In Giappone non basta guardare la targa: bastano un paio di adesivi colorati per capire se al volante c’è un principiante, un anziano o un conducente con esigenze particolari. Non sono decorazioni JDM da collezione: sono segnali di cortesia (e a volte di legge) che organizzano il traffico con un’idea molto semplice — chi ha più esperienza fa spazio a chi ne ha meno.
Alcuni di questi marchi sono obbligatori; altri restano un invito forte a esporli. Quasi sempre li trovi davanti e dietro l’auto, a un’altezza leggibile. Qui sotto, il significato di ciascuno — con i nomi ufficiali in kanji, i soprannomi popolari e cosa succede se li ignori.
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Adesivo per i guidatori principianti
Quando si ottiene la patente di guida ordinaria, per un anno è obbligatorio esporre il contrassegno verde e giallo: gli altri guidatori capiscono al volo che al volante c’è un novellino e, in teoria, allentano un po’ la pressione. Il nome ufficiale è shoshin untensha hyōshiki [初心運転者標識], letteralmente “segnale del nuovo conducente”. Nel linguaggio comune, però, tutti dicono wakaba māku [若葉マーク], “marchio della foglia verde”: il kanji 若 richiama qualcosa di giovane e ancora inesperto nel traffico.
È curioso che alcune persone, anche dopo l’anno di obbligo, preferiscano lasciare l’adesivo in auto: più margine, meno nervi. Altri scherzano e ne appiccicano diversi in posizioni improbabili. Qualcuno lo ha messo pure su biciclette, oggetti e — sì — anche su cavalli. Wakaba è diventato un simbolo universale di “principiante”, non solo di patente fresca di stampa.
Non esporlo quando sei obbligato è violazione del codice stradale: per un’auto ordinaria la sanzione amministrativa è di 4.000 yen e 1 punto sulla patente (6.000 yen se si tratta di un veicolo della fascia “grande/quasi-medio” previsto dalla tabella). Gli altri guidatori, a loro volta, non devono avvicinarsi lateralmente o tagliare la strada a un veicolo con questo contrassegno, salvo casi di necessità: anche lì scattano sanzioni (indicativamente 6.000 yen per auto ordinaria, 7.000 per veicoli pesanti, 1 punto). Tenere il marchio oltre l’anno non costa nulla.

Adesivo per le persone anziane
Dai 70 anni in su, chi guida un’auto ordinaria e sente che l’età può influenzare i riflessi è invitato a usare l’adesivo chiamato kōrei untensha hyōshiki [高齢運転者標識], “segnale del conducente anziano”. Non è un obbligo sanzionabile: la legge chiede di sforzarsi di esporlo, non di pagare se manca. L’idea resta la stessa del wakaba — più attenzione e pazienza intorno a chi ha bisogno di un ritmo diverso.
Come la foglia verde dei principianti, anche questo marchio ha raccolto soprannomi: foglie d’autunno, foglie secche, foglie che cadono — e, in particolare, momiji. Dal 2011 ha un design a trifoglio a quattro foglie; prima assomigliava di più a una goccia arancione e gialla, tanto che qualcuno lo trovava poco lusinghiero. La versione antica resta riconoscibile e, in pratica, ancora accettata a lungo dopo il cambio.

Adesivo per le persone con disabilità fisica
Il Giappone riconosce il simbolo universale della sedia a rotelle, ma ha anche un marchio proprio: un adesivo blu con un trifoglio bianco a forma di cuore, con il gambo che ricorda un ombrello. Il nome è shintai shōgaisha hyōshiki [身体障害者標識], “segnale per persone con disabilità fisica”, e copre un ventaglio di condizioni legate a limitazioni motorie segnalate sulla patente, non solo la sedia a rotelle.
Anche qui la regola è di sforzarsi di esporlo: non c’è la stessa multa del wakaba per la semplice mancata esposizione. Vale, invece, la protezione verso chi guida con il contrassegno: manovre aggressive come lo stringere di lato o il taglio di corsia restano vietate salvo necessità, con le stesse logiche di sanzione previste per gli altri marchi protetti.

Adesivo per le persone con disabilità uditiva
Oltre al marchio generale, esiste un contrassegno dedicato a chi ha una disabilità uditiva rilevante ai fini della patente: un adesivo verde con una farfalla gialla. Si chiama chōkaku shōgaisha hyōshiki [聴覚障害者標識], “segnale per persone con disabilità uditiva”.
Perché la farfalla? In giapponese “farfalla” si dice chō / chōchō, e risuona con chōkaku (udito) e con le parole collegate alla disabilità uditiva. È uno di quei giochi di suono che rendono il codice stradale quasi poetico.
A differenza del marchio per disabilità fisica, questo è obbligatorio per chi rientra nelle condizioni di legge: non esporlo comporta 4.000 yen di sanzione amministrativa e 1 punto sulla patente (sempre secondo le tabelle per auto ordinaria). E, di nuovo, gli altri non devono stringere o tagliare la strada a un veicolo così segnalato.
Adesivo di addestramento — renshūchū
Un adesivo bianco carico di caratteri giapponesi, con una fascia gialla che ricorda una targa, indica che qualcuno sta facendo pratica di guida nel traffico: renshūchū [練習中], “in allenamento”. Non è un contrassegno ufficiale obbligatorio come il wakaba, ma funziona da cartello di pazienza per chi gira intorno a un’auto che sta ancora imparando.
Visti insieme, questi pezzi di plastica colorata dicono molto sul modo in cui il Giappone pensa la strada: non solo divieti, ma segnali per calibrare l’attenzione. Se vivi o guidi lì, versioni decorative o magnetiche si trovano anche nei negozi da 100 yen; per l’uso formale conviene scegliere i formati corretti (davanti e dietro, altezza leggibile, non sul parabrezza in modo vietato) o un negozio di accessori auto e centri patente.
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