Yakudoshi - Gli anni calamitosi per i giapponesi

Yakudoshi - Gli anni calamitosi per i giapponesi

Età sfortunate, kazoedoshi e rituali per attraversare il periodo critico

Yakudoshi [厄年] significa, letteralmente, “anni critici” o “anni calamitosi”. È un costume ancora vivo in Giappone: certe età sono considerate delicate, piene di sfortuna e più esposte a disgrazie, infortuni o malattie.

Nel buddismo, i periodi calamitosi della vita vengono paragonati ai nodi di un bambù. Quel nodo duro è necessario alla continuità e alla resistenza della pianta. Allo stesso modo, gli anni calamitosi servono ad acquisire esperienza e a consolidare una fase della vita.

Queste età nascono da un intreccio di credenze legate allo yin/yang e all’onmyōdō, e possono essere lette anche come età di trasformazione e maturità — non solo come “anni da temere”.

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Lista di anni calamitosi: le età sfortunate

Le età sfortunate si vedono nella tabella qui sotto e possono variare a seconda del sesso e della regione. Gli anni calamitosi si dividono in maeyaku [前厄], honyaku [本厄] e atoyaku [後厄]: rispettivamente prima, durante e dopo l’età critica.

Honyaku è l’anno principale del ciclo, il “cuore” del yakudoshi. Tra questi, i più temuti sono i daiyakudoshi (o tai-yaku): i 42 anni per gli uomini e i 33 per le donne, considerati anni di “grande calamità”. Molte persone prendono precauzioni anche nell’anno precedente (maeyaku) e in quello successivo (atoyaku).

Attenzione al conteggio: nella tradizione le età yakudoshi si calcolano spesso con il kazoedoshi, il sistema tradizionale in cui si nasce già “di un anno” e si compie un anno a ogni Capodanno. Per questo l’età “giapponese” del yakudoshi può non coincidere con l’età anagrafica occidentale.

Per gli uomini [男性] gli anni calamitosi più citati sono:

Maeyaku [前厄]Honyaku [本厄]Atoyaku [後厄]
24 anni25 anni26 anni
41 anni42 anni43 anni
60 anni61 anni62 anni

Per le donne [女性]:

Maeyaku [前厄]Honyaku [本厄]Atoyaku [後厄]
18 anni19 anni20 anni
32 anni33 anni34 anni
36 anni37 anni38 anni

Perché i giapponesi credono nello yakudoshi?

Perché i giapponesi ci credono? Beh, la cultura giapponese è piena di superstizioni — e lo yakudoshi è una delle più radicate. Le spiegazioni più diffuse per ogni età sono queste:

  • 42 [四十二] può essere letto “shi-ni” [四二], con lo stesso suono di “a morte / morire” (死に);
  • 33, pronunciato come “sanzan”, richiama “terribile” o “disastroso” (e, in alcune letture popolari, anche “nascita difficile”);
  • 19 può suonare come “jūku”, associato a “sofferenza intensa”;
  • alcuni leggono i 25 (uomini) e i 19 (donne) come fine di una fase giovanile, con sfide e cambiamenti;
  • allo stesso modo, 61 e 37 segnerebbero passaggi verso una maturità diversa, con nuove responsabilità e fragilità.

Chi siamo noi per giudicare le credenze di un altro popolo? Può sembrare strano. Eppure le coincidenze, la pressione sociale e la psicologia personale rafforzano l’idea di “stare vivendo un periodo sfortunato” — anche quando non c’è nulla di magico in corso.

Amuleti giapponesi usati per proteggersi durante lo yakudoshi

Come i giapponesi affrontano questi anni?

Molte persone non si limitano a “credere”: agiscono. Tra le pratiche più comuni:

  • famiglia e amici organizzano una festa per l’anniversario sfortunato, e chi lo riceve ricambia l’anno successivo;
  • si visitano santuari e templi noti per la protezione (a seconda della regione: da luoghi famosi a santuari Hachiman con festival di yakubarai a gennaio);
  • si usano amuleti e oggetti per attirare fortuna e ricordarsi di stare attenti;
  • anticamente si beveva sakè sotto un albero di prugna nei templi per allontanare le calamità; oggi restano preghiere, offerte e rituali con sakè o oggetti votivi;
  • chi andava ai templi poteva ricevere un ofuda da tenere in casa; a fine periodo lo restituiva ringraziando se non era successo nulla di grave.

Lo yakudoshi non è solo una superstizione da barzelletta: per molti è un modo di marcare i passaggi della vita. E, se ci si guarda intorno, quasi ogni età ha le sue “trappole” — lavoro, salute, famiglia, soldi. Forse per questo la credenza resiste.

Yakubarai e yakuyoke: allontanare e prevenire

La cerimonia di yakubarai [厄払い] serve a purificare e allontanare la sfortuna già “arrivata”. Spesso si svolge in santuari shintoisti, con preghiera e gesti di purificazione (harae). Può essere individuale o collettiva, a volte accanto ad altre cerimonie.

Accanto allo yakubarai c’è lo yakuyoke: più orientato a prevenire e chiedere protezione, spesso legato a templi buddisti e a preghiere difensive. Nella pratica quotidiana molte persone mescolano i due piani — santuario, tempio, omamori — senza fare troppe distinzioni teologiche.

Lo yakubarai si fa di solito nell’anno del maeyaku (idealmente nei primi mesi dell’anno) e di nuovo nell’atoyaku, come ringraziamento per la chiusura del periodo critico. È comune viverlo con amici e familiari, quasi come un rito di passaggio sociale.

Secondo la tradizione, è di buon auspicio che chi è in honyaku — soprattutto negli anni di daiyakudoshi — visiti templi e santuari, chieda protezione e celebri l’anniversario con una festa speciale.

Non si sa con certezza come siano nate tutte queste superstizioni: onmyōdō, cicli di età, giochi di parole con i numeri e passaggi sociali si intrecciano. Cosa ne pensi? Se ti è piaciuto l’articolo, lascia un commento e condividilo con chi è “nell’anno sbagliato”… o con chi vuole solo capirlo meglio.

Fonti e link utili

Sull'autore

Kevin Henrique

Specialista con oltre 10 anni di esperienza nella cultura asiatica, con focus su Giappone, Corea, anime e giochi. Autodidatta, scrittore e viaggiatore concentrato sull'insegnamento del giapponese, consigli di viaggio e curiosità profonde.

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