Il sumo è la forma tradizionale di lotta libera giapponese: due lottatori si affrontano in un ring circolare e cercano di spingersi fuori o di costringere l'avversario a toccare il suolo con qualcosa di diverso dalle piante dei piedi. È una disciplina professionistica praticata quasi esclusivamente in Giappone, e una delle poche al mondo che ha conservato intatti i propri rituali, dal lancio di sale che purifica il dohyō (il ring) ai gesti che richiamano lo scintoismo.
Quello che di solito si vede è il momento del combattimento. Quello che spesso sfugge è com'è davvero la vita di un lottatore di sumo: gli allenamenti all'alba, i pasti comuni, le gerarchie, le regole imposte dalla Japan Sumo Association. In questo articolo ripercorriamo la giornata tipo, la struttura della heya (la scuola-stalla in cui vivono i lottatori), i gradi, lo stile di vita e i lati meno luminosi di questa carriera. Se invece ti interessa lo sport in sé, puoi partire da origine e storia del sumo.

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Cos'è il sumo e perché è ancora così tradizionale
Nel sumo, l'obiettivo è semplice da spiegare e difficilissimo da eseguire: spingere l'avversario fuori dal ring o portarlo a toccare terra con una parte del corpo diversa dalle piante dei piedi. Contano equilibrio, peso, tempismo e lettura dell'avversario, molto più della forza bruta.
Ciò che rende il sumo unico è la quantità di rituali rimasti intatti nei secoli. Prima di ogni incontro i lottatori lanciano sale sul ring per purificarlo, secondo un gesto di derivazione scintoista; la disposizione del dohyō, gli abiti, la vita nella heya e la stessa scansione della giornata rispondono a regole antiche. Per un quadro più ampio sullo sport trovi qui un buon punto di partenza.
La vita nella heya
La maggior parte dei lottatori di sumo vive in collegi interni chiamati heya, strutture simili a convitti sportivi in cui allenamento, pasti, sonno e tempo libero seguono regole precise. È la Japan Sumo Association a dettare le linee generali, ma ogni heya ha le proprie abitudini: la giornata tipo, il tono degli allenamenti e perfino il menu cambiano da scuola a scuola.
La vita nella heya è altamente regolamentata. Infrangere le regole può portare a multe e sospensioni, che colpiscono anche il maestro responsabile della scuola, non solo il lottatore. Anche per questo i ritmi sono rigidi: ci si sveglia presto, si mangia insieme, si puliscono gli spazi comuni, e ogni aspetto del quotidiano — dall'abbigliamento alla pettinatura — segue una tradizione precisa.
Uno dei tratti più riconoscibili è la pettinatura: entrando nel mondo del sumo i capelli vengono lasciati crescere per formare il chonmage (la coda tradizionale). Quando sono in pubblico, i lottatori indossano spesso il kimono: una scelta che da un lato alimenta il fascino dello sport, dall'altro rende difficile mantenere l'anonimato fuori dalla heya.

Gradi e abbigliamento
Come in molti sport giapponesi, anche nel sumo l'abito racconta la posizione: ogni lottatore, a seconda del grado, può indossare un certo tipo di vestito. È un po' come il sistema delle cinture nelle arti marziali.
Le sei divisioni, dalla più alta alla più bassa, sono:
- Makuuchi
- Jūryō
- Makushita
- Sandanme
- Jonidan
- Jonokuchi
La differenza più marcata, però, è tra le prime due divisioni — i lottatori chiamati sekitori — e le quattro divisioni inferiori, indicate più genericamente con il termine rikishi. Questa linea di demarcazione condiziona abbigliamento, vita quotidiana e privilegi.
I lottatori delle divisioni inferiori possono indossare solo un mantello di cotone leggero chiamato yukata, anche d'inverno, e all'aperto usano sandali di legno detti geta. Chi è nelle divisioni Makushita e Sandanme ha qualche concessione in più: un soprabito corto sopra lo yukata e sandali di paglia, le zōri.

La routine quotidiana e i privilegi dei sekitori
I sekitori, cioè i lottatori delle due divisioni principali, hanno i privilegi migliori: vesti di seta a scelta, qualità degli abiti più alta e, nelle occasioni formali, una versione più elaborata della pettinatura chiamata ōichō. Possono avere una stanza personale nel dohyō della heya o, in alcuni casi, vivere in appartamento proprio, cosa che accade di solito per i lottatori sposati.
La gerarchia, però, si vede anche nei piccoli gesti di ogni giorno. I lottatori più giovani si alzano intorno alle 5 del mattino per l'allenamento; i sekitori possono iniziare più tardi, verso le 7. Durante le sessioni di allenamento i senior combattono, mentre i junior svolgono compiti di supporto: cucinare, pulire, preparare il bagno, tenere l'asciugamano o asciugare il sudore dei senior. Lo stesso ordine vale per l'ingresso al bagno dopo l'allenamento e a tavola.
Questa organizzazione, in cui il grado determina comfort e compiti, è uno dei tratti più discussi del sumo: da un lato funziona come motivazione a migliorare, dall'altro riproduce una rigida subordinazione.

