Come mascherarsi e fingere di essere fluenti in giapponese

Come mascherarsi e fingere di essere fluenti in giapponese

うん non è un contratto. nihongo jouzu nemmeno.

In Giappone è facile sopravvivere e affrontare le situazioni quotidiane usando poche parole e frasi di base. È anche per questo che tanti studenti italiani — e chi si muove in Giappone con tre frasi in tasca — non arrivano a parlare in modo fluente, e a volte neanche a un livello intermedio. Il punto, qui, è mascherarti abbastanza da non congelarti al primo scambio vero.

Lo scopo non è ingannare nessuno, ma mascherare gli anni di studio e di procrastinazione che non ti hanno insegnato a tenere una conversazione. Succede a molti studenti di giapponese e di altre lingue: studiano giorno e notte, imparano migliaia di parole, verbi ed espressioni grammaticali, ma quando si tratta di conversare semplicemente falliscono.

Raggiungere la fluidità in giapponese richiede tempo, molta dedizione e immersione con i giapponesi per allenare la conversazione. Alcuni hanno un certo timore di parlare per paura di sbagliare e di non suonare «corretti». I consigli di queste pagine ti aiutano a mascherarti e a fingere, almeno, di capire cosa sta succedendo intorno a te.

Maschere giapponesi in fila, tra cui un tengu rosso, una kitsune bianca e volti da festival

Altri devono imparare in fretta qualche parola per un discorso o una presentazione in Giappone. Molti personaggi pubblici imparano solo qualche frase nella lingua del posto per rivolgersi ai fan. Cose come l'accento e le parole informali contano in queste e in altre occasioni.

E non lasciarti ingannare solo perché un giapponese ti ha detto nihongo jouzu [日本語上手]. È una formula di cortesia: si sente dire anche a chi ha pronunciato tre parole. Non è un diploma di fluidità.

Ricorda di non tentare di fingere di parlare giapponese senza sapere nulla della lingua. Serve almeno una base da ripetere ad alta voce, del tipo che un libro come il Minna no Nihongo ti costringe a dire, prima di mascherare il resto.

Indice 4

Espressioni per fingere di capire il giapponese

Il primo passo per mostrare che sai il giapponese è imparare espressioni corte che tengono in piedi il dialogo. In giapponese si chiamano aizuchi [相槌]: non sono un sì da contratto, sono il modo in cui chi ascolta dice «ti seguo». Il silenzio, in una conversazione giapponese, suona spesso come disinteresse.

Oltre a sì e no, servono alternative più naturali e informali. Vedi sotto conferme, rifiuti morbidi e suoni di ascolto:

  • ない - nai — una negazione usata in fondo ai verbi.
  • 違う - chigau — sbagliato, diverso.
  • 無理 - muri — impossibile.
  • だめ - dame — non va bene.
  • 出来ない - dekinai — non posso.
  • うん - un — «sì» informale da ascolto, non sempre un accordo.
  • はい - hai — «sì» più formale: spesso significa «ho capito / sto seguendo», non «accetto la proposta».
  • そう - sou — una conferma, esatto (spesso con desu).
  • ええ… - ee… — essere una conferma dipenderà dal tono: è vicino al nostro «eh…».
  • ちょっと - chotto — aspetta, un po', un minuto. Lasciato in sospeso, è un no educato.
  • 大丈夫 - daijoubu — va tutto bene, non preoccuparti.
  • なるほど - naruhodo — «capisco», «ha senso».

Vale la pena ricordare che i giapponesi evitano il più possibile di negare le cose in faccia a una persona. Usano scuse o qualche alternativa per non dire no. Se devi rifiutare, prova a rimandare a domani, dire sumimasen e inventare una scusa morbida.

Se ti senti isolato o devi prendere la parola — あの (ano) funziona come un «ehm» per attirare l'attenzione, senza spingere.

Cuoco e cliente che chiacchierano al bancone di un izakaya illuminato da lampadine

Consigli per mascherare il tuo giapponese

Evita di usare un semplice arigatou per ringraziare: in un contesto informale un domo basta e suona meno da manuale. Nelle conversazioni rilassate è anche comune ingoiare le particelle, come la wo che sta prima del verbo.

Un altro consiglio è studiare le desinenze delle frasi giapponesi, e non fermarti solo a desu e masu. Un po' di gergo regionale o di registro rende la conversazione meno da libro. Il nostro articolo sul linguaggio di genere raccoglie desinenze informali da usare con giudizio: non è un costume da indossare a caso.

Usa anata (tu) solo se stai parlando con uno sconosciuto, e anche lì spesso si evita. Omae o kimi dipendono dalla relazione e possono suonare bruschi. Ripetere anata in ogni frase, alla stessa persona, è uno dei segnali più evidenti di chi sta recitando il libro.

  • Prova a usare il nome delle cose invece di dire kore wa (questo).
  • Impara qualche espressione del dialetto locale, se ci sei davvero.
Uomo in abito, di spalle, davanti a sette porte bianche identiche con frecce disegnate sopra

Come avere un buon accento nella lingua giapponese

Chi parla italiano parte con un vantaggio che i madrelingua inglesi non hanno: le cinque vocali giapponesi (a, i, u, e, o) stanno vicine alle nostre, e le doppie dell'italiano aiutano a sentire il っ. Il ritmo, però, non è quello dell'italiano. Il giapponese conta more (unità di ritmo), non sillabe accentate: ogni mora pesa più o meno uguale, e l'accento è di tono, non di intensità.

I giapponesi non «battono» la parola come facciamo noi su città o parlare. Omofoni come hashi (ponte) e hashi (bacchette) si distinguono per il tono. Vale la pena ascoltarli e copiare il movimento, non inventarsi uno stress da italiano.

Tre punti che tradiscono subito un accento da manuale:

  • Vocali lunghe — おばさん (obasan, zia) e おばあさん (obaasan, nonna) non sono la stessa parola. Tenere la vocale conta.
  • っ (sokuon) — è una pausa secca, come la differenza tra pala e palla. 来て (kite, vieni) e 切って (kitte, taglia) cambiano tutto.
  • らりるれろ — non è la r arrotolata da inizio parola, e non è una l. È un colpo rapido della lingua, più vicino alla r di caro che a quella di Roma.

Pronunciare i fonemi con calma batte qualsiasi scorciatoia. Ascolta, ripeti a voce alta, e non allungare le vocali a caso solo perché «suona giapponese».

Diventare fluenti nella lingua giapponese

È ovvio che se vuoi parlare giapponese devi impararlo davvero. Fingere di parlare giapponese non regge a lungo, né a breve. Essere fluenti è una sfida che richiede tempo. Se fingi, tieni almeno questi obiettivi in testa:

  • Padroneggiare le frasi che ti servono davvero.
  • Imparare a costruire una frase in giapponese.
  • Padroneggiare la grammatica di base del giapponese.

Se copri questi punti, una conversazione tiene. I consigli servono a scavalcare la vergogna di parlare o di socializzare con i giapponesi, non a sostituire lo studio. Per questo, non aver paura di sbagliare.

Se il tuo giapponese esiste solo negli anime, c'è un altro rischio, e non è l'accento: non tentare di fingere di sapere il giapponese solo perché sei un weeaboo.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

Community

Commenti

0 commenti

Non ci sono ancora commenti pubblicati in questa lingua.

Invia commento

Commenta questo articolo

Caricamento verifica di sicurezza...

Non inviare link, embed o pubblicità. Il commento passa da anti-spam e traduzione automatica prima di apparire.