In molti paesi occidentali tatuaggi e piercing sono diventati un segno abbastanza ordinario. In Giappone possono ancora far rifiutare l'ingresso in una terma, in una piscina o in un altro luogo dove ci si spoglia insieme. Il piercing resta meno associato alla yakuza. L'inchiostro, invece, ha una storia più lunga: nel periodo Edo serviva a marchiare i condannati e, col tempo, è rimasto attaccato all'immagine della mafia giapponese.
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Dal marchio del condannato all'immagine della yakuza
Nel periodo Edo la pena chiamata irezumi scriveva il reato sulla pelle. Nel 1720 fu abolito il taglio di orecchie e naso, e quel marchio d'inchiostro restò la pena corporale usata al suo posto. Il disegno cambiava da un territorio all'altro: due strisce sotto il gomito a Edo, un carattere sul braccio a Sado, altri segni sulla fronte. Chi voleva nascondere il marchio lo copriva spesso con un tatuaggio più grande, e il segno pensato per escludere finì per alimentare una decorazione vistosa.
Nel 1872, quinto anno dell'era Meiji, il nuovo governo vietò di tatuare e di farsi tatuare, e vietò anche di mostrarsi nudi per strada. Il divieto passò nel codice penale del 1880 e, nel 1908, nell'ordinanza sui reati di polizia: multa o detenzione breve per chi incideva e per chi si faceva incidere. La proibizione cadde nel 1948, quando l'ordinanza fu abolita e la legge sui reati minori non regolò più l'inchiostro. L'immagine negativa restò. I film sulla yakuza del dopoguerra fissarono il legame tra tatuaggio esteso e gruppo criminale, anche per chi non ha rapporti con la mafia. I tatuaggi della yakuza aiutano a capire perché, in uno spogliatoio, un fiore sulla caviglia e una schiena intera possano ricevere lo stesso rifiuto.
Il 16 settembre 2020 la seconda sezione della Corte suprema ha respinto il ricorso della procura nel caso del tatuatore di Osaka Taiki Masuda. È diventata definitiva la sentenza d'appello che lo aveva assolto. Per la Corte, incidere un tatuaggio decorativo appartiene al costume sociale e artistico, e la licenza di medico resta fuori da quel mestiere. Le terme continuano a scegliere chi entra, e un ago usato male può ancora essere un problema penale distinto.
A scuola il piercing si nasconde
I buchi alle orecchie, comuni anche tra gli uomini in tanti paesi occidentali, in molte scuole giapponesi restano fuori regola. Lo stesso accade a orecchini, trucco e capelli tinti o decolorati. Il manga Horimiya racconta questo attrito con un personaggio preciso: Izumi Miyamura tiene i tatuaggi sotto l'uniforme invernale e i piercing sotto i capelli lunghi, per paura del giudizio dei compagni e persino di un'espulsione.
La paura di Miyamura resta nel manga, mentre i regolamenti scolastici esistono davvero. Nei testi di molte superiori pubbliche di Tokyo compaiono divieti su piercing, accessori e tintura. Nell'aprile 2025 il liceo privato Setouchi di Hiroshima ha annunciato che colore dei capelli, trucco e piercing uscivano dal controllo disciplinare. Il 15 giugno 2022 la Corte suprema ha chiuso il caso di una studentessa di un liceo pubblico di Osaka: la scuola aveva un'ampia discrezionalità quando le chiese di tingere di nero i capelli castani naturali. I giudici hanno considerato illegittimo il trattamento dopo che lei smise di andare a scuola, e hanno lasciato in piedi la regola sui capelli.
Anche da adulti il giudizio pesa sul lavoro. Un tatuaggio visibile o un piercing in bella vista viene ancora letto come poco professionale. Nelle grandi città il margine si allarga: circolano più stili, e una camicia copre quello che a scuola il regolamento avrebbe fermato.
Anche chi arriva da fuori può vedersi chiudere la terma
C'è chi dice che il rifiuto colpisca solo i giapponesi. Terme e piscine applicano il cartello a chiunque mostri l'inchiostro. L'8 settembre 2013, in una terma di Eniwa, in Hokkaido, fu rifiutato il bagno a Erana Brewerton, insegnante di lingua maori, per il moko tradizionale su labbra e mento. Era in Giappone per un incontro con gli ainu. La struttura spiegò che applica il rifiuto a ogni tatuaggio visibile, perché alcuni ospiti si sentono intimiditi, senza entrare nel significato del disegno.
Nemmeno un tatuaggio piccolo mette al riparo. Il 21 ottobre 2015 l'Agenzia del turismo pubblicò i risultati di un questionario inviato a 3.768 tra hotel e ryokan, le locande tradizionali. Risposero 581 strutture, il 15,4%. Il 55,9% rifiutava il bagno a chi aveva un tatuaggio, il 30,6% lo lasciava entrare, il 12,9% accettava a condizione, per esempio con un adesivo sopra il disegno. Tra chi rifiutava o metteva condizioni, il 70,2% avvisava con un cartello. Rispose poco più di una struttura su sette. Quelle percentuali valgono per chi ha risposto e mostrano una scelta presa struttura per struttura.
Il 16 marzo 2016 la stessa agenzia raccolse alcuni esempi per le strutture che ricevono visitatori stranieri: coprire il disegno con un adesivo, lasciar passare un segno grande quanto il palmo della mano se non intimidisce, proporre un orario con meno famiglie o indicare un bagno privato. La nota ricorda che l'inchiostro non crea un problema di igiene e che fissare una soglia unica per tutte le strutture sarebbe difficile. Il 18 marzo il ministero della Salute la inoltrò. Il Comune di Fukushima tiene ancora online quei PDF, con la pagina aggiornata il 1° luglio 2025, e ripete l'avviso ufficiale, che considera inappropriato rifiutare il bagno solo per la presenza di un tatuaggio.
Il 1° marzo 2026 la Mitsui Fudosan Hotel Management ha tolto il limite sui tatuaggi nelle grandi vasche di 24 hotel in Giappone, tra Mitsui Garden Hotels, The Celestine Hotels e sequence. La società indica come motivo l'aumento dei visitatori dall'estero e un'accettazione più ampia fuori dal Giappone. L'apertura riguarda quegli hotel. Nelle città grandi e nelle località turistiche capita più spesso di trovare una vasca privata, un adesivo di copertura o una struttura che ha già riscritto il cartello. Prima di spogliarti, leggi l'avviso o chiedi alla reception. Se la vasca comune è chiusa, il bagno in camera o una fascia oraria riservata evitano la discussione sul disegno. Il lavaggio prima di entrare è spiegato nella guida su come fare il bagno in un onsen.
Se il disegno sta su un braccio, una manica lunga basta per la strada e per molti uffici. In acqua serve un'altra soluzione: o il cartello lascia passare, o la struttura accetta una copertura, o si prenota una vasca per sé.






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