Dal cortile si alza il profilo che Nagoya stampa su ogni souvenir: tetti verdi, mura bianche e, in cima, due creature dorate. Sono i Kinshachi, gli shachihoko del Castello di Nagoya. Molti arrivano convinti di salire al quinto piano per vederli da vicino. Dal 2018 quel piano non esiste più per il pubblico.
Il torrione in cemento del 1959 è chiuso. Resta il resto del recinto: il Palazzo Hommaru ricostruito in legno, un albero di kaya più vecchio del castello e le pietre che Kato Kiyomasa fece issare sulle mura. È una visita a terra, più lenta di quanto promette la cartolina.

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Storia del Castello di Nagoya
Prima del grande cantiere Tokugawa, sul sito c’era già un castello. Tra il 1521 e il 1528 gli Imagawa eressero lo Yanagi-no-maru; nel 1532 Oda Nobuhide se ne impadronì e lo chiamò Nagoya. Quella fortezza fu poi abbandonata. Nel 1610 Tokugawa Ieyasu ordinò un castello nuovo, più grande, per tenere il centro del paese: il torrione fu completato nel 1612.
Le mura nacquero come tenka fushin: venti daimyō dell’ovest portarono le pietre, e su alcuni blocchi restano i kokuin, i marchi di cantiere. Kato Kiyomasa diresse una parte di quel lavoro. Il complesso restò al ramo Owari dei Tokugawa fino al 1868, passò alla città di Nagoya nel 1930 e, come molti castelli giapponesi, bruciò nel raid aereo del 14 maggio 1945. Il torrione di cemento del 1959 ha il profilo dell’originale, non il legno. Il Palazzo Hommaru, che era tesoro nazionale, è tornato visitabile l’8 giugno 2018.

Punti salienti del Castello di Nagoya
Kinshachi, gli shachihoko dorati
In italiano da souvenir si chiamano ancora «delfini dorati». Non lo sono. Lo shachihoko ha testa di tigre e corpo di carpa; sul tetto del torrione ce ne sono due, il maschio a nord e la femmina a sud. Secondo l’ufficio del castello il maschio misura 2,621 metri e pesa 1.272 chili, la femmina 2,579 metri e 1.215 chili. La lamina è oro a 18 carati, spessa 0,15 millimetri: non è oro massiccio. Si fotografano dal basso, con il cielo dietro le scaglie.
Palazzo Hommaru
Se il torrione è il viso di Nagoya, Hommaru era la casa del potere: udienze, ranghi, lo shōgun di passaggio. Bruciò nel 1945 con gli interni originali. La ricostruzione, aperta l’8 giugno 2018, usa legno, tecniche tradizionali e i dipinti recuperati dopo l’incendio. Le porte fusuma e i pannelli della scuola Kanō sono la ragione per cui vale la pena arrivare al palazzo con margine: dall’ingresso principale o da quello est ci vogliono circa dieci minuti a piedi, e l’ultimo ingresso è alle 16:00. Dentro si può fotografare, senza flash.
L’albero Kaya-no-Ki e la pietra Kiyomasa
Nel Nishinomaru, subito dopo il portone principale, c’è un kaya (Torreya nucifera) stimato a più di 600 anni: era già lì quando Ieyasu aprì il cantiere. Nel 1932 è stato dichiarato monumento naturale nazionale, l’unico di Nagoya. Il raid del 1945 lo bruciò in parte; il tronco è sopravvissuto. Secondo la tradizione, Tokugawa Yoshinao ne avrebbe usato i frutti prima di partire per Osaka: per questo qualcuno lo chiama ancora l’albero della vittoria.
Sulle mura, la pietra Kiyomasa è il blocco che i visitatori cercano con lo sguardo: un masso enorme attribuito alla squadra di Kato Kiyomasa. Vicino ai kokuin, racconta meglio di qualsiasi vetrina come si alzò il recinto in pochi mesi.
Giardini e portoni
I giardini di Ninomaru circondano il castello con fossati, ciliegi e un ritmo più lento del torrione. Nel recinto ci sono circa 900 ciliegi — Somei Yoshino, yamazakura, shidarezakura — e una settantina di pruni. In primavera il hanami riempie i prati; in autunno le foglie tengono ancora compagnia alle mura originali. Alcune torri angolari e portoni del XVII secolo restano in piedi: sono beni culturali importanti, visibili dal cammino anche se l’interno non è sempre aperto.

Il torrione è chiuso: cosa si visita davvero
Il tenshu del 1959 è chiuso dal 2018 per scarsa resistenza sismica. Si vede, si fotografa, non si entra. La città parla da anni di una ricostruzione in legno con tecniche tradizionali; sul sito ufficiale non c’è una data di riapertura da mettere in valigia. Chi arriva con la vecchia guida dei cinque piani (armature, plastico Edo, terrazza sui Kinshachi) troverà quelle sale spente.
Il recinto è aperto. Il torrione no. Il Palazzo Hommaru, il museo Nishinomaru Okura, i giardini e le mura restano la visita.
Il plastico della città-castello e i diorami dei muratori si vedono ancora negli spazi aperti al pubblico, non in cima al torrione. Per un giro completo — Hommaru compreso — l’ufficio del castello indica da un’ora a un’ora e mezza; se vuoi le mura senza fretta, conta due ore.

Orari, biglietti e come arrivare
Il Castello di Nagoya apre tutti i giorni dalle 9:00 alle 16:30. L’ultimo ingresso al recinto è alle 16:00; lo stesso orario vale per Hommaru e per il museo Nishinomaru Okura. È chiuso dal 29 dicembre al 1° gennaio. In primavera, durante i ciliegi, gli orari possono allungarsi: conviene rileggere la pagina ufficiale il giorno prima.
| Biglietto | Fino al 30 settembre 2026 | Dal 1° ottobre 2026 |
|---|---|---|
| Adulti | 500 yen | 1.000 yen |
| Scuole medie e più piccoli | gratuito | gratuito |
| Anziani residenti a Nagoya (con documento) | 100 yen | 300 yen |
Il rialzo del 1° ottobre 2026 è deciso dal Comune: i biglietti comprati prima restano validi. Si paga in yen, con carta o con IC (manaca, Suica e le altre). Il biglietto combinato con il giardino Tokugawaen, invece, è solo in contanti.
La fermata giusta è Nagoyajo (M07) sulla linea Meijo: uscita 7, cinque minuti a piedi verso il portone est. Fino al gennaio 2023 la stazione si chiamava Shiyakusho (Municipio); le guide vecchie usano ancora quel nome. In alternativa, Sengencho sulla Tsurumai (T05) è a circa dieci minuti. Dalla stazione di Nagoya il bus turistico Me-guru ferma al portone principale.
Indirizzo: 1-1 Honmaru, Naka-ku, Nagoya, Aichi. Se ti resta il pomeriggio, fuori dal recinto Nagoya ha anche il Museo della Scienza e l’acquario del porto: non sostituiscono Hommaru, ma riempiono il resto della giornata.
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