconoscibile da entrare nel logo dello studio. Il successo commerciale pieno, però, arrivò soprattutto con Kiki – Consegne a domicilio (1989), che consolidò pubblico, merchandising e un modello di lavoro più stabile. Da lì in poi i film Ghibli non sono solo «anime da cinema»: sono eventi culturali, con colonne sonore di Joe Hisaishi e un’immagine che viaggia dal Giappone all’Europa.

Scena ispirata al mondo di Chihiro e dello Studio Ghibli

Temi, stile e perché i film Ghibli restano attuali

Molti titoli affrontano ecologia, guerra, lavoro, crescita e il rapporto tra uomo e natura senza didascalie pesanti. Principessa Mononoke mette in scena il conflitto tra industria e foresta; Una tomba per le lucciole mostra la guerra dai bambini; Si alza il vento guarda all’ambizione e al prezzo della storia. Al centro ci sono spesso ragazze o giovani donne determinate — Chihiro, Kiki, Nausicaä, Sophie — che agiscono, sbagliano e cambiano.

Sul piano formale lo studio ha difeso a lungo il disegno a mano e un realismo del movimento che non rincorre l’effetto speciale a ogni scena. Non è un museo del passato: ha sperimentato CGI (già in parti di film degli anni Novanta e in Earwig e la strega, 2020), ma la firma resta leggibile — cieli, venti, cibo disegnato con amore, silenzi che contano quanto i dialoghi.

Per il pubblico italiano c’è anche un filo diretto: il nome «Ghibli» richiama il vento e, per Miyazaki appassionato di aviazione, il Caproni Ca.309 «Ghibli». Porco Rosso, ambientato sull’Adriatico, rende esplicito quel legame tra volo, Italia e malinconia del dopoguerra.

Filmografia dello Studio Ghibli (ordine cronologico)

Elenco dei lungometraggi principali prodotti dallo studio (titoli italiani più usati in distribuzione; tra parentesi l’anno di uscita in Giappone). Nausicaä della Valle del vento (1984) precede la fondazione e non compare come film ufficiale Ghibli, pur restando nel DNA del catalogo.

  • 1986 – Laputa – Il castello nel cielo
  • 1988 – Una tomba per le lucciole
  • 1988 – Il mio vicino Totoro
  • 1989 – Kiki – Consegne a domicilio
  • 1991 – Pioggia di ricordi
  • 1992 – Porco Rosso
  • 1993 – Si sente il mare
  • 1994 – Pom Poko
  • 1995 – I sospiri del mio cuore
  • 1997 – Principessa Mononoke
  • 1999 – I miei vicini Yamada
  • 2001 – La città incantata
  • 2002 – La ricompensa del gatto
  • 2004 – Il castello errante di Howl
  • 2006 – I racconti di Terramare
  • 2008 – Ponyo sulla scogliera
  • 2010 – Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento
  • 2011 – La collina dei papaveri
  • 2013 – Si alza il vento
  • 2013 – La storia della principessa splendente
  • 2014 – Quando c’era Marnie
  • 2016 – La tartaruga rossa (co-produzione)
  • 2020 – Earwig e la strega
  • 2023 – Il ragazzo e l’airone

La città incantata ha vinto l’Orso d’oro a Berlino e l’Oscar come miglior film d’animazione (2003). Nel 2024 Il ragazzo e l’airone ha riportato lo studio sul podio degli Oscar, a conferma di una longevità rara nell’animazione mondiale. Diversi titoli Ghibli figurano anche tra i film giapponesi con i maggiori incassi sul mercato interno.

Museo Ghibli, parco e eredità

Dal 2001 il Museo Ghibli di Mitaka (Tokyo) ospita mostre, spazi ispirati ai film e cortometraggi realizzati per i visitatori. L’ingresso è solo su prenotazione: non è un parco a tema classico, ma un luogo progettato per perdersi un po’, come suggerisce lo spirito dello studio. Dal 2022 esiste anche il Ghibli Park nella prefettura di Aichi, un’estensione outdoor del marchio.

L’eredità non è solo merchandising. È un modo di fare cinema d’animazione che ha influenzato registi occidentali e generazioni di spettatori: storie che non trattano il pubblico come un target da riempire, ma come qualcuno a cui si può parlare di paura, lavoro, natura e crescita con rispetto. Anche quando Miyazaki ha annunciato ritiri e ritorni, lo studio ha continuato a esistere come archivio vivo e come laboratorio — con alti, pause e nuovi titoli.

Perché vale ancora la pena scoprire (o rivedere) il Ghibli

Se non avete mai visto un film dello studio, non serve «iniziare dal più famoso» per forza: Totoro e Kiki sono porte dolci; Mononoke e La città incantata chiedono più attenzione; Una tomba per le lucciole è un’esperienza pesante e necessaria. Se invece conoscete già i classici, la filmografia dopo il 2010 — da Arrietty a Il ragazzo e l’airone — mostra come lo stesso laboratorio continui a interrogare il tempo, la memoria e il mestiere dell’animazione.

Lo Studio Ghibli non è solo nostalgia degli anni Novanta. È un catalogo ancora aperto, con un’estetica e un’etica del lavoro che restano punto di riferimento quando si parla di animazione giapponese fatta per restare.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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