Una rosa blu naturale, del colore intenso di un fiordaliso, non esiste. Esistono però rose dal tono lilla o violetto-azzurro ottenute con la ricerca genetica, e rose bianche recise colorate in vaso. La più celebre è Suntory blue rose APPLAUSE, nata da un progetto giapponese che ha trasformato un simbolo dell’impossibile in un fiore reale, pur senza arrivare a un blu puro.
La differenza conta: una rosa tinta assorbe un pigmento dall’acqua e resta una rosa bianca colorata; APPLAUSE è invece il risultato di anni di lavoro sui pigmenti del fiore. In entrambi i casi il fascino sta proprio in quella sfumatura ambigua, sospesa tra lavanda, viola e azzurro.

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Perché le rose non sono blu in natura?
Molti fiori blu producono delfinidina, un pigmento presente, per esempio, in viole e petunie. Le rose comuni non la sintetizzano: ecco perché gli incroci tradizionali hanno dato soprattutto rose lilla, malva o grigio-violacee, non un vero blu.
Questo limite spiega anche la confusione nei negozi di fiori. Una rosa dall’aspetto blu può essere una varietà tendente al viola, una rosa bianca trattata con colorante oppure una rosa sviluppata con tecniche genetiche. Guardare il tono dei petali aiuta: il blu pieno e uniforme è spesso il segno di una colorazione aggiunta, mentre le rose da coltivazione mostrano sfumature più morbide.
Come nacque Suntory blue rose APPLAUSE
Il progetto di Suntory affrontò il problema alla radice. I ricercatori introdussero nelle cellule della rosa un gene proveniente dalla viola del pensiero, legato alla produzione del pigmento blu. Il lavoro richiedeva di rigenerare le piante da calli, cioè masse di cellule non ancora differenziate, e di selezionare le linee con la tonalità più convincente.
Tra il 1998 e il 2002 il gruppo ottenne rose con una quota sempre maggiore di pigmenti blu e selezionò piante capaci di mantenere stabilmente quel colore. Nel 2009 Suntory mise sul mercato giapponese APPLAUSE, presentandola come la prima rosa blu commerciale. Il nome richiama l’applauso e l’idea di un sogno realizzato.
La ricerca giapponese non ha quindi creato un petalo blu come l’inchiostro. Ha creato una rosa viva dal carattere violetto-azzurro, molto più vicina al blu rispetto alle varietà ottenute con i soli incroci. Anche per questo il risultato rimane interessante: non nasconde il limite botanico, lo rende visibile.

Che colore ha davvero una rosa APPLAUSE?
Alla luce del giorno APPLAUSE appare più violetto-blu che blu puro. La percezione cambia con l’illuminazione, con l’apertura del bocciolo e con il contrasto degli altri fiori nel mazzo. Non è un difetto né una promessa mancata: la stessa ricerca di Suntory continua a distinguere il risultato commerciale dalla sfida, ancora aperta, di ottenere una rosa dal blu più profondo.
Se vuoi riconoscere o descrivere queste sfumature in giapponese, può essere utile conoscere i colori in giapponese. Il fiore ha anche un valore simbolico: nelle composizioni e nei regali, il colore insolito comunica mistero, desiderio e qualcosa di difficile da raggiungere. Per altri significati legati ai petali, leggi anche il significato dei fiori in Giappone.
Come colorare una rosa bianca di blu
Per un esperimento domestico non serve imitare la ricerca genetica. Usa una rosa bianca già recisa e un colorante alimentare blu: il colore viaggerà con l’acqua lungo il gambo e comparirà gradualmente nei petali. Il risultato non trasforma la varietà della rosa; è un effetto temporaneo su un fiore reciso.
Ti occorrono:
- una rosa bianca fresca e già recisa;
- un vaso o un bicchiere alto e pulito;
- acqua;
- colorante alimentare blu.
Procedimento:
- Riempi il recipiente con acqua e aggiungi il colorante seguendo le indicazioni della confezione, fino a ottenere un blu ben visibile.
- Accorcia il gambo con un taglio netto e obliquo: una superficie fresca assorbe meglio l’acqua.
- Elimina le foglie che finirebbero immerse, poi sistema la rosa nel recipiente.
- Lascia il fiore in un luogo luminoso ma lontano dal sole diretto e osserva i petali nelle ore successive.
La velocità e l’intensità dipendono dalla freschezza della rosa, dalla lunghezza del gambo e dalla concentrazione del colore. Se l’effetto è lieve, cambia l’acqua colorata invece di usare vernici, inchiostri o prodotti per tessuti. Queste sostanze non sono adatte a un esperimento domestico e non vanno versate nel terreno.

Rosa blu naturale, tinta o genetica: cosa scegliere?
Se vuoi un regalo insolito, una rosa tinta può essere una scelta scenografica e semplice da trovare. Se ti interessa la storia botanica, APPLAUSE racconta meglio il rapporto tra ricerca giapponese, coltivazione e simbolismo dei fiori. Se invece cerchi una rosa da giardino, conviene scegliere una varietà lilla o malva senza aspettarsi un blu assoluto.
La rosa blu continua a funzionare come simbolo proprio perché non è mai stata una risposta facile. Tra un pigmento che la rosa non produce, anni di esperimenti e un vaso d’acqua colorata, conserva ancora quel piccolo margine di impossibile che l’ha resa famosa.
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