L'ultima cosa che passa per la testa quando si pensa al Giappone sono gli attacchi terroristici perpetrati da qualche gruppo di fanatici. Eppure, il lunedì 20 marzo 1995, all'ora di punta, cinque uomini salirono sulla metro di Tokyo con sacchetti avvolti nel giornale e ombrelli dalla punta affilata.
Il bersaglio non era un treno qualunque: i convogli passavano per Kasumigaseki e Nagatachō, dove stanno i ministeri e la Dieta. Il sarin si sparse nei vagoni prima che i passeggeri capissero cosa stesse succedendo. Dietro c'era Aum Shinrikyo, una setta che già aveva provato il gas nervino l'anno prima, a Matsumoto.
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I responsabili dell'attacco
Aum Shinrikyo (オウム真理教, «la verità suprema») è un culto giapponese fondato da Shoko Asahara — all'anagrafe Chizuo Matsumoto — nel 1984, prima come cerchio di yoga e meditazione. Nel 1989 ottenne lo status di organizzazione religiosa, con sgravi e autonomia che oggi fanno discutere chi si chiede quanto spazio abbia la libertà religiosa in Giappone quando un gruppo smette di essere solo una fede.
Nel 1992 Asahara pubblicò un libro in cui si dichiarò «Cristo», l'unico maestro illuminato del Giappone, e si identificò come «Agnello di Dio». Delineò una profezia del giudizio finale, con una Terza guerra mondiale e un conflitto che sarebbe culminato in un Armageddon nucleare. Solo i fedeli, secondo quella visione, avrebbero ricostruito il mondo dopo la catastrofe.
La setta attirò giovani delusi dal materialismo degli anni Ottanta e Novanta, compresi laureati in chimica e medicina. Non era un circolo di eccentrici in fondo a un villaggio: aveva soldi, laboratori e un racconto dell'apocalisse pronto a diventare ordine. Nel 2007 ciò che restava del gruppo si divise in Aleph e Hikari no Wa; Aleph esiste ancora, sotto stretta sorveglianza.
Matsumoto, nove mesi prima
Il 27 giugno 1994, a Matsumoto, nella prefettura di Nagano, membri di Aum diffusero sarin da un furgone attrezzato con un sistema di spruzzo. Morirono otto persone e centinaia restarono intossicate. L'inchiesta, all'inizio, si concentrò su un residente del quartiere, Yoshiyuki Kōno, la cui moglie restò in coma: un errore che lasciò alla setta il tempo di preparare Tokyo.
Quell'attacco non era un colpo isolato. Serviva, secondo i magistrati, a colpire giudici coinvolti in una disputa fondiaria contro il culto. Funzionò anche come prova all'aperto: se il sarin uccideva in una zona residenziale, in una metro affollata il danno sarebbe stato un altro ordine di grandezza. Lettere anonime ai giornali, mesi dopo, lo dicevano quasi esplicitamente. La polizia non fermò Aum in tempo.
L'attacco nella metropolitana di Tokyo
Il lunedì 20 marzo 1995, cinque membri di Aum Shinrikyo lanciarono un attacco chimico nella metropolitana di Tokyo, uno dei sistemi di trasporto passeggeri più trafficati del mondo, durante l'ora di punta del mattino. Colpirono cinque convogli su tre linee dell'allora Teito Rapid Transit Authority, oggi Tokyo Metro: Hibiya, Chiyoda e Marunouchi. Altri cinque complici li aspettavano in auto per la fuga.
L'agente chimico, sarin liquido, era contenuto in sacchetti di plastica che ciascuno avvolse in giornale. Una singola goccia della dimensione di una testa di spillo può uccidere un adulto. Portando i pacchetti e ombrelli con punte affilate, i perpetratori salirono sui treni assegnati. In stazioni diverse i sacchetti furono lasciati a terra e forati più volte con la punta dell'ombrello.
