Per chi intende andare in Giappone oltre un soggiorno breve, autorizzazioni e documenti vanno messi in ordine prima della partenza.
Una di queste carte è il certificato di eleggibilità, in giapponese 在留資格認定証明書 (Zairyu Shikaku Nintei Shomeisho).
Ma cos'è questo certificato e cosa è necessario fare per ottenerlo?
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Cos'è il certificato di eleggibilità?
Lo rilascia l'Agenzia per i servizi di immigrazione, che fa capo al Ministero della Giustizia, in base all'articolo 7-2 della legge sul controllo dell'immigrazione e il riconoscimento dei rifugiati. Sul foglio, in inglese, si legge Certificate of Eligibility. In italiano l'ambasciata lo chiama certificato di eleggibilità.
Il documento attesta che l'attività prevista in Giappone rientra in uno status di soggiorno diverso dal soggiorno temporaneo e dallo status di residente permanente. Studio, lavoro e vita familiare passano di qui. Un cittadino italiano che resta entro 90 giorni per turismo, affari o una visita a parenti, senza attività retribuita, entra con il passaporto. Quel caso è spiegato nella guida al visto turistico.
Con il certificato, l'esame del visto e il controllo allo sbarco di solito sono più rapidi. Vale la pena ricordare che tale documentazione non garantisce l'emissione automatica del visto: l'ambasciata o il consolato possono comunque respingere la domanda.
Per i certificati creati dal 1° agosto 2022, il termine è di tre mesi dalla data di creazione. Dentro quella finestra vanno chiesti il visto e l'ingresso. Se i tre mesi passano prima del volo, il foglio perde efficacia.

Chi lo chiede in Giappone
Chi è ancora in Italia non si presenta di persona all'ufficio immigrazione. La domanda la porta un referente che sta in Giappone: l'azienda o la scuola che accoglie, il coniuge o un familiare che vive già lì, oppure un avvocato o un gyoseishoshi già registrato presso l'ufficio regionale. Il gyoseishoshi è il professionista che in Giappone presenta le pratiche amministrative per conto di un'altra persona. L'agenzia accetta anche la domanda della persona stessa, se è già in Giappone e la consegna all'ufficio competente per il domicilio previsto. L'agenzia riceve la domanda allo sportello o nel sistema online.
Lo sportello, nei giorni feriali, riceve dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 16. Alcune pratiche hanno un giorno o un orario proprio, quindi il referente controlla l'ufficio della sua città. Dal 17 marzo 2023 il certificato può arrivare per email e quella mail si inoltra a chi è all'estero. La consegna cartacea esiste ancora. In quel caso il referente spedisce l'originale, e francobolli e busta della raccomandata restano a suo carico.
Se il motivo è il matrimonio, il referente più lineare è il coniuge giapponese in grado di dimostrare un reddito in Giappone. Può esserlo anche un parente più stretto che vive già lì. La coppia può partire insieme, oppure il residente parte prima e l'altro segue quando certificato e visto sono pronti.
Il visto in Italia, con il certificato già in mano
Per un cittadino italiano, la pagina dell'ambasciata a Roma del 4 marzo 2026 chiede quattro documenti:
- passaporto valido, con almeno due pagine libere
- modulo di domanda di visto
- una foto degli ultimi sei mesi, incollata con la colla, senza spillatrice
- il certificato di eleggibilità, in originale o in copia.
I documenti si mandano prima a consolare@ro.mofa.go.jp, con il nome del richiedente nell'oggetto della mail. Si aspetta la risposta e solo dopo si prenota l'appuntamento in via Quintino Sella 60, 00187 Roma. L'ambasciata accetta la domanda di visto solo nei tre mesi che precedono la partenza. Per questo la domanda in Giappone parte quando la data del volo è già circa nota: una volta uscito, il certificato deve ancora coprire visto e ingresso.
Il consolato generale a Milano pubblica un elenco proprio. Lì il certificato arrivato per mail o in PDF va stampato. Per chi ha cittadinanza di un paese fuori dall'Italia e dall'Unione europea si aggiunge il permesso di soggiorno, originale e copia fronte e retro. Se il permesso è in scadenza, si allega anche la ricevuta del rinnovo.
Visto di lavoro
Quando c'è un contratto, l'azienda in Giappone presenta la domanda con lo status che quel contratto prevede. Tra gli status di lavoro ci sono professore, ricercatore, medico, giornalista, servizi legali o contabili, ingegnere e specialista in scienze umane o servizi internazionali, trasferimento dentro la stessa azienda, assistenza infermieristica, intrattenimento e una competenza specifica. Il modulo cambia con il contratto: un cuoco e un ingegnere compilano moduli diversi.
Il parente in Giappone, quando il caso è familiare, presenta il certificato da coniuge di giapponese o da residente di lungo periodo, con un modulo diverso da quello del contratto di lavoro. Il visto vacanza-lavoro per cittadini italiani, avviato il 1° aprile 2026, usa l'elenco proprio dell'ambasciata, separato da questa pratica.
Tempi e costi
Per passare una stagione in Giappone conviene muoversi con anticipo. Niente soluzioni all'ultimo momento. Può diventare un mal di testa se il certificato scade e il volo è già preso.
L'agenzia pubblica un periodo standard da uno a tre mesi. I novanta giorni sono il limite alto di quell'intervallo. Contratto, status e completezza delle carte spostano la pratica dentro quei mesi. Sul singolo fascicolo l'ufficio avvisa con la cartolina o con la mail. Se la domanda è online, lo stato si legge nel sistema.
La domanda del certificato è gratuita. Un professionista che prepara le carte si paga a parte, e la cifra cambia con la città, il numero di persone e lo status. Il visto, quando è dovuto, è un'altra spesa e la incassa il Ministero degli Affari esteri. Dal 1° luglio 2026, per le domande accettate da quella data, il riferimento è di circa 15.000 yen per il visto a ingresso singolo e di circa 30.000 yen per quello a ingressi multipli, versati in euro allo sportello in Italia. La tassa del visto si paga solo se il visto viene rilasciato. Cittadinanza e motivo del viaggio possono cambiare l'importo.
Quando il referente ha il certificato, hai tre mesi per il visto e per l'ingresso. Se la data del volo slitta oltre quei tre mesi, si presenta una domanda nuova, con le carte aggiornate. Allungare il permesso di chi è già in Giappone è un'altra pratica, quella per estendere il soggiorno.




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