Come viene scritto e letto il giapponese?

Come viene scritto e letto il giapponese?

Kanji, kana, tategaki e yokogaki: scrittura e lettura del giapponese senza il mito del «al contrario».

Come si legge il giapponese? È al contrario? Si legge da destra a sinistra? In verticale o in orizzontale? Queste domande arrivano quasi sempre quando si apre un manga o si sbircia un giornale di Tokyo per la prima volta.

Molte persone credono che la lingua giapponese sia scritta e letta da destra a sinistra come l’arabo. L’idea nasce dai manga e da alcuni libri tradizionali, aperti dal lato opposto rispetto all’Occidente. Ma questo significa davvero che il giapponese sia scritto “al contrario”?

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Il giapponese si legge o si scrive al contrario? Da destra a sinistra?

La risposta a «Il giapponese si legge da destra a sinistra?» è un no netto. Il giapponese non si legge da destra a sinistra come una lingua che, riga per riga, procede in quel verso all’interno della stessa riga, nello stile dell’arabo o dell’ebraico moderni.

Nella maggior parte di ciò che si vede oggi — schermi, messaggi, materiale scolastico, web — scrittura e lettura vanno da sinistra a destra, come in italiano. L’«effetto al contrario» di manga, light novel e libri classici viene da altro: l’ordine delle pagine e, spesso, la disposizione verticale del testo.

Versione elettronica del giornale giapponese Asahi Shimbun con notizie del giorno

Come si scrive il giapponese: kanji, hiragana e katakana

Prima di parlare di direzione, conviene guardare con che cosa si scrive. Il giapponese moderno combina tre sistemi nello stesso paragrafo, non uno solo:

  • Kanji [漢字]: caratteri di origine cinese. Portano il nucleo di molte parole (nomi, verbi, aggettivi) e aiutano a distinguere significati che suonano uguali.
  • Hiragana [ひらがな]: sillabario per particelle, desinenze grammaticali e parole giapponesi senza kanji (o quando si preferisce non usarli).
  • Katakana [カタカナ]: sillabario per prestiti, nomi stranieri, onomatopee ed enfasi.

Compare anche il rōmaji (giapponese in alfabeto latino) su marchi, stazioni, tastiere e materiale per studenti. Nei testi con kanji difficili, il furigana — piccola lettura in kana accanto o sopra il carattere — guida la pronuncia senza sostituire del tutto il kanji.

Per approfondire i sillabari c’è una guida ai kana (hiragana e katakana) e una riflessione su quanto sia difficile o necessaria la scrittura giapponese.

Esempio di furigana accanto ai kanji per facilitare la lettura

Tategaki: lettura da destra a sinistra in verticale

La forma tradizionale di scrittura giapponese su giornali, romanzi e manga è in verticale. In quel caso le colonne si leggono dall’alto verso il basso e si avanza da destra a sinistra: lo stesso flusso che si sente sfogliando un tankōbon.

Questa disposizione si è consolidata quando si scriveva con il pennello su rotoli o supporti lunghi. Si chiama tategaki [縦書き], letteralmente «scrittura verticale». Tutto il testo scorre in colonne verticali, dall’alto in basso, e le colonne si succedono da destra a sinistra.

La trovi soprattutto su giornali, manga, light novel, libri tradizionali, volantini e annunci. Le copertine di molte pubblicazioni stanno sul lato opposto rispetto ai libri occidentali: non perché le lettere siano “al contrario”, ma perché l’oggetto-libro segue la logica del tategaki.

Il fatto che un testo verticale si legga colonna dopo colonna da destra non significa che ogni carattere sia tracciato all’inverso. L’ordine dei tratti di un kanji o di un kana parte di solito da sinistra e dall’alto. Diversamente dall’alfabeto latino in corsivo, i caratteri giapponesi non si legano tra loro: restano unità discrete, e questo dà flessibilità al layout.

Tabella dell’hiragana: sillabe disposte secondo l’ordine di lettura

L’immagine dell’hiragana sopra mostra le sillabe nell’ordine di lettura del tategaki; se guardi i tratti di ogni lettera, restano scritti da sinistra a destra all’interno del carattere.

Yokogaki: da sinistra a destra in orizzontale

La scrittura in orizzontale da sinistra a destra, come di consueto in Occidente, si chiama yokogaki [横書き], letteralmente «scrittura orizzontale».

Questa forma si è diffusa soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, con l’influenza straniera e l’occidentalizzazione del Giappone. Non è che non esistesse prima: semplicemente non era lo standard quotidiano di molti testi lunghi.

Oggi lo yokogaki è ovunque: scuola, libri di testo, cartelli, volantini e praticamente tutto ciò che passa da uno schermo. Chat, social e app usano l’orizzontale; molte traduzioni in giapponese arrivano già in yokogaki.

Libri e pubblicazioni in giapponese con copertine e layout misti

Quale scrittura è più comune? Verticale o orizzontale?

Non c’è un vincitore assoluto. Sia il tategaki sia lo yokogaki restano vivi: conta la preferenza dell’autore, le abitudini editoriali e lo spazio del supporto.

Spesso le due scritture convivono sullo stesso oggetto: un titolo verticale accanto a un blocco orizzontale, o un annuncio che mescola i due flussi. Per i giapponesi l’ordine della pagina pesa meno di quanto un lettore occidentale immagini, perché i caratteri non si collegano. Chi ha studiato o letto di più in verticale, specie tra le generazioni più anziane, può ancora trovare più naturale il tategaki.

Per un tuffo nella scrittura antica su supporto fisico, c’è anche l’articolo sui mokkan, le tavolette di legno del Giappone antico.

Lettura da destra a sinistra in orizzontale

Prima della Seconda guerra mondiale, quando la lettura verticale era più comune, l’abitudine a procedere da destra a sinistra faceva sì che, in mancanza di spazio o per design, anche alcune righe orizzontali potessero scorrere in quel verso.

I giapponesi non sempre la trattavano come un sistema “altro” rispetto al tategaki: a volte la vedevano come colonne messe in orizzontale. Oggi questa forma è arcaica e compare soprattutto quando si vuole un sapore vintage o un richiamo al passato.

Insegna e testo orizzontale a Tokyo, esempio di yokogaki contemporaneo

La grammatica è “al contrario”: l’ordine SOV

Anche se la scrittura va spesso da sinistra a destra, un’altra cosa confonde chi studia giapponese è la grammatica SOV: soggetto, oggetto e verbo, con il verbo di solito in fondo alla frase.

La grammatica giapponese, in molti aspetti, è più regolare di quanto si temi; ma spostare il verbo in fondo cambia il ritmo mentale di chi è abituato all’italiano (SVO). Non è “scrittura al contrario”: è un ordine diverso delle parti della frase.

Per capire come si costruiscono le frasi, c’è la guida sulla struttura SOV e l’ordine delle frasi in giapponese.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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