In Giappone si vota, ma al seggio non si sceglie il primo ministro. Il paese è una monarchia costituzionale: l'imperatore è il simbolo dello Stato, il governo lo guida chi ottiene la fiducia della Dieta nazionale a Tokyo.
Chi arriva con in testa un presidente eletto dal popolo si aspetta un volto unico sulla scheda. Qui i volti sulla scheda sono quelli dei deputati e dei consiglieri; il capo del governo nasce dopo, dentro le camere. E da settant'anni, con poche interruzioni, quel capo esce quasi sempre dal Partito Liberal Democratico.
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Come funziona il governo del Giappone
Il Giappone è una monarchia parlamentare costituzionale, democratica e multipartitica. L'imperatore è il capo dello Stato in senso cerimoniale; il primo ministro è il capo del governo e del Gabinetto.
Il potere legislativo spetta alla Dieta nazionale (国会, Kokkai), il parlamento bicamerale composto dalla Camera dei rappresentanti e dalla Camera dei consiglieri. Il potere giudiziario spetta alla Corte suprema e alle corti inferiori. La sovranità, secondo la Costituzione del 1947, appartiene al popolo giapponese.
Nella vita quotidiana, gran parte dei servizi che un cittadino tocca davvero — anagrafe, tasse locali, scuole — passa dalle prefetture e dai municipi. Il governo nazionale decide le leggi e il bilancio; l'amministrazione locale le fa scendere in pratica.
La Dieta nazionale: due camere, un peso diverso
La Dieta è, secondo la Costituzione, il massimo organo del potere statale. Non è un congresso all'americana: è un parlamento in cui la camera bassa pesa di più.
| Camera | Nome giapponese | Seggi | Mandato |
|---|---|---|---|
| Camera dei rappresentanti | 衆議院 (Shūgiin) | 465 | 4 anni, può essere sciolta |
| Camera dei consiglieri | 参議院 (Sangiin) | 248 | 6 anni, metà ogni tre |
Nella camera bassa, 289 deputati escono da collegi uninominali e 176 dai blocchi proporzionali. Nella camera alta il rinnovo è scaglionato: ogni tre anni si vota per metà dei consiglieri. Possono votare i cittadini giapponesi dai 18 anni.
Se le due camere non si accordano su bilancio, trattati o sulla designazione del primo ministro, dopo i termini previsti dalla Costituzione vale la decisione della Camera dei rappresentanti. È il motivo per cui, in Giappone, avere la maggioranza alla camera bassa è la chiave del governo.
Come viene scelto il primo ministro
Alle elezioni generali non si vota il primo ministro. Si votano i membri della Dieta. Poi ciascuna camera designa un candidato tra i propri membri; l'imperatore lo nomina. Se le camere scelgono persone diverse e non trovano un accordo entro dieci giorni, prevale la Camera dei rappresentanti.
Il primo ministro deve mantenere la fiducia di quella stessa camera. Sceglie e revoca i ministri, presiede il Gabinetto e risponde davanti alla Dieta. Se arriva una mozione di sfiducia, o si dimette, o scioglie la camera bassa entro dieci giorni e torna alle urne.
Nell'ottobre 2025 la Dieta ha designato Sanae Takaichi, prima donna a guidare il governo giapponese, e l'imperatore Naruhito l'ha nominata. Dopo le elezioni anticipate dell'8 febbraio 2026 la camera bassa l'ha designata di nuovo. Il meccanismo non è cambiato: il popolo ha scelto i deputati; il partito e il parlamento hanno scelto chi siede al Kantei.
I partiti e il peso del PLD dal 1955
I partiti giapponesi sono molti, ma in Dieta ne siedono solo alcuni. Dal 1955 uno di loro, il 自由民主党 (Jiyū-Minshutō, Partito Liberal Democratico, PLD o Jimintō), ha dominato le urne nazionali con due interruzioni visibili: la coalizione del 1993 e il governo del Partito Democratico tra il 2009 e il 2012.
Il vecchio Partito Democratico Progressista (民進党, Minshintō) non è più il polo opposto di oggi: l'opposizione ha cambiato nome e alleanze più volte. Alle elezioni della camera bassa dell'8 febbraio 2026 il PLD ha ottenuto 316 seggi su 465, la maggioranza più larga del dopoguerra per un singolo partito. I numeri si muovono; la struttura no: chi controlla la camera bassa designa il governo.
Chi vuole i termini in giapponese — Dieta, gabinetto, mozione, collegio — trova un vocabolario dedicato nel lessico politico giapponese. Il modo in cui si fanno le campagne e si raccolgono i voti è raccontato in partiti ed elezioni in Giappone.
Chi vota, e chi resta ai margini
Il Giappone forma i giovani per il lavoro con una disciplina che impressiona chi viene da fuori. In politica, però, l'interesse dei più giovani a votare è rimasto a lungo debole. La quota di chi si presenta davvero alle urne è stata, per decenni, quella degli uomini di mezza età e degli anziani.
È un problema che i politici nominano, e che raramente correggono. La massa anziana è il bacino elettorale più affidabile; le leggi sulla pensione e sulla sanità pesano più delle richieste di chi ha vent'anni. Finché il voto dei più vecchi decide, il Parlamento ascolta i più vecchi.
Le donne, nella Dieta, sono rimaste una minoranza stretta. La cultura conservatrice ha spinto a lungo verso il matrimonio e la casa, e ha reso rara la doppia vita tra lavoro e figli. Takaichi ha spezzato il tetto di cristallo in cima al governo; non ha reso il palazzo della Dieta un luogo paritario. Resta una prima ministra scelta da un partito e da una camera ancora largamente maschili.
Come conseguenza di politiche che per anni hanno ascoltato soprattutto uomini e pensionati, giovani e donne si allontanano dalla politica e si astengono dal votare. Il contrasto con l'impero che governava per guerra è netto: oggi il potere passa dal voto, dalla Dieta e dal Gabinetto.
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