Molti conoscono la bandiera Hinomaru, il campo bianco con il disco rosso del sole che il Giappone usa ancora oggi. Già nell’era Meiji segnava le navi giapponesi, ma solo molto più tardi la legge ne ha fissato le proporzioni — e prima di allora, sull’arcipelago, il potere si leggeva attraverso stemmi, stendardi e bandiere di periodo, non attraverso un unico vessillo di Stato permanente.
La cronologia qui sotto segue quei simboli epoca per epoca, senza confondere un mon di clan con una bandiera nazionale moderna.
Nota: il Giappone ha cominciato a usare in modo chiaro una bandiera rivolta allo Stato soprattutto con lo shogunato Tokugawa, e le regole marittime sul sole arrivano tardi. Prima di allora i governi si succedevano sotto clan diversi e usavano emblemi detti mon (紋, “stemma” o “cresta”). Quei mon identificavano chi deteneva il potere; non erano automaticamente una “bandiera nazionale” nel senso contemporaneo, anche se oggi li leggiamo come simboli di periodo.
Indice 6
1. Shogunato Kamakura (1185–1333)

Inizialmente questo era l’emblema legato al clan Minamoto, che governò il Giappone tra il tardo XII e l’inizio del XIV secolo sotto il bakufu di Kamakura.
Dopo la caduta dei Minamoto e la crisi che si chiude nel 1333, non restò un governo stabile in grado di portare un solo simbolo di Stato attraverso la breve Restaurazione Kenmu. Nel 1336 Takauji Ashikaga prese il potere e il nuovo shogunato impose il proprio emblema per il nuovo regime.
2. Shogunato Ashikaga (1336–1573)

Questo era l’emblema che rappresentava il governo Ashikaga tra il XIV e il XVI secolo. Smette di funzionare come marcatore di governo dopo la deposizione di Yoshiaki Ashikaga, quando il centro politico scivola nelle guerre di riunificazione del periodo Azuchi-Momoyama.
3. Periodo Azuchi-Momoyama (1573–1600)

I clan Oda e Toyotomi smantellarono l’autorità Ashikaga e dominarono il Paese per una generazione intensa. Il Giappone ebbe quindi due stemmi di potere successive, non una “bandiera nazionale” continua.
Nel 1600 l’equilibrio cambia di nuovo: dopo Sekigahara il clan Tokugawa fonda un nuovo shogunato destinato a durare fino all’Ottocento.
4. Shogunato Tokugawa (1600–1868)

Per la prima volta in questa cronologia il Giappone viene descritto con regolarità con un vessillo rettangolare, non solo con un mon di clan: un campo bianco interrotto da una fascia nera (spesso mostrato come bianco–nero–bianco), usato in contesti marittimi e di governo dello shogunato.
Anche così, quando si illustra il periodo Edo, molti scelgono prima il mon Tokugawa. Lo stemma restava la firma della famiglia; la bandiera a strisce era una forma rivolta allo Stato che conviveva con il mon.
A metà Ottocento il quadro cambia di nuovo. Nel 1854 lo shogunato ordinò alle navi giapponesi di issare l’Hinomaru per distinguerle dalle imbarcazioni straniere: un uso ufficiale precoce del disco solare in mare, ancora sotto i Tokugawa.
5. Impero del Giappone (1868–1947)

Dopo la Restaurazione Meiji, il disco solare entra nel linguaggio di uno Stato moderno. Nel 1870 il governo Meiji riconosce l’Hinomaru come bandiera nazionale per le navi mercantili (e disegni navali correlati seguono la stessa stagione di proclami). Il nome ufficiale è Nisshōki (日章旗, “bandiera del segno del Sole”); nel parlato resta Hinomaru (日の丸, “disco solare”).
Nell’immagine, a destra, c’è il disegno kyokujitsu / Sole Nascente con i raggi. Una versione di quel motivo resta l’insegna della Forza di autodifesa marittima del Giappone. Nell’età imperiale il sole a raggi portava anche associazioni militariste: per questo l’uso pubblico libero di quel pattern resta sensibile in parti dell’Asia orientale, soprattutto in Cina e Corea.
Le regole del 1870 non congelarono il disegno per sempre. Proporzioni mercantili e posizione del disco differivano da ciò che la legge avrebbe fissato molto più tardi — e dopo il 1885, con l’abrogazione di norme più antiche non ripubblicate, l’Hinomaru continuò a lungo come bandiera nazionale de facto, senza una nuova legge sulla bandiera nazionale fino alla fine del Novecento.
6. Bandiera Hinomaru (1947–oggi)

Dopo la fine del Giappone imperiale e l’ordine costituzionale del dopoguerra, lo stesso disco solare rimase il volto quotidiano del Paese. Ciò che cambia nel 1999 è la definizione legale e geometrica: la Legge sulla bandiera e l’inno nazionale rende la Nisshōki bandiera ufficiale, con proporzione 2:3 e disco centrato — standardizzando un disegno che le persone avevano già vissuto per generazioni.
La storia, quindi, non è tanto “una bandiera nuova nel 1999” quanto “un disco solare familiare finalmente scritto nella legge moderna”, dopo il riconoscimento mercantile del 1870, l’uso marittimo dal 1854 e secoli di mon e stendardi che non riempivano del tutto lo stesso ruolo.
Se vuoi significati, colori e dibattiti quotidiani intorno al disegno moderno, c’è un articolo dedicato alle curiosità della bandiera del Giappone.
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