Ogni attentatore scese poi dal treno e lasciò la stazione. I pacchetti forati sul pavimento lasciarono evaporare il sarin nel vagone e sulle banchine. Il gas colpì passeggeri, lavoratori della metro e chiunque fosse venuto a contatto con loro. Il liquido, preparato in fretta il giorno prima, non era il composto incolore da laboratorio: era impuro, tendente al bruno-rossastro, e meno puro di quello usato a Matsumoto. Bastò lo stesso.
Il sarin è l'agente nervino più volatile: evapora in fretta da liquido a vapore e si sparge nell'ambiente. Si può restare esposti al vapore anche senza toccare il liquido. Proprio perché evapora così rapidamente, rappresenta una minaccia immediata, ma di breve durata. Nei minuti successivi i convogli furono fermati e le stazioni evacuate; i soccorsi, all'inizio, non sapevano ancora di avere a che fare con un gas nervino.
Nel giorno dell'attacco le ambulanze trasportarono 688 pazienti e quasi cinquemila persone arrivarono in ospedale con altri mezzi. Diciassette erano considerati in stato critico, 37 gravi e 984 moderatamente malati, soprattutto con problemi di visione. Molti si presentarono da soli, spaventati, con sintomi lievi o nulli; altri andarono al lavoro lo stesso, senza capire di essere stati esposti.
Dopo l'attacco con gas sarin
Nel pomeriggio le vittime più lievi si ripresero dai disturbi alla vista e furono dimesse. La maggior parte dei pazienti restanti stava abbastanza bene da tornare a casa il giorno dopo; entro una settimana in ospedale rimasero soprattutto i casi critici. Il numero di morti nel giorno dell'attacco fu di otto. Altre persone morirono nei giorni seguenti.
Il bilancio più citato, per anni, è stato di tredici morti: otto il 20 marzo, altre quattro subito dopo, e una tredicesima riconosciuta dal governo nel 2008. Nel 2020 una donna, costretta a letto per 25 anni dalle conseguenze dell'intossicazione, è stata riconosciuta come quattordicesima vittima. I feriti, a seconda del conteggio, superano i cinquemila, con stime intorno ai seimila. Non è «il peggior attacco dal 1945» in senso militare: è l'attentato terroristico più grave della storia recente del Giappone, e ha spezzato l'idea di un paese praticamente immune al crimine di massa.
Due giorni dopo la polizia irruppe nel complesso di Aum vicino al Monte Fuji. Asahara fu arrestato a maggio, nascosto in un'intercapedine. Il culto perse lo status di organizzazione religiosa e centinaia di membri finirono in manette. Il Parlamento rifiutò di vietare il gruppo in blocco; la Pubblica sicurezza ricevette però fondi per sorvegliarlo e ridurre le attività di chi c'era dentro.
In seguito 189 membri furono rinviati a giudizio: 13 condannati a morte, 5 all'ergastolo, 80 a pene detentive di varia durata, 87 con pena sospesa, 2 multati e uno assolto. Shoko Asahara fu impiccato il 6 luglio 2018 insieme ad altri sei discepoli; il 26 luglio dello stesso mese furono eseguite le altre sei condanne capitali. Tredici impiccagioni in un mese chiusero, sul piano penale, il capitolo più pesante della setta.
La cicatrice è rimasta visibile in città. Dopo l'attentato il Giappone ha tolto gran parte dei cestini dalle strade, per non lasciare un contenitore in cui nascondere un altro ordigno: è una delle ragioni per cui sulle strade giapponesi si vedono così pochi cestini. Aleph, erede di Aum, è ancora sotto osservazione e i superstiti continuano a chiedere risarcimenti che il gruppo non ha versato per intero.
Tokyo 1995 non è un caso isolato nel dossier criminale del paese, ma è quello che ha cambiato il modo in cui il Giappone guarda alle sette, alla metro e alla propria sicurezza. Chi vuole il quadro più largo può partire dai casi criminali che hanno scosso il Giappone: Aum sta lì in cima, non perché sia «esotico», ma perché ha portato un'arma di guerra in un vagone di pendolari.
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