Quanto guadagna un lottatore di sumo
Le cifre che seguono sono indicative e variano parecchio da heya a heya: lo stesso grado può essere pagato in modo diverso a seconda della scuola, degli sponsor e dei risultati. Servono quindi come ordine di grandezza, non come busta paga reale.
La divisione più alta, la Makuuchi, è suddivisa a sua volta in cinque sotto-gradi. Tra i più noti, gli stipendi mensili base si aggirano intorno a:
- Yokozuna: circa 2.800.000 JPY al mese
- Ōzeki: circa 2.300.000 JPY al mese
- San'yaku: circa 1.700.000 JPY al mese
- Maegashira: circa 1.300.000 JPY al mese
Per le divisioni inferiori le cifre cambiano molto e dipendono dalla heya: per questo non è utile elencarle qui.
Oltre allo stipendio base, i sekitori ricevono un bonus chiamato mochikyūkin, erogato sei volte all'anno, una per ciascuno dei sei tornei ufficiali (i honbasho), e calcolato sui risultati di carriera. Il bonus cresce quando il lottatore chiude un torneo con un kachikoshi, cioè con un record di più vittorie che sconfitte. Aumenti speciali sono previsti per chi vince il torneo della prima divisione, con un extra consistente in caso di torneo perfetto senza sconfitte, e un ulteriore riconoscimento per il kinboshi, la vittoria di un maegashira contro uno yokozuna.
Il premio in denaro per il vincitore di ciascun campionato di divisione parte da circa 100.000 yen per la vittoria nella Jonokuchi e arriva fino a circa 10.000.000 di yen per il titolo della Makuuchi. I lottatori della prima divisione con prestazioni eccezionali possono inoltre ricevere fino a tre premi speciali, del valore di circa 2.000.000 di yen ciascuno.
Le ombre del sumo: salute e stile di vita
La vita del lottatore di sumo non è solo gloria e tradizione. Esistono effetti sulla salute che, secondo diversi studi e stime, tendono a manifestarsi con l'età: si parla spesso di un'aspettativa di vita tra i 60 e i 65 anni, sensibilmente inferiore alla media giapponese, anche se le cifre esatte variano a seconda delle fonti e dei periodi considerati.
Le cause principali sono legate allo stile di vita: la massa corporea elevata, accumulata proprio per avere peso e spinta nel ring, può favorire diabete, ipertensione e problemi cardiovascolari. L'eccesso di peso grava inoltre sulle articolazioni, con conseguenze che negli anni si traducono in artrite e dolori cronici. Anche l'alcol, che fa parte della cultura conviviale della heya, può diventare un fattore di rischio per il fegato.
Va detto che il rapporto tra questi fattori e l'effettiva longevità dei lottatori è oggetto di dibattito: negli ultimi anni la JSA ha introdotto programmi di monitoraggio medico e iniziative per rendere la professione più sostenibile, e l'attenzione mediatica sui rischi è aumentata. Resta però il fatto che il corpo di un lottatore di sumo è uno strumento di lavoro, e come tutti gli strumenti molto sollecitati, prima o poi si usura.

Una giornata tipo nella heya
Per chiudere il cerchio, ecco come si svolge in genere la giornata di un lottatore di grado basso, che è anche quella più faticosa. Gli orari e le abitudini variano da heya a heya, ma la struttura di base resta riconoscibile.
- Sveglia intorno alle 5:00, seguita da un lungo blocco di allenamento che di solito va dalle 5:30 alle 11:00.
- Pranzo abbondante, di norma a base di chanko nabe (la pentola calda ricca di proteine, verdure e riso che è il piatto simbolo della dieta dei lottatori), seguito da un riposo pomeridiano.
- Nel pomeriggio i lottatori delle divisioni inferiori (rikishi) svolgono le faccende della heya, mentre i sekitori proseguono con un'altra sessione di allenamento.
- A fine pomeriggio c'è tempo per rilassarsi e svagarsi prima della cena.
- Dalle 19:30 alle 22:30 è il momento del tempo libero, fino al coprifuoco; i lottatori più giovani dormono spesso nella stessa stanza.
La ripetitività della routine è uno degli aspetti che il mondo del sumo discute di più: da un lato contribuisce alla coesione del gruppo, dall'altro è uno dei motivi per cui molti ragazzi abbandonano la heya prima di raggiungere i gradi alti.

Cosa ne pensi del sumo?
Il sumo è una delle tradizioni più affascinanti del Giappone, ma è anche un mondo chiuso, con regole che possono sembrare lontane da chi lo guarda da fuori. Curiosità, ammirazione e qualche dubbio convivono: ti incuriosisce di più la disciplina quotidiana della heya o gli aspetti più duri di questa carriera? Hai mai visto un incontro dal vivo, o vorresti vederne uno? Racconta la tua impressione nei commenti.
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