In italiano spezziamo subito l'inglese light: una cosa è la luce, un'altra è ciò che è leggero. Il giapponese fa lo stesso taglio, ma i dizionari online ammassano tutto sotto hikari e lasciano chi studia con la lampada in mano e la parola sbagliata in bocca.
Hikari (光) copre il raggio, il sole, anche la speranza. Quando però qualcuno in una stanza buia dice «accendi la luce», in giapponese spesso non è hikari: è akari, e in casa a volte denki. Le altre voci servono proprio a non mischiare il fascio con la lampadina, né la luce con il peso.
Indice 11
Hikari (光)
La parola più comune per «luce» è hikari (光). Indica la luce in sé: quella del sole, di una lampada, di un riflesso. Funziona anche in senso figurato, per la speranza o una via d'uscita. Non è l'oggetto che emette il fascio: è il fascio.
- Taiyō no hikari (太陽の光) — luce del sole
- Kibō no hikari (希望の光) — luce della speranza
Chi vuole solo questo kanji può approfondire il significato di hikari. Un caso a parte è il komorebi, la luce del sole che filtra tra le foglie: è ancora hikari, ma con una sfumatura tutta sua.

Akari (明かり)
Akari (明かり, anche 灯り) è la luce che rende visibile uno spazio. Si usa per la lampada, la candela, l'interruttore della stanza. Puoi «portare» un akari; hikari, in genere, no: hikari si irradia. In una casa buia si dice akari o tsukeru (明かりをつける), accendere la luce.
- Kyandoru no akari (キャンドルの明かり) — luce di una candela
- Heya no akari (部屋の明かり) — luce della stanza

Kōmyō (光明)
Kōmyō (光明) è una voce formale e buddhista. Non è la lampadina del corridoio: è la luce che guida, la saggezza, il chiarore che attraversa l'oscurità. Compare nei testi religiosi e, per estensione, quando si cerca una via fuori da un periodo buio.
- Hotoke no kōmyō (仏の光明) — la luce del Buddha
- Kōmyō o motomete (光明を求めて) — in cerca della luce, dell'illuminazione
Denki (電気)
In casa, «spegni la luce» è spesso denki (電気). Il kanji parla di elettricità, ma nella vita quotidiana denki è la luce elettrica dell'appartamento. Denki o kesu (電気を消す) è spegnere; denki o tsukeru è accendere. Non è poesia: è l'interruttore.
- Denki o tsukeru (電気をつける) — accendere la luce (elettrica)
- Denki dai (電気代) — bolletta della luce
Tōka (灯火)
Tōka (灯火) unisce 灯, «lampada», e 火, «fuoco». È una fonte piccola: lanterna, candela, lume che trema. Ha un tono poetico e oggi suona più letterario di akari, che l'ha in gran parte sostituita nel parlato.
- Tōka ga yurete iru (灯火が揺れている) — la luce (del lume) trema
- Tōka no michibiki (灯火の導き) — la guida di un piccolo lume

Shōmei (照明)
Shōmei (照明) è l'illuminazione come impianto o mestiere: le luci di un palco, il progetto luminoso di un negozio, i faretti di un museo. Se hikari è il fenomeno e akari è il chiarore della stanza, shōmei è il sistema che lo produce di proposito.
- Butai shōmei (舞台照明) — luci di scena
- Shōmei o otosu (照明を落とす) — abbassare le luci
Raito (ライト)
Raito (ライト) arriva dall'inglese light. Si usa per oggetti: torcia, fari dell'auto, LED, flash della macchina fotografica, accessori da gioco. In raitogun (ライトガン) è la light gun della console. Per la luce del sole quasi nessuno dice raito.
- Raito o tsukeru (ライトをつける) — accendere la luce / la torcia
- Raito o kesu (ライトを消す) — spegnere la luce

Tomoshibi (灯)
Tomoshibi (灯, anche 灯火 letto così) è il lume della lampada o della candela, con un'aria da racconto. Enfatizza l'atmosfera bassa e calda, non il raggio. Oggi convive con akari: tomoshibi resta più intimo, da pagina scritta o da scena notturna.
- Tomoshibi ga terasu (灯が照らす) — il lume illumina
- Tomoshibi no naka de (灯の中で) — nella luce soffusa del lume
Kōsen (光線)
Kōsen (光線) è il raggio, la linea di luce. Si usa in fisica, in fotografia, per un fascio che taglia la stanza o per i raggi del sole che entrano da una fessura. Non è «accendi la luce»: è la direzione e la forma del fascio.
- Taiyō no kōsen (太陽の光線) — raggi del sole
- Kōsen ga sashikomu (光線が差し込む) — un raggio entra (nella stanza)
Kagayaki (輝き)
Kagayaki (輝き) è lo splendore, il luccichio. Non nomina la fonte: nomina l'effetto. Una stella, un metallo, uno sguardo, una città di notte. Se hikari è la luce, kagayaki è il modo in cui qualcosa brilla.
- Hoshi no kagayaki (星の輝き) — lo splendore delle stelle
- Kagayaki o hanatsu (輝きを放つ) — emettere un bagliore
Akarui (明るい)
Akarui (明るい) è l'aggettivo: chiaro, luminoso, anche di carattere. Una stanza akarui è ben illuminata; una persona akarui è solare. Nasce dalla stessa famiglia di akari, non da hikari. Per dire «è troppo chiaro» si usa akarui, non hikari.
- Akarui heya (明るい部屋) — stanza luminosa
- Akarui hito (明るい人) — persona solare, di carattere aperto
Se invece cercavi light nel senso di peso, quella famiglia è un'altra: karui (軽い), «leggero». Non entra in questa lista perché non illumina niente: pesa di meno. Lo stesso vale per onomatopee come fuwafuwa, che parlano di qualcosa di soffice, non di un fascio di luce.
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