Shikoku (四国, letteralmente «quattro paesi») è la più piccola e la meno popolosa delle quattro isole principali del Giappone. Sta a sud di Honshū e a est di Kyūshū: quattro prefetture, un nome che suona da mappa antica e un ritmo più lento rispetto a Tokyo o Osaka.
La superficie supera di poco i 18.000 km² e gli abitanti si aggirano intorno ai 3,5–4 milioni. Tra valli, coste del Mare Interno di Seto e una rete di templi che ancora attrae pellegrini, Shikoku non è un’appendice del circuito classico: è un pezzo di Giappone con faccia propria. Qui sotto, le quattro prefetture e i luoghi che le rendono riconoscibili.
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Prefettura di Ehime
Ehime (愛媛) è famosa per i castelli di Ōzu, Matsuyama e Uwajima. Ciò che attira di più è il Dōgo Onsen, una delle sorgenti termali più antiche e note del Paese, a est del centro di Matsuyama. L’area attira viaggiatori per le case da bagno storiche e per i ryokan dove l’acqua calda è parte del soggiorno, non un accessorio.

Un altro punto di forza è la Shimanami Kaidō, il percorso ciclabile e pedonale che collega Shikoku a Honshū attraverso una sequenza di isole e ponti: più di 60 km di strade affacciate sul mare, da percorrere senza fretta. A Ehime si alza anche il monte Ishizuchi (石鎚山), la vetta più alta di Shikoku, con i suoi circa 1.982 metri.
Prefettura di Kagawa
Kagawa (香川県) è la prefettura più piccola del Giappone ed è legata ai udon di Sanuki, spessi e saporiti. Nel Mare Interno, le isole di Naoshima e Teshima ospitano musei e installazioni di arte contemporanea: un contrasto netto con i templi e le valli interne.
La capitale è Takamatsu, città portuale con giardini, musei e santuari. In passato Kagawa era la provincia di Sanuki; oggi resta una porta naturale verso l’isola, soprattutto per chi arriva da Honshū via ponte o traghetto.

A Takamatsu, la montagna di Yashima fu teatro di scontri tra i clan Heike e Genji. Il nome significa letteralmente «isola del tetto», per la forma piatta che ricorda il tetto di una casa tradizionale giapponese. Nelle vicinanze, Kotohira e la scalinata verso Konpira-san restano mete care ai viaggiatori che cercano un pezzo di Shikoku devozionale senza percorrere l’intero circuito dei templi.
Prefettura di Tokushima
La prefettura e la città di Tokushima (徳島) sono legate alla danza Awa Odori, molto popolare durante il festival di Obon, a metà agosto. Le strade si riempiono di gruppi che ballano a ritmo di flauto e tamburo: è uno dei volti più vivaci dell’isola.
Naruto e i vortici
A nord-est di Shikoku, nella prefettura di Tokushima, la città di Naruto è nota per i vortici d’acqua dello stretto. Si osservano dal ponte che collega Naruto all’isola di Awaji: un fenomeno di marea che cambia di intensità con il calendario e l’ora, e che molti associavano al nome dell’anime prima di scoprire che il luogo esiste da secoli.

Valle di Iya
Iya è una valle montana al centro di Shikoku, nella prefettura di Tokushima. Pendii ripidi e gole profonde servivano un tempo a difendere villaggi isolati; ancora oggi restano intatti tre ponti di liane, le principali attrazioni della valle.
Nella zona si trova il monte Tsurugi, una delle vette più elevate di Shikoku, e i ponti Iya Kazurabashi e Oku-Iya Kazurabashi. Terme, sentieri e paesaggi aperti completano un’area pensata per chi preferisce il verde alle metropoli.

Prefettura di Kōchi
Kōchi (高知) guarda l’Oceano Pacifico, sul versante sud di Shikoku, e ha la capitale omonima. La città è compatta e informale, con un castello al centro — uno dei pochi in Giappone che conserva la torre originale — oltre a templi, giardini e musei. A sud della città, la spiaggia di Katsurahama offre un fronte mare aperto e un’atmosfera diversa dal Mare Interno.
Nella prefettura scorrono fiumi come il Niyodo e il Shimanto, cari a chi cerca acqua limpida e strade costiere. Kōchi non cerca di competere con i grandi hub turistici: vince per ritmo, cibo locale e prossimità al Pacifico.
Il pellegrinaggio degli 88 templi
Oltre le prefetture, Shikoku è nota per il pellegrinaggio di Shikoku (四国八十八箇所), il circuito degli 88 templi legati alla figura del monaco Kūkai (Kōbō Daishi). Il percorso tocca le quattro prefetture e supera i 1.200 km se percorso a piedi; molti lo fanno in tappe, in auto, in autobus o in bicicletta.
I pellegrini — i henro — indossano spesso il cappello di paglia e il giubbetto bianco: non è un costume da foto, ma un segno di rispetto e di viaggio. Non serve completare tutto il circuito per sentire l’isola: anche pochi templi bastano per capire perché Shikoku resta legata a questo cammino.
Shikoku ha ancora città, laghi, santuari e musei che non entrano in una sola pagina. Se stai costruendo un itinerario più ampio, può aiutare collocare l’isola tra le otto regioni del Giappone e poi scendere al dettaglio di una prefettura alla volta.
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